Putin, il congelamento del conflitto e il presunto "scoop" di Reuters

6077
Putin, il congelamento del conflitto e il presunto "scoop" di Reuters

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE



PICCOLE NOTE

La Reuters ha riferito che Putin è pronto a fermarsi e congelare la guerra. L’asserito scoop dell’agenzia stampa britannica, che ha rilanciato quanto appreso da quattro diverse fonti russe vicine all’entourage dello zar, ha certa importanza, nonostante abbia scoperto l’acqua calda, ché lo zar da tempo chiede che si aprano negoziati (un segnale in tal senso lo ha dato anche nel corso della recente visita in Cina, quando ha detto che i russi non hanno ancora piani per conquistare la città di Kharkiv).

Exclusive: Putin wants Ukraine ceasefire on current frontlines


Lo spettro del collasso estivo

L’importanza del lancio della Reuters risiede nel fatto che da anni le aperture dei russi vengono più o meno puntualmente ignorate. Dare spazio alla notizia significa che nell’establishment anglosassone è rimasto un residuo di lucidità, che una parte di esso vuole chiudere la guerra.

Non che ci sia molto spazio per la speranza, dal momento che finora il partito della guerra occidentale è sempre riuscito a soffocare tali aperture. Ma un barlume si è acceso.

Peraltro, tale sprazzo di lucidità si è aperto proprio mentre più forte imperversa il partito suddetto, caduto preda di una vera e propria isteria che rischia di scatenare una guerra atomica.

In tal senso vanno lette le richieste, avanzate da diversi politici americani e ucraini, per un placet Usa a Kiev per usare le loro armi contro il territorio russo (già accade, ma esplicitarlo sarebbe tutt’altro); come anche la richiesta ucraina di istruttori Nato, alla quale il Pentagono, invece di opporre un subitaneo diniego, ha risposto con un (improvvido) momentum di riflessione.

Lo scoop della Reuters arriva anche in un momento di reale affaticamento della composita coalizione anti-russa, che non sa come fare a uscire dal tunnel nel quale si è cacciata. Se da una parte continua a ripetere il mantra del sostegno incondizionato all’Ucraina, dall’altra vede concretizzarsi lo spettro del collasso dell’esercito ucraino.

I rovesci sul fronte sono ormai sotto gli occhi di tutti e il dubbio atroce che inizia a sorgere nelle menti dei grandi strateghi d’Occidente è che le forze di Kiev vadano a dissolversi nella prossima estate.

Erano sicuri che la strategia russa, impostata su un diuturno logoramento delle forze nemiche, concedesse loro tempo, tale almeno da arrivare alle presidenziali Usa di novembre con una guerra che ancora poteva essere spacciata come foriera di future vittorie, per poi chiuderla dopo il voto.

Anzi, altri hanno ipotizzato una più lunga durata, tale da riuscire ad arrivare al congelamento invernale, che avrebbe offerto la possibilità di rigenerare l’esercito ucraino per una vittoriosa (?) controffensiva futura.

Ora intravedono il rischio di una più breve durata, da cui le reazioni scomposte del partito della guerra e quelle più ragionevoli evidenziate dalla nota della Reuters, cioè chiudere con un accordo che salvi l’onore dei supporters di Kiev, i quali potranno sempre scaricare sulla leadership ucraina la responsabilità della sconfitta.

I russi implementano il loro potenziale bellico

D’altronde, il collasso potrebbe davvero essere alle porte. Per l’esercito ucraino non si tratta solo di far fronte a un divario di forze e armamenti, ma anche ad altro. Di oggi, ad esempio, l’articolo del New York Times sui progressi tecnologici dei russi, che sono riusciti a neutralizzare Starlink, la rete satellitare che ha consentito agli ucraini di reggere finora garantendo le comunicazioni delle forze armate. Senza Starlink, le forze ucraine sono sbandate e sono state sopraffatte con relativa facilità.

La Russia, in una nuova spinta, interrompe sempre più il servizio Starlink dell'Ucraina

A breve, poi, ci potrebbe essere un’ulteriore novità, con i russi che hanno annunciato l’arrivo al fronte delle Fab 3000. Si tratta delle bombe plananti dell’arsenale russo, che permettono ai loro jet di bombardare obiettivi a grande distanza, tenendosi fuori dalla portata della contraerea nemica.

Le nuove bombe sono molto più potenti delle precedenti e il loro arrivo potrebbe coincidere con una nuova e più forte spinta della fanteria, cioè una ancor più devastante offensiva estiva.

Certo, al solito, nessuno può brandire certezze su questa guerra, ma una cosa certa c’è, eccome, ed è il panico che serpeggia tra i fautori delle guerre infinite, che vedono palesarsi l’ennesimo scacco delle loro fumisterie.

L’Occidente potrebbe avere un sussulto di ragionevolezza e, come accaduto per il repentino defenestramento della bellicosa Nuland dal Dipartimento di Stato Usa, potrebbe finalmente decidersi a gettare in mare i corifei dell’apparato militar-industriale Usa per accogliere le richieste di negoziato avanzate dalla controparte.

Le dimissioni di Victoria Nuland confermano il disimpegno degli USA dal conflitto ucraino?

Da questo punto di vista, appaiono interessanti le insistite indiscrezioni mediatiche su una possibile defezione di Biden al vertice che Zelensky ha convocato in Svizzera.

Se il presidente Usa disertasse davvero il summit – convocato in terra elvetica subito dopo il G-7 italiano proprio per favorire in ogni modo la sua presenza – sarebbe un segnale fortissimo per la leadership ucraina.

Certo, si spiegherebbe più prosaicamente come un’ulteriore mossa di Biden per allontanare la debacle ucraina dalla campagna presidenziale, ma il significato più alto, cioè il disimpegno americano dal destino di Kiev, non potrà essere eluso.

In attesa, e nell’incertezza, il timido segnale della Reuters accende un lumicino di speranza. C’è ancora tempo per evitare che altri ucraini siano mandati al macello a maggior gloria delle guerre infinite e dei tanti, loschi, interessi connessi.

 Piccole Note

Piccole Note

 

Piccole Note è un blog a cura di Davide Malacaria. Questo il suo canale Telegram per tutti gli aggiornamenti: https://t.me/PiccoleNoteTelegram

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia di Giuseppe Masala L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo   Una finestra aperta CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo

CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO) di Fabio Massimo Paernti Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN di Alessandro Bartoloni USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN

USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli di Raffaella Milandri Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Cosa ci insegna la storia dei due registi ebrei di Naza di Paolo Desogus Cosa ci insegna la storia dei due registi ebrei di Naza

Cosa ci insegna la storia dei due registi ebrei di Naza

L'interregno globale e le faglie dei BRICS di Geraldina Colotti L'interregno globale e le faglie dei BRICS

L'interregno globale e le faglie dei BRICS

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina di Giorgio Cremaschi Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina

Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti