L'inflazione come strumento della lotta di classe

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L'inflazione come strumento della lotta di classe

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È sempre la solita storia.



Qualsiasi crisi viene utilizzata dalle classi dominanti per portare avanti la lotta di classe contro cittadini e lavoratori (non solo dipendenti).

C’è un problema generalizzato (con differenze da Paese a Paese ovviamente) di inflazione esogena, cioè importata, cioè da offerta.

Contemporaneamente l’economia di molti Paesi è in stagnazione o, peggio ancora, in recessione.

La soluzione sarebbe quella di spingere la ripresa economica investendo sul fronte della produzione. Cosa che abbatterebbe anche le strozzature dal lato dell’offerta che causano una buona parte dell’attuale inflazione.

Cosa propongono invece?

Di combattere l’inflazione “raffreddando l’economia”. Cioè ammazzando la domanda interna.

Come se si trattasse di un’inflazione da domanda (e, anche in quel caso, la soluzione non dovrebbe essere quella di ammazzarla colpendo duramente occupazione e salari).

Così facendo la recessione non potrà fare altro che peggiorare.

Certo, se hai un’inflazione da offerta e ammazzi la domanda qualche effetto sul fronte dell’aumento dei prezzi lo ottieni.

Ma a che costo? E, soprattutto, a vantaggio di chi?

Eppure negli ultimi 30 anni la quota profitti, soprattutto nei Paesi occidentali, non ha fatto altro che aumentare a scapito della quota salari.

Vuol dire per esempio che chi si è arricchito sottraendo una buona parte del reddito ai lavoratori, avrebbe per esempio i margini per assorbire l’aumento delle materie prime diminuendo la quota profitti senza scaricare così l’aumento dei costi sui cittadini.

Le decisioni che si stanno prendendo servono a tutelare i profitti a scapito del reddito. Servono a tutelare la rendita da capitale a scapito di chi invece lavora e produce.

Servono insomma a portare avanti la lotta di classe. Non solo contro i lavoratori dipendenti, ma anche contro le PMI, le piccole attività commerciali e artigiane. A scapito insomma dell’economia di prossimità.

L’attuale crisi della globalizzazione sarebbe un’occasione d’oro per ripensare il sistema economico degli ultimi 40 anni.

Per puntare sul commercio di prossimità, per tornare a produrre internamente tutto quello che è possibile (anche da un punto di vista agricolo), per fare tornare centrale la domanda interna a scapito di un modello mercantilista basato sull’export.

Cari banchieri centrali (indipendenti sì, ma dagli interessi dei cittadini), il caro vita lo si combatte aumentando i salari. L’inflazione da offerta la si combatte investendo per aumentare la produzione.

E invece insistete con le solite ricette.

Perché come diceva Warren Buffett, non proprio un socialista, «è in corso una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra. E la stiamo vincendo». 

Gilberto Trombetta

Gilberto Trombetta

43 anni, giornalista politico economico e candidato Sindaco di Roma con la lista Riconquistare l'Italia del Fronte Sovranista Italiano

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