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Fake news e Siria: il modello 'La vita è bella' per il 'laughing game'

 

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di Francesco Santoianni
 

Null’altro che un furbastro (che da questa foto parrebbe essere un White Helmet) capace di ammaliare con il suo video i media mainstream con il “laughing game”: il “gioco delle risate” osannato così da Repubblica: “La famiglia è stata costretta a fuggire dalla propria casa a Saraqib - una città nella campagna a Est di Idlib - a causa della guerra civile. Ora vivono nella casa di un amico nella città di Sarmada, dove sono ancora circondati da esplosioni quasi costanti. Ogni volta che si sente il sibilo di una bomba in arrivo, Abdullah chiede: "È un aereo o è un missile?" "Un missile", risponde la figlia nel video. "Sì, e quando arriverà, rideremo", dice Muhammed. (…) - ha spiegato Al-Mohammad a Sky News - "Ho deciso di insegnare a Selva questo gioco per prevenire il collasso del suo stato psicologico. Cerco di evitare che venga colpita da malattie legate alla paura."


Media che, tra l’altro, pare non si rendano conto di essere presi per il naso dalla peculiarità di questa messinscena come attestato dal davvero disarmante commento di Michele Serra o dalla constatazione di Repubblica: “Una scena che ricorda molto il film 'La vita è bella' di Roberto Benigni, in cui un padre trasforma in un gioco la prigionia in un campo di concentramento nazista per non far vivere al figlio quell'orrore”.


Peccato che nessuno racconti che il film di Benigni supportava la bufala di un campo di sterminio liberato dagli Americani (essendo tutti localizzati nell’Europa dell’est, sono stati liberati dai Russi) così come oggi nessuno racconta che la messinscena del “laughing game” serve a criminalizzare la liberazione della regione di Idlib dai tagliagole al soldo della Turchia e degli USA.


Ma torniamo alla messinscena. In un articolo di ieri evidenziavamo come lo spalancare degli occhi del “genitore” prima del rumore della “bomba” indicava la presenza di un computer davanti a lui che trasmetteva un file audio o un video. Oggi l’ingrandimento delle pupille dell’uomo, proveniente da una foto a buona risoluzione, ci permette di attestare questa ipotesi.







 

Insomma, un ennesimo, cinico, utilizzo di bambini per convincerci a continuare a supportare la guerra alla Siria. E che questa volta si utilizzi non la tragedia di una bambina morta di freddo ma le risate di una davanti al computer, non assolve certo la responsabilità dei media.

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