Jacques Sapir: "L'ostracismo della Germania contro Syriza sarà un messaggio a Podemos e al M5S".

La politica che sarà adottata da Berlino e Bruxelles terrà conto degli effetti indiretti della vittoria di Syriza su Spagna ed Italia

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Jacques Sapir: "L'ostracismo della Germania contro Syriza sarà un messaggio a Podemos e al M5S".


Syriza ha vinto. Ha ottenuto 149 seggi e Alexis Tsipras, il suo leader carismatico, è il grande trionfatore nel paese. Molte persone da tutta Europa, scrive Jacques Sapir sul suo blog, si sono congratulati con lui, alcuni con una totale mancanza di pudore. Lo hanno fatto addirittura dei dirigenti del partito socialista francese, uomini “senza vergogna" (l'annotazione di Sapir vale anche per il Pd italiano). La sconfitta esemplare dei socialisti del Pasok (meno del 5%) e  dei liberali di destra di Nuova Democrazia apre una nuova fase politica per la zona euro.
 
Il programma di Syriza non è rivoluzionaro, ma nel contesto della Grecia rappresenta una grande rottura. Nel dramma sociale del paese, infatti, prevede l'innalzamento del salario minimo a 750 euro, la reintroduzione della tredicesima e agevolazioni fiscali per le pensioni inferiori ai 700 euro.  Ma il punto essenziale per il partito è l'opposizione a pagare almeno i due terzi del debito greco: è qui che il conflitto potenziale con le istituzioni europee potrebbe divenire insostenibile. Le autorità europee, infatti, sono più sensibili alla questione del debito greco che a quelle macroeconomiche.
 
E' evidente che la Grecia non può sostenere l'attuale debito, che si accrescerà sempre di più nei prossimi anni non per il deficit di bilancio (anzi i lpaese registra surplus), ma per gli interessi su di esso. E gli economisti lo sanno bene dal 2009. L'unico modo per uscire dall'impasse è quindi quello di annullare una buona parte di quel debito. Ma, una tale ipotesi pone diversi problemi alle istituzioni europee che lo detengono attraverso la BCE, il FESF e il Mes. Se la Grecia dovesse dichiarare default (o riprendere in mano parte di questo debito) il prezzo lo dovrebbero pagare i contribuenti della zona euro, a meno che la Bce non dovesse accettare di riscattare i suoi titoli e divenire di fatto una “bad bank”. Soluzione che non comprometterebbe inevitabilmente la sopravvivenza della zona euro. Si comprende allora perché i diversi governi, quello tedesco e francese in particolare, sono contrari e propongono una moratoria dei pagamenti che ad Atene non può interessare, dato che non risolve la questione principale della insostenibilità del suo debito, i tassi d'interesse. 

Il conflitto tra la Grecia ed i paesi della zona euro appare inevitabile: la volontà del governo greco di rifiutare il piano d'aiuto – che tutto è meno che d'aiuto bisogna ricordarlo sempre  dato che il 77% di queste somme sono finite nelle banche europee – come il commissariamento della Troika costituiscono una presa di posizione ufficiale del nuovo governo di Atene. Non è certo se Tsipras terrà fede a questo compromesso.
 
In questo conflitto è chiaro che l'avversario della Grecia (i paesi della zona euro) sono divisi: i francesi vogliono evitare una crisi fiscale e il ricorso ai meccanismi del Mes, chiedendo  quindi di trasformare la Bce in una valvola di protezione perenne. La Germania è totalmente contraria. Francia ed Italia, poi, potebbero sostenere una politica fiscale espansiva della Grecia, ma Finlandia ed Austria, oltre la Germania, negano ogni possibile rinegoziazione. In realtà, il probelma supera la Grecia: se questi ultimi, infatti, ottenessero nuove condizioni si convaliderebbe la strategia di Podemos in Spagna, ma anche quella del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. E' tutta qui che sta l'ostracismo totale dei dirigenti tedeschi.
 
La politica che sarà adottata in definitiva terrà conto più degli effetti indiretti della vittoria di Syriza su Spagna ed Italia che delle misure concrete che potrebbero essere prese da Atene: se la Germania vuole evitare il contagio deve far prova di fermezza, ma questa può far presto precipitare la situazione della Grecia e della zona euro.
 
Qui sta la scelta di Alexis Tsipras: può decidere di affrontare di petto le istituzioni europee, forte della sua legittimità, ma può anche iniziare a scendere compromessi: questa seconda ipotesi lo condannerà però ad una morte politica certa. Nonostante le speranze degli europeisti, la prima è l'unica via per Syriza, al contrario sottolinea Sapir, un tradimento di Tsipras sarebbe un tradimento di troppo per l'Europa del sud. 
 
Tsipras ha scelto oggi di allearsi con i Greci Indipednenti, un partito sovranista di destra, e  non con « To Potami », piccolo partito nato dalla dcmompisizione del PASOK. E' un segnale chiaro di fermezza nelle relazioni future con le istituzioni europee. E' una scelta importante: accettando una linea dura, Alexis Tsipras dimostra quali sono le sue priorità, la sua mancanza di settarismo ideologico e invia, allo stesso tempo, un messaggio chiaro ai popoli europei. La questione fondamentale, conclude Sapir, è quindi quella della sovranità e questa condizionerà le alleanze future.

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