Come organizzare la lotta di liberazione del XXI° secolo

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Presidente della Repubblica dello spread o Presidente della Repubblica delle agenzie di rating? Il Re è nudo.

Con il veto sulla figura di Paolo Savona come Ministro dell'Economia del governo M5s-Lega, Sergio Mattarella ha creato tutte le premesse per la peggiore crisi istituzionale dal dopoguerra ad oggi. Ha parlato di “interessi nazionali” il Presidente delle agenzie di rating, ma a muovere Mattarella sono state le preoccupazioni degli operatori economici e finanziari. Gli interessi nazionali, quelli emersi chiaramente con il voto del 4 marzo, sono stati poi umiliati definitivamente quando il Presidente dello spread ha convocato l’ex Fondo Monetario Internazionale Carlo Cottarelli per proseguire con le politiche di austerità fallite e fallimentari che il popolo italiano aveva rigettato senza se e senza ma. Ah, la sovranità popolare su cui si fonda questa Repubblica…

Mattarella però va anche ringraziato. Ringraziato perché ieri sono cadute tutte le maschere di chi si ostinava a non accettare che il nostro paese fosse pienamente indipendente e sovrano.

L’Italia è un paese a sovranità limitata e le decisioni più importanti, non sono appannaggio del popolo italiano che si esprime attraverso il voto. Poteri sovranazionali e tecnocratici determinano le politiche della Repubblica Italiana. Con l’Euro come strumento di governo più che moneta. Quindi le redini del governo sono saldamente tra le mani di chi detiene il potere economico, non di chi si reca periodicamente alle urne con la convinzione di poter così determinare le politiche dei governi.

Come vi scrivevamo ieri, Mattarella ha posto in essere un atto politico che va oltre i poteri del Capo dello Stato e va al di fuori della prassi e del dettato costituzionale. Almeno è questo che enunciano tutti i testi universitari sui quali si formano gli studenti di giurisprudenza in questo paese. A parte la questione giuridica, però vorremmo porre l’accento sulla questione politica, chiedendo di riflettere e rispondere a queste domande insieme a noi:

E' giusto non rispettare la volontà di milioni di elettori, la maggioranza, adducendo motivi di interesse nazionale, che evidentemente non lo sono?

È giusto fare un processo preventivo alle intenzioni al prof. Savona che non ha mai parlato, da ministro designato, di voler avviare alcun dibattito sulla permanenza o meno nell'Euro?

Ed eventualmente lo avesse fatto, è democratico evitare che alcune questioni vengano messe al centro dell'agenda politica e del dibattito pubblico di un Paese? È giusto che il ministro dell'economia debba esser deciso dalle agenzie di rating, i giornali finanziari stranieri o, ancora peggio, da altri Paesi?


Da ieri è emerso senza nessuna possibilità di smentita come le organizzazioni sovranazionali europee e la sovranità popolare siano del tutto inconciliabili. I partigiani del 21° secolo devono averlo bene in mente prima di pensare ad ogni programma politico da proporre all’elettorato. In altri termini, prima di pensare a quale sia la migliore politica economica, del lavoro, estera, industriale… per il futuro di questo paese, bisogna comprendere che per renderle applicabili bisogna spezzare per sempre le catene che oggi rendono inattuabili ogni alternativa allo status quo. Non dirlo è prendere in giro un elettorato sempre più consapevole. E per questo è il momento di una profonda riflessione complessiva.

E’ un dibattito che fortunatamente sta prendendo piede, come vi abbiamo dimostrato ieri con alcuni importanti contributi. E anche nei prossimi mesi l’AntiDiplomatico sarà volano di questa riflessione politica fondamentale per il futuro del nostro paese.

E’ giunto il momento, come la storia ci ha più volte insegnato, per le masse popolari e per le organizzazioni politiche e realmente democratiche, che vogliono riportare al centro del dibattito pubblico i bisogni del cittadino e non quello dei mercati, di anteporre la battaglia per l'indipendenza del Paese ai personalismi ed alla corsa alle poltrone. E’ giunto il momento che tutte le forze consapevoli di questa rottura necessaria aprano un dibattito per un fronte ampio a difesa della sovranità nazionale, dell'indipendenza e della nostra Costituzione. Da ieri abbiamo la certezza che non sono più conciliabili con lo status quo e il regime in cui viviamo.

In questo momento sembra essere profetica una frase che Lenin scrisse l'11 Luglio del 1919, sullo Stato: “ La potenza del capitale è tutto, la Borsa è tutto, mentre il Parlamento, le elezioni, sono un gioco da marionette, da pupazzi”.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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