/ Il Centro Mondiale Commerciale ed il Caso Pasolini – Parte prima

Il Centro Mondiale Commerciale ed il Caso Pasolini – Parte prima

 
Prosegue, con questa terza puntata, l’inchiesta sul Centro Mondiale Commerciale ed i suoi legami con le pagine più occulte e drammatiche della recente Storia mondiale. Qui per leggere la prima e qui la seconda.
  
di Michele Metta*
 
Bene, tirate le somme di quanto fin qui rivelato, possiamo senza dubbio ribadirlo: quel che questa mia inchiesta giornalistica sul Centro Mondiale Commerciale mette in chiaro, è un filo unico tra gli spari di Dallas e la stagione delle stragi iniziata con Piazza Fontana.

È – attenzione – l’identica asserzione che troviamo all’interno d’un’opera sulla quale già avevamo puntato il nostro sguardo: Petrolio di Pasolini. La s’incrocia in un paragrafo al termine d’un racconto, ambientato in Nepal, circa un incontro con un individuo morente e che della Strategia della Tensione conosce i segreti perché ne è stato propagatore diretto: qualcosa di cui, proprio perché alla fine dei propri giorni, vuole, in un’estrema confessione, sgravarsi. Ecco il paragrafo:
 
Il racconto del morente è in prima persona: lunga storia che comincia in America - omicidio di Kennedy - arrivo in Grecia - fascisti italiani ecc. Il morente racconta ciò che sa: ma anche ciò che è venuto a sapere da altri morenti (tre o quattro) i quali a loro volta, prima di morire, raccontano a lui ciò che sanno. Il morente del Nepal è dunque l’ultimo in ordine di tempo. Sospetto che non sia stato ammazzato dai buoni nepalesi. Comunque egli (metalinguisticamente) insiste a dire che due sono le fasi delle stragi, due, e il narratore lo ripete ai suoi ascoltatori: Due sono le fasi, due
 
Sunto schematico che, quando dice «lunga storia che comincia in America - omicidio di Kennedy - arrivo in Grecia - fascisti italiani ecc.», si potrebbe benissimo utilizzare come schema sinottico dell’inchiesta sul Centro Mondiale Commerciale che si sta, tramite questi articoli, qui seguendo. Quella svelataci dalle carte del CMC unite agli altri documenti che via via ho impiegato – della CIA, delle Commissioni parlamentari, degli Atti giudiziari, eccetera – è, infatti, proprio una storia che si snoda a partire dal patto segreto anti-kennediano tra massoneria italiana e massoneria USA. Una storia che passa, pure, per quella dittatura militare installatasi in Grecia nel 1967 e che, qui in Italia, ha, guarda caso, il più robusto, fattivo punto di riferimento nel membro del CMC Giuseppe Pièche. Grecia nella quale Pièche giunge – «arrivo in Grecia» – in un famoso viaggio in cui porta con sé fascisti italiani che, poi, a partire da Mario Merlino, ritroviamo nella Strategia della Tensione.

Ulteriore conferma, in due ulteriori punti. Innanzitutto, nel penultimo paragrafo dello stralcio di Petrolio che stiamo prendendo in considerazione; laddove Pasolini scrive:
 
Ciò che egli mi raccontò è un breve periodo della recente storia italiana (esattamente sei anni).
 
L’assassinio di Kennedy si compie nel 1963; la strage di Piazza Fontana è del 1969: sei anni. Esattamente sei anni.

C’è, infine, una Nota lì apposta da Pier Paolo Pasolini. Nota con esplicito richiamo, citandone il cognome, al giudice che per primo istituisce un Processo per la strage meneghina: Gerardo D’Ambrosio.

Se tutto questo è già notevole in modo impressionante, in realtà c’è perfino assai di più: una persecuzione giudiziaria, sistematica e pluriennale, condotta contro il poeta direttamente da un avvocato il cui nome è Giorgio Zeppieri. Quel che, finora, s’ignorava, e che, di fatto, riscrive la storia di quell’omicidio di cui Pasolini sarà vittima nel 1975, è che anche Giorgio Zeppieri è un membro del Centro Mondiale Commerciale.

Successivamente distintosi, assieme al collega Rocco Mangia, come difensore dei mostri del Circeo che, nel 1975, stuprano e massacrano due ragazze uccidendone una, nonché, sempre come difensore di parte, per aver pesantemente offeso una ragazza altrettanto vittima d’uno stupro collettivo, Zeppieri, contro Pasolini, utilizza subdolamente un’accusa ridicola mossa da un benzinaio chiamato De Santis: Pasolini avrebbe rapinato tale benzinaio; con un’arma, però, mai trovata, e – testuale – perfino caricata con una pallottola d’oro. Da qui, Zeppieri riesce ad imbastire un iter processuale infinito, teso ad una vera e propria uccisione morale dell’artista – è Pier Paolo Pasolini stesso, a definirla tale – , ed il cui cardine è una truffaldina Perizia stesa dal criminologo neofascista e piduista Aldo Semerari. Se tale firma è quanto i pochissimi finora soffermatisi sui fatti hanno sempre accentuato, ricordando che è l’identico Semerari poi complice proprio del già ricordato avvocato Mangia nell’imbastire l’0bbrobrio del Giuseppe Pelosi esecutore unico dell’uccisione di Pasolini, è però, purtroppo, anche il particolare che li ha costantemente distratti da dettagli ancor più significativi. Dettagli posti nell’intestazione, dove si fa cenno ad un altro nome: Roberto Zamboni, qualificato come direttore scientifico sotto la cui egida la Perizia è stata emessa.



