La confisca dei beni russi "accelererà la dedollarizzazione"

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La confisca dei beni russi "accelererà la dedollarizzazione"

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La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato questo sabato il decreto legge REPO, che conferirebbe, qualora dovesse essere votata anche dal Senato, al Presidente degli Stati Uniti Joe Biden la possibilità di confiscare circa 6 miliardi di dollari di beni russi congelati detenuti nelle banche statunitensi e di inviarli all'Ucraina. Si tratterebbe di un atto di guerra palese in grado di minare l'essenza stessa del capitalismo e l'ultima parvenza di credibilità dell'occidente agli occhi del resto del mondo. 

Ian Martino su Sputnik sottolinea come "la maggior parte di questo denaro è detenuto in Europa e i legislatori statunitensi sperano in questo modo di incoraggiare i legislatori europei a fare lo stesso." La decisione di confiscare i beni russi e fornirli all'Ucraina rappresenta un'importante escalation nella guerra sanzionatoria dell'Occidente contro la Russia, tuttavia, prosegue l'esperto nella sua analisi, la mossa è miope perché accelererà la de-dollarizzazione globale, eliminando uno degli strumenti più potenti di cui gli Stati Uniti dispongono.

"Sta rafforzando la necessità di de-dollarizzare da parte di qualsiasi Paese terzo. Che sia la Russia, che sia la Cina, che sia chiunque altro, compresi i Paesi del G-7 che possono essere marginalmente favorevoli agli Stati Uniti. Si tratta di un puro e semplice ricatto economico", ha dichiarato a Sputnik Paul Goncharoff, direttore della società di consulenza Goncharoff LLC. "Ora si chiedono: "Li sto investendo in qualcosa che sarà sequestrato o congelato?". Quindi la mancanza di controllo [da parte dei proprietari] sui beni non è una buona base per nessuna valuta. Questo non fa altro che aumentare la de-dollarizzazione. E questo non è un bene, soprattutto quando si ha un'America che è abituata a vivere con un debito sempre più grande, accumulato da persone che ripongono fiducia e acquistano titoli di Stato e obbligazioni", ha concluso. 

In un articolo del New York Times, l'editorialista Christopher Caldwell ha avuto più o meno lo stesso approccio. "Se la Russia, la Cina e altri rivali diplomatici decidessero che i loro asset in dollari sono vulnerabili e che non possono più fidarsi del dollaro come mezzo di scambio, sentiremmo il dolore di quei 34.000 miliardi di dollari di debito [nazionale statunitense] in un modo che ora non sentiamo".

Intanto l'Arabia Saudita, uno dei cardini fondamentali del dominio globale del dollaro USA attraverso il "petrodollaro", sta aumentando la sua collaborazione con la Cina, la Russia e le altre nazioni BRICS per aumentare gli scambi in monete nazionali...

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