Colombia, sesto giorno di sciopero tra morti e repressione del regime

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Colombia, sesto giorno di sciopero tra morti e repressione del regime

Oggi, 3 maggio, è il sesto giorno di sciopero nazionale in Colombia contro la riforma tributaria del regime di Duque e in generale contro le politiche neoliberiste. 

Nonostante il fatto che il presidente Ivan Duque abbia preso la decisione di ritirare la riforma fiscale dal Congresso, migliaia di cittadini rimangono mobilitati per esprimere forte dissenso contro le politiche del governo, nonostante siano colpiti da una brutale repressione ordinata dal regime. 

A Bogotá, Cali, Cartagena, Antioquia, Quindío, Barranquilla, le mobilitazioni non si fermano e le strade sono bloccate. Infatti i sindacati dei trasporti e i tassisti si sono fatti sentire in questo sesto giorno di proteste. Il ‘Comité Nacional de Paro’ riferisce che le manifestazioni continueranno, continuano a chiedere la smilitarizzazione delle città da parte del governo e la vaccinazione di massa. Inoltre i manifestanti chiedono di fermare l'eradicazione forzata delle colture per uso illecito e le irrorazioni aeree con glifosato che colpiscono la popolazione.

I settori in mobilitazione chiedono pure lo smantellamento della Squadra mobile anti-sommossa, i tristemente noti ESMAD. Chiedono un reddito di base di almeno un salario minimo legale, sussidi per le PMI, accesso gratuito all’università e la cancellazione dell’alternanza scuola-lavoro. 

Per questo la protesta non si ferma; il 5 di maggio sono previste nuove "mobilitazioni pacifiche e democratiche in tutto il Paese".

La morte di un giovane manifestante

Le manifestazioni sono accompagnate da una repressione sempre più pesante e brutale. Il livello è tale che se non si trattasse della Colombia, paese vassallo di Washington, le azioni repressive in tutto il paese sarebbero l’apertura di tutti i notiziari nazionali. Silenti anche le solitamente loquaci ONG che si occupano di diritti umani. Evidentemente a giorni, o paesi, alterni. 

Intanto è caduto un altro giovane manifestante. Il suo nome era Nicolás Guerrero. Ha perso la vita durante una protesta repressa dagli agenti di polizia a Cali, nel dipartimento di Valle del Cauca. 

La morte è confermata dal sindaco della città, Jorge Iván Ospina.

In una dichiarazione a Radio Blu, Ospina ha affermato che il 22enne è stato ferito con un'arma da fuoco alla testa ed è morto all'alba di questo lunedì. "Voglio dirvi che Nicolás è il figlio di mio cugino, è un ragazzo di Floralia, un bravo ragazzo”. Secondo i testimoni, domenica sera Guerrero stava partecipando a una protesta pacifica con altre persone nel quartiere di Siete de Agosto, nel nord-est della città colombiana, quando gli agenti dell’ESMAD sono arrivati e hanno sparato. Il giovane, rimasto ferito, è poi spirato all'alba di questo lunedì.

In un'altra intervista rilasciata a Noticias Caracol, Ospina ha condannato l'uso di armi contro i civili e denunciato che “alcuni falchi vogliono usare Cali come teatro di guerra”, per cui ha chiesto una mobilitazione pacifica.

"Non sono riuscito a dormire sapendo la morte di un giovane di 22 anni", ha poi aggiunto il sindaco colombiano.

La morte del giovane ha generato grande commozione. Come già accaduto in occasione di altre manifestazioni di massa in Colombia, la popolazione civile e le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato le azioni eccessive delle forze di polizia nel reprimere le proteste. 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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