È solo questo, Zamboni? No. Grazie ad un documento sulla Strategia della Tensione steso dal magistrato Guido Salvini nel marzo del 1995, emerge ben altro. Leggiamo:
 
Il dr. Roberto Zamboni appartiene effettivamente all’ambiente massonico e ciò conferma la circolarità dei rapporti fra strutture occulte, ambienti eversivi di estrema destra ed organizzazioni storiche della criminalità organizzata come la ‘ndrangheta e testimonia il livello di protezioni di cui il “soldato politico” Franco Freda ha goduto per tentare di sottrarsi alla giustizia italiana.
 
Perché Salvini cita Freda? Perché questo terrorista, nel mentre è imputato a Catanzaro proprio per Piazza Fontana, è riuscito – 1978 – a fuggire, ed ha bisogno di proteggere la latitanza. Aiuto che giunge, come appena letto, tramite un’alleanza tra pezzi deviati dello Stato e la mafia calabrese.

Aggiunge, a sugello, Salvini: del coinvolgimento di Zamboni con Freda, hanno parlato ben due ex ’ndranghetisti. Sono Filippo Barreca e Giacomo Lauro; più volte dichiarati altamente attendibili dalla magistratura.

Sempre nell’intestazione della Perizia a firma Semerari, ci sono pure, però, un indirizzo ed un numero di telefono. Coordinate che sono stato in grado di rintracciare: all’epoca, erano d’un editore; di libri, ma anche, appunto, di riviste, e chiamato Giovanni Quattrucci. Ebbene, Quattrucci è, lui pure, un massone e, grazie, di nuovo, ad importanti carte processuali, è possibile vedere come pure i suoi trascorsi siano in linea totale con quanto stiamo qui argomentando; ad iniziare dalla Sentenza della V Corte d’Assise del luglio 1985, emessa contro Francesco Pazienza per il gravissimo reato, in concorso con Licio Gelli ed altri, di depistaggio delle indagini relative alla Strage di Bologna, e dove, giustamente, viene posto l’accento – eccoci qui al punto – su d’una Associazione italo-statunitense battezzata Great Italy. Il Tribunale specifica l’esistenza d’elementi tali da ritenerla finanziata dai nostri Servizi; in dettaglio, dal SISMI. Great Italy con a capo proprio il suddetto Quattrucci; Great Italy con, dentro, oltre allo stesso Pazienza, pure personaggi come Alfonso – alias Alphonse – Bove, il cui nome, oltre che per vicende d’intrecci per nulla limpidi tra il piduista Roberto Calvi ed il Vaticano, spunta, proprio assieme a quello di Pazienza, per via d’un sequestro politico celebre: quello brigatista di Ciro Cirillo. Great Italy servita, non di meno, a favorire l’arrivo alla presidenza degli Stati Uniti di Reagan; grazie ad uno scandalo appositamente montato dal Pazienza contro Billy Carter: il fratello, cioè, del Jimmy Carter predecessore di Reagan e candidato dei Democratici per la Casa Bianca.

Che le attività di Great Italy siano in grado di condurci a verità sugli infimi gorghi della più cinica politica mondiale, ben lo testimonia, del resto, una telefonata fatta con massima urgenza dal Pazienza al proprio segretario, pregandolo di provvedere immediatamente a distruggere qualunque materiale facente qualsivoglia riferimento all’Associazione, come rilevato dai lavori dalla Commissione Anselmi.

Ma, su Roberto Zamboni, Giacomo Lauro ritorna non di meno nel corso del Processo per Piazza della Loggia. Partendo con il dire d’aver potuto accedere ai peggiori segreti d’un piduista tra i più potenti: Francesco Cosentino. Cosentino – chiarisce Lauro – è uno dei pilastri della gestione deviata del rapimento d’Aldo Moro; di quell’agire corrotto, insomma, appositamente teso a che Moro non sia liberato al termine del suo sequestro per mano delle Brigate Rosse. Quelle stesse Brigate Rosse, cioè, nei Settanta infiltrate, come abbiamo visto, da Edgardo Sogno nel corso del suo intento eversivo retto da quei sedicenti Comitati di Resistenza democratica in cui milita il membro del CMC Bonfantini. Quello stesso Moro, cioè, sostenitore, nel 1963, della necessità di allargare la compagine di Governo al Partito Socialista. Idea di Moro totalmente appoggiata da Kennedy, ed invece con altrettanta intensità osteggiata proprio da Rocca ed Harvey, i quali reagiscono mettendo in piedi un piano che prevede l’intervento d’un politico che è ennesimo membro del CMC: Alfredo Crocco.

Ecco, allora, sempre di più apparire corretto l’identikit del Centro Mondiale Commerciale fornito al magistrato Calia dal teste Bellini: «il terminale in Italia del gruppo che si occupava degli interventi sporchi nella politica mondiale». Che sia Kennedy, Mattei, Moro, o Pasolini, fa lo stesso. Ragionamento a sostegno del quale ricordiamo che Pasolini, quando nel 1964 il piduista Giovanni De Lorenzo tenta un golpe, compare tra i nomi dei personaggi da arrestare e deportare in Sardegna.




*Le dichiarazioni e opinioni espresse in quest'articolo e nel documentario non rappresentano necessariamente il punto di vista de l'AntiDiplomatico
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