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Ma perché i curdi, dopo il possibile ritiro USA, non consegnano allo Stato siriano i prigionieri ISIS?

 
 

In evidente difficoltà i media mainstream USA i quali, pur di contrastare l’immediato ritiro delle truppe USA dalla Siria “promesso” (ancora una volta!) da Trump, ora tirano fuori la minaccia della liberazione di circa 3.200 tagliagole dell’ISIS (tra i quali spiccano i carnefici del giornalista USA James Foley, finora trattati a the e biscotti) prigionieri dei miliziani curdi inquadrati nelle Forze Democratiche Siriane. Una misura questa, confermata dall’Osservatorio siriano per i diritti umani ma, in parte, ridimensionata da Mostapha Bali, portavoce delle Forze Democratiche Siriane che, comunque, lanciano lo “straziante appello” che chiede agli USA di restare in Siria.


Si, ma se i Curdi, prima di affrontare la verosimile offensiva turca conseguente al possibile ritiro degli USA, vogliono sgravarsi del peso dei prigionieri ISIS, perché non li consegnano allo Stato siriano? Finora, si direbbe abbiano fatto tutt’altro. Ad esempio decretando, per parte di essi, una amnistia (che spesso, ha costretto i recalcitranti familiari dei tagliagole così liberati a tornare nelle aree controllate dall’ISIS) oppure a scambiarli con prigionieri curdi in mano all’ISIS.


Intanto - disimpegno o no degli USA - il rientro in Europa di tagliagole dell’ISIS (come abbiamo documentato qui, qui qui…) continua. Per solo quattro di questi, di nazionalità europea e già prigionieri nelle carceri siriane, i governi occidentali hanno chiesto l’estradizione; gli altri raggiungono il nostro Paese alla chetichella, verosimilmente, approdando nei santuari del jihadismo che, sotto gli occhi della NATO, sorgono come funghi nei Balcani.


Francesco Santoianni

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