Disordini, terrorismo e intelligence: l’Iran denuncia la regia esterna delle violenze
Le autorità iraniane hanno annunciato lo smantellamento di una rete di spionaggio straniera legata al Mossad, con l’arresto di un cittadino straniero accusato di operare sotto copertura per l’intelligence israeliana. Secondo i Pasdaran, il sospetto raccoglieva informazioni sensibili e valutava le attività di cellule affiliate, mentre perquisizioni successive avrebbero fornito “prove definitive” del suo ruolo.
L’operazione si inserisce in un contesto di forte tensione interna, in cui proteste economiche inizialmente pacifiche sarebbero state, secondo Teheran, deliberatamente deviate verso violenze e sabotaggi da attori esterni. L’Iran parla apertamente di “guerra ibrida”: sanzioni, pressione economica, operazioni psicologiche e terrorismo coordinato. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha puntato il dito contro Stati Uniti e Israele, citando dichiarazioni dell’ex direttore della CIA, Mike Pompeo, come prova del coinvolgimento del Mossad nei disordini.
Anche il presidente Masoud Pezeshkian ha ribadito che Washington sbaglia a credere di poter replicare in Iran tattiche usate altrove. Sulla stessa linea il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf, che ha distinto tra proteste legittime e “terrorismo armato”, avvertendo che chi attacca infrastrutture, civili e forze di sicurezza riceverà una risposta durissima.
Qalibaf ha inoltre lanciato un messaggio diretto a Donald Trump, avvertendo che qualsiasi attacco contro l’Iran renderebbe obiettivi legittimi basi e interessi statunitensi nella regione. Teheran insiste: le difficoltà economiche saranno affrontate per vie istituzionali, ma la sovranità nazionale e la sicurezza interna restano “linee rosse”. In gioco, come denuncia la leadership iraniana, non c’è solo l’ordine pubblico, ma la tenuta del Paese di fronte a una strategia di destabilizzazione guidata dall’esterno.
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