L'UE non riesce a sganciare l'America Latina dalla Russia per portarla nella sua orbita

L'UE non riesce a sganciare l'America Latina dalla Russia per portarla nella sua orbita

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Il sud globale ha una visione del mondo nettamente differente dal nord come si è visto plasticamente dalle differenze emerse rispetto al conflitto in Ucraina nel vertice UE-Celac. 

L’Europa trascinata nel conflitto contro la Russia da Washington e che al contempo ha iniziato a rivaleggiare anche con la Cina, ancora per volontà degli Stati Uniti, ha un disperato bisogno di alleati.  

Per questo motivo la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha fatto del suo meglio per "catturare il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva nella sua rete" lunedì mattina a Bruxelles, come evidenzia la Süddeutsche Zeitung.

Nel corso di una conferenza stampa congiunta, la von der Leyen non ha lasciato dubbi sul fatto che consideri il brasiliano "uno dei più stretti amici dell'Europa" e sulla sua soddisfazione per il fatto che dal gennaio di quest'anno Lula sia tornato alla guida del Brasile al posto del populista di destra Jair Bolsonaro. Il capo della Commissione Europea "ama sostenere grandi parole con grandi somme di denaro", quindi ha "messo sul tavolo" 45 miliardi di euro, ovvero quanto l'UE intende investire in America Latina e nei Caraibi entro il 2027. Ciò avverrà nell'ambito di un'iniziativa chiamata Global Gateway, attraverso la quale l'UE intende promuovere progetti infrastrutturali in tutto il mondo ed espandere così la propria influenza.
 
Lula ha ringraziato e sorriso affabilmente. "Ma è rimasto davvero colpito?”, si chiede la pubblicazione tedesca.

La postura dei leader latinomericani è però stata sin da subito inequivocabile. Ciò è stato evidente durante la prima sessione del vertice UE-Celac (Comunità degli Stati dell'America Latina e dei Caraibi): la dichiarazione congiunta non è stata finalizzata a causa della formulazione sulla guerra e dell'allusione al colonialismo europeo. La visione sulla guerra è così differente che il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, è stato costretto suo malgrado a non invitare il presidente ucraino Volodymir Zelenski a parlare al vertice.

Nelle votazioni dell'ONU, ci sono Paesi latinoamericani come il Nicaragua, che ha votato contro le risoluzioni di condanna della Russia, e altri che si sono astenuti, come Cuba ed El Salvador, o impossibilitati a votare come il Venezuela, ma decisamente schierati con la Russia. Ed è questa la sfida di questi giorni a Bruxelles: trovare un testo che il Nicaragua e la Polonia, ad esempio, il principale falco europeo sulla guerra in Ucraina, possano entrambi sottoscrivere. Cosa che pare assai ardua. 

Nei discorsi inaugurali, il presidente del Brasile, Lula da Silva, ha affermato: "La guerra in Ucraina è un'altra conferma che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è in grado di affrontare le sfide che abbiamo oggi di fronte come la pace e la sicurezza. Spesso i suoi stessi membri non rispettano la Carta delle Nazioni Unite. In conformità con la Carta delle Nazioni Unite non accettiamo l'uso della forza come mezzo per risolvere le controversie".

"Il Brasile sostiene tutte le iniziative promosse da diversi Paesi e regioni che chiedono un cessate il fuoco immediato, la cessazione delle ostilità e una pace negoziata”. Poi ha affermato: "L'uso di sanzioni e blocchi senza il sostegno del diritto internazionale serve solo a penalizzare le parti più vulnerabili della popolazione. Abbiamo bisogno di pace per superare le grandi sfide che abbiamo di fronte. E ciò significa profondi cambiamenti sistemici. Dividere il mondo in blocchi antagonisti sarebbe una follia. Non possiamo lasciare la governance globale a un secondo momento".

Lula ha ricordato che "la guerra nel cuore dell'Europa ha aumentato la fame e la disuguaglianza e allo stesso tempo sta incrementando la spesa militare globale. Invece di eliminare la fame per tanti milioni di esseri umani, stiamo spendendo miliardi di dollari per alimentare la macchina bellica che provoca solo guerra, distruzione e altre carestie". Questo vertice tra Unione Europea e Celac è il momento di dire basta. Un altro mondo è possibile, ed è quello che dobbiamo costruire insieme".

In modo simile, il presidente di turno della Celac, Ralph Gonçalves, capo dell’esecutivo di St. Vincent e Grenadine, ha dichiarato: "La guerra continua a consumare risorse abbondanti e a causare inutili spargimenti di sangue. E anche l'economia mondiale sanguina inutilmente, poiché la guerra e i combattimenti causano un enorme dolore e sofferenza aggiuntiva ai poveri in terre lontane attraverso l'aumento dei prezzi di cibo, petrolio e credito. Che ci siano colloqui di pace costruttivi, non posture improduttive alla ricerca dell'egemonia o del dominio imperiale".

"Naturalmente", ha proseguito, "l'Ucraina non è l'unico teatro di guerra o di conflitto armato che devasta le popolazioni e distrugge vite e mezzi di sussistenza al di là dell'immediatezza dei pericolosi campi di battaglia: il popolo di Haiti, i palestinesi, le popolazioni di varie parti dell'Africa, del Medio Oriente e dell'Asia hanno sfide più immediate. E si interrogano sulla sproporzionata importanza globale accordata all'Ucraina e sulle inquietanti domande senza risposta che derivano da un mondo squilibrato, inondato dai fantasmi del passato che non sono ancora stati esorcizzati dalle menti di coloro che hanno dominato l'economia politica globale dal XVIII secolo”.

"Tuttavia", ha affermato Gonçalves, "ciò che accade in Ucraina ha un'importanza duratura, non solo per i combattenti coinvolti, ma per l'intera umanità. Da qui la ragionevole richiesta di una cessazione delle ostilità e di una pace negoziata".

La presidente dell'Honduras, Xiomara Castro, presidente entrante della Celac, ha dichiarato nel suo discorso alla plenaria: "La guerra in Ucraina deve finire. L'Unione Europea e la Celac sono obbligate a trovare un modo per raggiungere la pace. Non possiamo vivere con l'incubo che un giorno l'inferno possa scatenarsi su tutti noi. Si inviano miliardi di dollari in armi per la guerra, ma non siamo in grado di costruire lo sviluppo integrale dell'umanità con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile proposti dalle Nazioni Unite nell'agenda 2030".

La leader honduregna ha anche chiesto che il vertice approvi "una risoluzione che chieda la fine del blocco contro Cuba". E ha chiesto: "Dobbiamo porre fine alla pirateria e alla confisca dei beni, perché siamo tutti esposti al rischio che un giorno scopriremo che le nostre riserve sono state congelate in banche straniere. Chiediamo a gran voce che vengano restituiti tutti i beni illegalmente sottratti al popolo venezuelano e che vengano rimosse le barriere che ci impediscono di normalizzare le nostre relazioni commerciali con Paesi fratelli come il Nicaragua".

Parallelamente al vertice ‘istituzionale’ è in corso anche un contro-vertice - Cumbre de los Pueblos - e qui è intervenuta Delcy Rodriguez, vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Secondo la dirigente bolivariana gli imperi di ieri e di oggi devono "risarcimenti morali, etici ed economici" ai popoli latinoamericani e caraibici che hanno saccheggiato per le loro ricchezze.

"È questo il senso della nostra storia, il saccheggio delle risorse dei nostri popoli, l'arroganza imperiale che pensa di non doverci nulla. Noi diciamo loro: ci devono, devono ai Caraibi ciò che ha significato il genocidio di oltre 70 milioni di schiavi che dall'Africa sono arrivati in America. Certo che ci devono un risarcimento morale, etico ed economico. 

Rodriguez ha poi nuovamente denunciato il piano per impadronirsi delle ricchezze petrolifere del Venezuela recentemente confessato dall'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump (2017-2021), che prevedeva l'imposizione di blocchi e sanzioni economiche, nonché la promozione di un presunto governo parallelo guidato dall'ex deputato golpista Juan Guaidó.

