Il nostro welfare dimenticato e vilipeso dai paladini del Riarmo

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Il nostro welfare dimenticato e vilipeso dai paladini del Riarmo

 

di Federico Giusti

Da anni il nostro welfare è inadeguato e non risponde agli effettivi bisogni della popolazione specie quella in età giovanile. Ma, per quanto imperfetto, il welfare è un bene comune da tutelare evidenziandone al contempo i limiti che poi sono frutto dei mancati investimenti statali (il taglio delle tasse è finanziato dallo Stato e comporta minori risorse allo stato sociale)

Negli Usa i repubblicani, e in particolare alcune loro correnti di pensiero oggi dominanti, pensano al welfare come una sorta di lusso insostenibile, dello stesso avviso sono numerosi fautori del riarmo che vorrebbero ridurre lo stato sociale proprio per favorire l’aumento delle spese militari.

E sempre negli Usa è diffusa la convinzione che la spesa Nato debba essere sostenuta maggiormente dai paesi Ue che hanno privilegiato il loro stato sociale scaricando gli oneri della difesa sulla potenza egemone della Alleanza Atlantica

Tesi per altro non nuove, già presenti negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale e oggi tornate prepotentemente in auge, eppure quando si parla di stato sociale negli Usa dovrebbero domandarsi se la elevata spesa per medicinali sia sinonimo di cura o piuttosto un colossale affare per l’industria farmaceutica visto che milioni di cittadini sono privi di assistenza sanitaria.

La privatizzazione della sanità è la causa dei problemi, prima di sentenziare che gli europei vivono sulle spalle degli statunitensi forse dovrebbero cercare i responsabili e le cause dell’assenza di prestazioni sociosanitarie per i troppi cittadini obesi, malati con disturbi vari ma sostanzialmente senza cure o con piani di assistenza sociale e sanitaria del tutto inadeguati.

L’Italia spende meno di altri paesi Ue per sanità e istruzione e anche in materia di spese militari le risorse disponibili sono inferiori. Non esiste quindi un automatismo tra l’aumento delle spese belliche e la riduzione del welfare?

Se ci riferiamo agli ultimi anni ovviamente no ma se invece si rivolge lo sguardo all’immediato futuro la situazione cambia

E in paesi nei quali il numero degli occupati e le ore lavorate non è cresciuto negli ultimi lustri anche l’insieme delle prestazioni sociosanitarie sono state contratte. Forse l’obiettivo di questa polemica non è solo rivolto a favorire le spese militari ma anche a ridisegnare assetti ed equilibri del welfare?

Risposta esatta specie se prendiamo in esame alcuni modelli nordici del welfare nei quali la spesa previdenziale è decisamente più bassa della nostra ma dove le nascite in rapporto alla popolazione risultano anche decisamente maggiori

L’idea che si spenda, in Italia, poco per sanità e scuola a causa degli eccessivi costi della previdenza non regge a fronte di alcuni dati statistici, ad esempio, le risorse in percentuale al PIL assegnate ad alcuni capitoli di bilancio, all’ammontare del gettito fiscale complessivo, alla percentuale di popolazione in pensione rispetto a quella attiva e occupata.

Quando asseriamo che l’Italia non sia un paese per giovani non intendiamo mettere alla gogna, o alla fame, gli anziani, piuttosto incrementare le risorse del welfare senza puntare sui bonus e guardando maggiormente a strutture pubbliche per elargire i servizi

Se pensiamo alla spesa militare degli Usa, Trump, come del resto Biden, chiede alla Ue di incrementare le risorse fino al 5 per cento del PIL ma intanto la loro spesa militare arriva al 3,45 quando negli anni Settanta e Ottanta era praticamente il doppio.

Allora nella narrazione tossica dominante qualcosa non torna e ogni polemica viene sollevata ad arte per indirizzare la pubblica opinione verso obiettivi precostituiti che sono il riarmo, il sostanziale depotenziamento del welfare e la ristrutturazione dello stesso. Se ci stiamo dirigendo a vele spiegate verso l’economia di guerra anche lo stato sociale diventa un lusso e non solo per il malconcio vecchio continente ma anche per la potenza egemone imperialista.

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