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Lettera del presidente Maduro al popolo statunitense: vogliamo la pace, dobbiamo fermare la follia di Trump

 
 

Il ministro degli Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Jorge Arreaza, ha letto questa domenica una lettera inviata dal Capo dello Stato, Nicolás Maduro al popolo degli Stati Uniti, dove esorta a porre fine a ciò che descrive come un tentativo del presidente Donald Trump di strumentalizzare le istituzioni del paese per raggiungere i suoi obiettivi elettorali, basati su infamie con il pretesto della lotta contro la droga, attraverso la quale ha ordinato il più grande dispiegamento militare nella nostra regione in 30 anni, nel mezzo della lotta contro la pandemia di Covid-19 che affligge l'umanità.

 

Nella lettera indirizzata al popolo, ha respinto le minacce dell'amministrazione Trump contro il Venezuela che cerca di condurre la regione in una guerra costosa, sanguinosa e indefinita.

 

"In Venezuela non vogliamo un conflitto armato nella nostra regione. Vogliamo relazioni fraterne, di cooperazione, di scambio e di rispetto", ha affermato il presidente venezuelano, affermano che il paese che non può accettare minacce di guerra, blocchi, né l'intenzione di istituire una tutela internazionale che viola la sovranità e ignora i progressi dell'ultimo anno nel dialogo politico tra il governo e gran parte dell'opposizione venezuelana.

 

Dopo aver mostrato solidarietà al popolo statunitense che soffre per la pandemia di Covid-19, ha invitato la popolazione statunitense a ritenere responsabili i propri governanti e costringerli a concentrare la loro attenzione e risorse sulla lotta necessaria e urgente contro la pandemia.

 

In questo senso, ha richiesto la cessazione delle minacce militari, la fine delle sanzioni illegali e il blocco che limita l'accesso alle forniture umanitarie, che sono così necessarie oggi nel paese per combattere questo virus.

 

“Vi chiedo, con il cuore in mano, di non permettere al vostro paese di essere attratto, ancora una volta, da un altro conflitto senza fine, un altro Vietnam o un altro Iraq, ma questa volta più vicino a casa", sottolinea la lettera.

 

A seguire il testo integrale della missiva diretta al popolo statunitense tradotta da l’AntiDiplomatico: 

 

 

Caracas, 3 aprile 2020

 

 

 

Al popolo degli Stati Uniti d'America:

 

Da settimane il mondo è paralizzato, cercando di controllare una pandemia che è senza dubbio la più grande sfida che abbiamo affrontato insieme come società e comunità internazionale. Così è anche per il popolo degli Stati Uniti, affrontarla è la nostra priorità.

 

Fortunatamente, in Venezuela abbiamo avuto alcuni vantaggi. Abbiamo adottato misure di isolamento molto precoci e ampliato lo screening, basandoci sul nostro sistema sanitario pubblico e gratuito, che ha medici di famiglia in tutto il paese. Abbiamo anche la preziosa organizzazione comunitaria per aiutare ad aumentare la consapevolezza sociale e fornire supporto ai più vulnerabili. Allo stesso modo, la solidarietà di Cuba, Cina, Russia e il sostegno dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ci ha permesso di ottenere le necessarie forniture mediche, nonostante le sanzioni illegali di Donald Trump.

 

Nell'esprimere la mia solidarietà davanti a questa importante sfida storica, il nostro sgomento e il dolore per le conseguenze della pandemia negli Stati Uniti, sono anche costretto ad avvisarvi che, mentre il mondo si concentra sulla risposta all'emergenza di COVID-19, il governo di Trump, strumentalizzando ancora una volta le istituzioni per raggiungere i suoi obiettivi elettorali e basandosi su infamie con il pretesto della lotta contro la droga, ha ordinato il più grande dispiegamento militare degli Stati Uniti nella nostra regione in 30 anni, al fine di minacciare il Venezuela e condurre la nostra regione in un conflitto bellico costoso, sanguinoso e indefinito.

 

Come precedente a questa menzognera manovra, il 26 marzo William Barr, un procuratore generale di discutibile indipendenza (che raccomandò l'invasione del Panama del 1989 contro Noriega e aiutò a coprire le irregolarità dello scandalo Iran-Contra), ha presentato, senza mostrare alcuna prova, accuse di traffico di droga verso gli Stati Uniti contro di me e contro alti funzionari dello Stato venezuelano, nonostante le informazioni fornite dal Dipartimento della Difesa dimostrino che il Venezuela non è un paese di transito primario di droga verso gli Stati Uniti, così come lo sono paesi alleati di Washington come la Colombia o l'Honduras.

 

È chiaro che l'amministrazione Trump costruisce una cortina fumogena per nascondere la gestione improvvisata e sbagliata della pandemia negli Stati Uniti. Fin dall'inizio Donald Trump ha minimizzato e negato, proprio come ha fatto con il cambiamento climatico. Oggi la crisi si aggrava semplicemente perché, pur avendo risorse, non è disposto a trasformare il sistema sanitario in modo da privilegiare la piena cura della popolazione e non il profitto della medicina privata, delle compagnie assicurative e farmaceutiche.

 

In Venezuela non vogliamo un conflitto armato nella nostra regione. Vogliamo relazioni fraterne, collaborative, di scambio e rispetto.

 

Non possiamo accettare minacce di guerra o blocchi, né l'intenzione di istituire una tutela internazionale che viola la nostra sovranità e ignora i progressi dell'ultimo anno nel dialogo politico sincero tra il governo e gran parte dell'opposizione venezuelana, che desidera soluzioni politiche, e non guerre per il petrolio.

 

Per tutto quanto sopra, chiedo al popolo degli Stati Uniti di porre fine a questa follia, di responsabilizzare i propri governanti e costringerli a concentrare la loro attenzione e risorse sull'attenzione urgente alla pandemia. Chiedo, insieme alla cessazione delle minacce militari, la fine delle sanzioni illegali e il blocco che limita l'accesso alle forniture umanitarie, così necessarie oggi nel paese. Vi chiedo, con il cuore in mano, di non permettere al vostro paese di essere nuovamente attratto da un altro conflitto senza fine, un altro Vietnam o un altro Iraq, ma questa volta più vicino a casa.

 

Non siamo così diversi, come vogliono farci credere con l'infamia. Siamo persone che cercano una società più giusta, libera e compassionevole. Non permettiamo che gli interessi particolari delle minoranze accecate dall'ambizione ci separino. Noi, come ha detto una volta il nostro leader Hugo Chávez, condividiamo lo stesso sogno. Il sogno di Martin Luther King è anche il sogno del Venezuela e del suo governo rivoluzionario. Vi invito a combattere insieme per realizzare quel sogno.

 

No alla guerra degli Stati Uniti contro il Venezuela

 

Niente più sanzioni criminali

 

Vogliamo la pace

 

 

 

Nicolás Maduro Moros

 

 

 

Fonte: Alba Ciudad - VTV
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