"È stato un piano molto ben concepito da Donald Trump: creare questa figura per derubare il popolo venezuelano, per derubarlo dei suoi beni, per derubarlo dei suoi soldi nelle banche, per congelare tutti i tipi di proprietà che il Venezuela ha all'estero", ha affermato evidenziando l’assedio multidimensionale a cui è sottoposto il Venezuela. 

Sulla presenza di Delcy Rodriguez al vertice, il presidente Maduro ha dichiarato di averla inviata alla riunione di alto livello "per portare la voce, la verità del Venezuela" e "chiedere rispetto" all'UE.

“Farà sentire la voce del Venezuela, la verità del Venezuela, per chiedere che cessino le sanzioni, che cessi l'aggressione contro il Venezuela; per chiedere il rispetto del Venezuela. E che si possa andare avanti, speriamo, verso nuove relazioni con tutta l'Europa: relazioni di cooperazione, di lavoro condiviso", ha detto il presidente nel suo programma televisivo.

Maduro ha insistito sul fatto di aver inviato il suo vicepresidente per mandare un messaggio chiaro ai Paesi europei: "Con il rispetto, tutto è possibile (...). Europa, ascoltami: 'con rispetto e nel modo giusto, tutto è possibile’”. 

“Partner alla pari”

I leader dell’America Latina hanno ribadito agli europei che non sono disposti a prendere ordini o lezioni. Al forum economico all'inizio del vertice, Ursula von der Leyen ha sottolineato gli interessi comuni tra Europa e America Latina, ad esempio nell'estrazione di minerali essenziali e nella trasformazione economica verde. Lula ha espresso interesse, ma ha chiarito che il suo Paese "è su questa strada da molto tempo". Già l'87% dell'elettricità brasiliana proviene da fonti rinnovabili, ha dichiarato. Lula ha sottolineato che il Brasile rispetterà gli impegni assunti in materia di cambiamenti climatici e ha promesso di non distruggere più la foresta amazzonica entro il 2030. Le sue dichiarazioni possono essere viste anche come un segnale nella disputa sull'accordo di libero scambio: "Non abbiamo bisogno di tutoraggio da parte dell'Europa, siamo partner alla pari".

L'accordo UE-Mercosur è stato finalizzato nel 2019. Mira a creare la più grande zona di libero scambio del mondo con una popolazione di oltre 700 milioni di persone. Il documento non è ancora entrato in vigore a causa di requisiti aggiuntivi da parte di alcuni Paesi europei, tra cui la Germania. Si tratta del rispetto dei diritti umani nelle relazioni con le popolazioni indigene e, soprattutto, della protezione delle foreste pluviali. La Dichiarazione supplementare è destinata a "placare i critici" in Europa, ma Lula e i suoi partner si rifiutano di firmarla. Ritengono inaccettabile che preveda l’imposizione di sanzioni e possa limitare l’industrializzazione, o nel caso del Brasile quella che Lula ha definito la “re-industrializzazione”. 

"Il partenariato presuppone la fiducia reciproca", ha insistito Lula quando Ursula von der Leyen gli ha fatto visita a Brasilia a giugno per riprendere i colloqui. 

L’America Latina, così come il sud globale, ha scelto la strada della costruzione del nuovo mondo multipolare con le potenze eurasiatiche. I tempi della sottomissione a Stati Uniti ed Europa appartengono ormai al passato. Quindi l’UE può puntare realisticamente a intrattenere dei rapporti cordiali con i paesi dell’America Latina, non di certo a determinarne le scelte, in particolare nel campo energetico, dove probabilmente si combatterà una delle battaglie più importanti per configurare il mondo che verrà.

Possiamo dire, utilizzando uno 'sfortunato' paragone fatto dallo spagnolo Borrell, che il giardino fiorito è alla ricerca di una nuova colonizzazione della giungla selvaggia. Ma la giungla non si lascia irretire dai denari e dalla falsa rappresentazione europea. Il giardino fiorito è in realtà uno scenario bellico dove tutti i giorni cresce il rischio della devastazione su larga scala, mentre crescono povertà e tensioni sociali a causa del sostegno incondizionato alla guerra per procura mossa dagli Stati Uniti alla Russia tramite l'Ucraina.

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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