Guerra in Libia, scatta l'ora dei "blogger trendy" (come mosche prima della pioggia)

Ritornano di moda i blogger trendly (liberismo, “diritti umani”, “migranti”, “rivoluzioni colorate”...) a promuovere la nuova guerra contro la Libia

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Guerra in Libia, scatta l'ora dei "blogger trendy" (come mosche prima della pioggia)

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Come mosche prima della pioggia, ritornano i blogger trendy (liberismo, “diritti umani”, “migranti”, “rivoluzioni colorate”...) a promuovere la nuova guerra contro la Libia. Ricordate Gabriele Del Grande? Cinque anni fa era su tutte le TV a segnalare l’assoluta necessità di defenestrare Gheddafi e a inneggiare alle “migliaia di ragazzi in armi, per loro fortuna salvati dai bombardamenti della Francia, che hanno scelto le armi in nome della libertà”. Ci ha guadagnato una serie radiofonica - “Radio 3 soldi - Syria Calling, voci dalla guerra” -  dove, nell’ultima puntata - 31 maggio 2013 - così si parlava di Al Nusra, “sono il numero 1 dell’onestà, non hanno mai rubato nulla. Apprezzo il loro modo di trattare i civili”.

Più o meno le stesse cose affermate da Del Grande sul suo blog: “Jabhat al Nusra (gode) di una maggiore popolarità tra i civili; (...) perché vanta una presenza sul territorio fatta di attività sociali e umanitarie. Nonché di tribunali islamici che hanno riportato ordine e sicurezza nelle zone che controllano.” A dire il vero, Gabriele del Grande, qualche dubbio sulle “attività umanitarie” dei tagliagole in Siria aveva provato – pur timidamente – ad esprimerle nel 2012, in un memorabile dibattito, prima di essere zittito da un’altra Star del giornalismo, Amedeo Ricucci. Non ne fece una questione e, nel 2014, fu osannato al Festival di Venezia per il suo film “Io sto con la sposa”, finanziato da con un davvero incredibile crowdfounding.

Ma questa è storia di ieri. Oggi parliamo di un’altra blogger trendly - Nancy Porsia - che, dopo aver tessuto le lodi del “Primo Ministro della Libia” (l’ineffabile Mohammad Fayez al-Serraj) arriva ad invocare l’intervento militare italiano in Libia, tanto: “i libici amano gli italiani (...) proprio perché sentono in qualche modo di avere ereditato parte della cultura del paese ex colonizzatore” , quello che si sente più volte ripetere in Libia rispetto al rapporto tra l’Italia e il paese nord – africano è come voi avete ucciso Mussolini in Piazza, noi abbiamo ucciso Gheddafi, quindi tra la gente non ci sono problemi di sorta ma grande intesa.”
 
La farneticante assicurazione che l’Italia (responsabile in Libia di un colonialismo di incredibile ferocia) sarà accolta a braccia aperte in Libia e, quindi l’OK ad una nuova avventura militare, non meriterebbe una riga di commento se non fosse stata pubblicata, con gran risalto, sul sito di Beppe Grillo. Certo, su questo sito si pubblica di tutto e il contrario di tutto. E questo in omaggio, più che ad una linea editoriale, ad un marketing elettorale che pretende di coprire a 360 gradi TUTTE le istanze della società (anche le peggiori) nella illusione che questo possa portare all’agognato 51% alle elezioni e, quindi, all’ingresso nella “stanza dei bottoni”. Una strategia – a parere di chi scrive – che impedendo al Movimento Cinque Stelle di rapportarsi con gli altri movimenti e riducendo, quindi, l’opposizione a qualche coreografica iniziativa o a post su Facebook, lo condanna alla stagnazione permettendo, così, a Renzi di fare cose mai fatte prima. 
Ad esempio, una nuova guerra alla Libia capitanata, questa volta, dall’Italia.
 
Francesco Santoianni

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