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La vittoria di Abe in Giappone significa riarmo. Come reagirà la Cina?

 


PICCOLE NOTE 


Il premier giapponese Shinzo Abe stravince le elezioni, che con astuzia ha anticipato nella speranza di fare il pieno di voti. Scommessa vinta, anche grazie alla inconsistenza dei suoi oppositori.
 

Ora ha i numeri per realizzare il suo grande sogno: cambiare la Costituzione per eliminare l’opzione pacifista che dalla seconda guerra mondiale ha impedito al Giappone di dotarsi di un esercito nazionale vero e proprio.
 

Nonostante la netta vittoria non ha la maggioranza assoluta necessaria per la modifica costituzionale: gli serve un appoggio esterno.
 

Ma già esiste: infatti le elezioni hanno visto la partecipazione del partito della Speranza, creato dall’ex ministro della Difesa di Abe, Yuriko Koike, attuale governatrice di Tokio.
 

Koike da tempo si è espressa a favore della riforma e non farà mancare i suoi voti, anche se ovviamente li farà pesare in sede di negoziato.
 

Così il Giappone potrà avviare una corsa al riarmo, che si prospetta più che imponente. Una corsa giustificata dal bullismo della Corea del Nord, che ha più volte minacciato Tokio, gratificando il partito di Abe di consensi insperati in queste elezioni.
 

il premier, infatti, ha saputo cavalcare in maniera egregia la paura conseguente alle improvvide iniziative di Pyongyang, e ora si appresta a essere conseguente alle promesse elettorali.
 

Val la pena rimandare a uno scritto della Koike, che spiega come sia ingiustificato l’allarmismo di quanti vedono in questa riforma costituzionale il «ritorno del militarismo giapponese».


 

Secondo la governatrice di Tokio, infatti, il riarmo si situerebbe all’interno di «un sistema di alleanze» volto a garantire la pace in Estremo Oriente.
 

Tale riarmo, secondo la Koiko, garantirerebbe «un maggiore equilibrio strategico nella regione» e porterebbe le maggiori potenze asiatiche, «Cina, India, Giappone e Stati Uniti», a raggiungere una concertazione simile «a quella che ha garantito all’Europa quasi un secolo pace».


Fin qui la visione ottimistica della governatrice di Tokio. Una visione che include gli Stati Uniti ma esclude la Russia, che pure sta rafforzando la sua presenza nella regione.
 

Va considerato che il nuovo assetto del Giappone favorirà una corsa al riarmo in una regione che vede già un accumulo impressionante di armamenti. Non solo: già oggi Tokio svolge una funzione di contenimento dell’espansionismo cinese. Probabile che, meglio armato, la svolgerà in maniera più assertiva.
 

Va ricordato che Pechino e Tokio hanno controversie fin troppo accese riguardo al Mar cinese meridionale, che il Dragone considera parte del proprio spazio vitale a detrimento delle rivendicazioni altrui.
 

Controversie che si concentrano in particolare sul destino di alcune isole, presso le quali spesso hanno incrociato le loro rotte navi cinesi e giapponesi. Probabile che si alzi il livello dello scontro.
 

Resta infine la variabile impazzita della Corea del Nord, fonte di preoccupazione per il mondo intero, ma molto più per la Corea del Sud e il Giappone: anche tale contesa può riservare nefaste sorprese.
 

Insomma, il quadro tracciato dalla Koiko sembra peccare dieccessivo ottimismo: sperare che il riarmo del Giappone possa favorire un processo distensivo nella regione è alquanto bizzarro.
 

Eppure potrebbe anche aver ragione, stante che la nuova situazione renderà la prospettiva di un conflitto più catastrofica che mai.

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