Partito comunista portoghese: "La Brexit è un'enorme opportunità per chi da decenni lotta contro l'UE"

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Dichiarazione di João Ferreira, parlamentare europeo del Partito Comunista Portoghese
 
da www.pcp.pt - Traduzione di Marx21.it
 
La vittoria dell’uscita dall’Unione Europea nel referendum svoltosi nel Regno Unito rappresenta un evento di enorme grandezza politica per il popolo del Regno Unito come pure per i popoli d’Europa.
 
Rappresenta un cambiamento di fondo nel processo di integrazione capitalista in Europa e una nuova occasione di lotta per coloro che da decenni si battono contro l’Unione Europea del grande capitale e delle grandi potenze, e per un’Europa dei lavoratori e dei popoli.
 
Il popolo britannico ha deciso in modo sovrano il destino del suo paese. Questo fatto non può che essere salutato e rispettato, soprattutto perché il referendum si è svolto in una cornice di gigantesche e inaccettabili pressioni e ricatti, in particolare da parte dei grandi gruppi economici transnazionali e del grande capitale finanziario, come pure da parte di organizzazioni come il FMI, l’OCSE e la stessa Unione Europea. Il risultato è quindi anche una vittoria sulla paura, sull’inevitabilità, sulla sottomissione e il catastrofismo.
 
Il Partito Comunista Portoghese si congratula in particolare con i comunisti britannici e le altre forze di sinistra che – respingendo false dicotomie e combattendo discorsi reazionari e xenofobi – hanno assunto e dato voce alla difesa dei valori della democrazia, dei diritti del lavoro e sociali, del progresso, della tolleranza, della solidarietà e della cooperazione tra i popoli.
 
Pur non ignorando le molte motivazioni che erano presenti nella convocazione del referendum e in una campagna guidata da elementi di carattere reazionario e dall’aperta manipolazione politica – che il PCP combatte e respinge frontalmente –, i risultati esprimono, innanzitutto, il rifiuto delle politiche dell’Unione Europea.
 
A tutti coloro che ora irresponsabilmente propagandano l’idea che questi risultati rappresentano uno sviluppo negativo, il PCP afferma che l’esercizio di diritti democratici e di sovranità di un popolo non può essere visto come un problema. Al contrario, il referendum britannico è il riflesso di seri e profondi problemi che esistono già da molto tempo e che derivano da un processo corroso da contraddizioni, visibilmente esaurito e sempre più in conflitto con gli interessi e le giuste aspirazioni dei lavoratori e dei popoli.
 
Il referendum britannico deve quindi essere interpretato come un’opportunità per affrontare e risolvere i problemi reali dei popoli, mettendo in discussione l’intero processo di integrazione capitalista dell’Unione Europea e aprendo un nuovo e diverso percorso di cooperazione in Europa, di progresso sociale e di pace.
 
Eventuali misure o manovre che ignorino il significato politico di questo referendum, che ricorrano a luoghi comuni sul popolo britannico, che cerchino di aggirare o addirittura di intralciare la volontà di quel popolo o che cerchino una via di fuga davanti alla natura antidemocratica e di maggiore concentrazione dei poteri a livello dell’UE, contribuiranno solo all’approfondimento dei problemi e delle contraddizioni propizi allo sviluppo di posizioni e forze reazionarie e di estrema destra che crescono in Europa e contro cui è necessario lottare. Forze e posizioni che si sono manifestate nel referendum britannico e che si nutrono delle conseguenze delle politiche dell’Unione Europea sempre più antidemocratiche, anti-sociali e di oppressione nazionale.
 
Una volta avviato il processo di svincolo del Regno Unito dall’Unione Europea, il PCP sottolinea la necessità e l’importanza di misure e azioni nell’ambito della politica estera portoghese che nel quadro ora creato garantiscano gli interessi nazionali, il proseguimento delle relazioni di cooperazione economica reciprocamente vantaggiose con il Regno Unito e degli interessi e diritti dei portoghesi a lavorare e risiedere in quel paese.
 
Il PCP sottolinea che il Consiglio Europeo del prossimo 28 e 29 giugno deve, fin da ora, gettare le basi per la convocazione di un vertice intergovernativo con l’obiettivo della consacrazione istituzionale della reversibilità dei Trattati, della sospensione immediata del Trattato di Bilancio e della sua revoca, come pure della revoca del Trattato di Lisbona.
 
In un contesto in cui si evidenzia in modo incontrovertibile che l’Unione Europea non risponde ai bisogni dei lavoratori e dei popoli, il PCP sottolinea la necessità di affrontare con coraggio i vincoli derivanti dal processo di integrazione capitalista europeo e, allo stesso tempo, di aprire un percorso di cooperazione basato su stati sovrani e uguali in diritti.
 
In particolare, il PCP evidenzia l’urgenza e la necessità per il Portogallo di prepararsi ad essere pronto a liberarsi dalla sottomissione all’Euro, che tanti danni ha arrecato al Paese, allo scopo di garantire i diritti, l’occupazione, la produzione lo sviluppo e la sovranità.

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