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Se cosi' deve essere...

 



di Nicolò Monti


La crisi economica, iniziata nel 2008 negli USA e poi importata in Europa, sembra non finire mai e come se non bastasse ha portato alla luce tutte le grandi contraddizioni in seno all’Unione Europea.


Una vera crisi politica, forse peggiore di quella economica, che sta mangiando i vari paesi dell’Unione. I governi di centro sinistra e centro destra che fino ad oggi sembravano incontrastati si ritrovano travolti da nuove forze politiche che utilizzano quelle contraddizioni per fare breccia e prendere il potere.


La particolarità di alcune di queste forze è che sono perlopiù appartenenti agli ambienti di destra o estrema destra, con le normali estremizzazioni; non paragonerei Alba Dorata con il Front National, ad esempio.


Vorrei soffermarmi più su forze simili al FN francese, a partire dalle parole d’ordine utilizzate: dall’immigrazione al potere delle banche, dalla NATO alla moneta unica non pare mancare proprio nulla a questi partiti per affermarsi come alternativa di sistema.


Importante non farci prendere da smanie varie, dato che la maggior parte di loro utilizza ciò più per propaganda che per la costruzione di una vera alternativa al capitalismo europeo; difatti il capitale non viene mai messo in discussione, ma è sotto apparente accusa solo la sua gestione. Questo però lo capiscono gli addetti ai lavori o chi segue ogni giorno la politica, per il popolo invece tutto ciò è oltremodo attraente tanto da trasformare l’attrazione in montagne di voti.


Ma la sinistra? Ecco appunto. Che fa la sinistra? Perlopiù è divisa, ma stavolta non per dibattiti ideologici o altri futili motivi. È divisa perché crede di dover scegliere di nuovo lo scenario “meno peggio”, nello specifico tra un’Unione Europea così com’è e una governata dalle destre. Una scelta illusoria come quelle del passato. Così facendo non solo sì pone come spettatrice della crisi politica, ma alimenta il clima di sfiducia che in varie nazioni si è tirata addosso in tanti anni di illusioni come questa.


Prendiamo il caso della Grecia, sinteticamente: La sinistra guidata da Tsipras, a fronte della mancanza di una destra stile FN e con Alba Dorata (che definirla invotabile è il minimo), è riuscita ad ottenere una roboante vittoria con parole d’ordine forti e quasi rivoluzionarie. Tutti noi avevamo enorme fiducia in Tsipras, finalmente la sinistra risaliva la china e si poneva come reale alternativa all’intero sistema capitalista. Forse per paura o forse per scegliere il “meno peggio” (ancora) il governo greco alla fine accetta i diktat della troika dicendo addio ad ogni idea di rivoluzione, anche se il referendum, indetto dallo stesso Tsipras, gli accordava un sostengo popolare enorme.


Ma qual è il vero problema nelle analisi a sinistra? Secondo la mia modesta opinione il tutto cominciò con Enrico Berlinguer, quando ai tempi si dichiarò più sicuro sotto l’ombrello della NATO che in quello del Patto di Varsavia.

Prestando attenzione al contesto storico differente e al blocco sovietico all’epoca ancora molto forte (e vivo, soprattutto), Berlinguer credeva fortemente che il PCI potesse essere molto più incisivo all’interno del blocco atlantico, che in qualche modo lo si potesse riformare dall’interno.


Tutti noi abbiamo visto come è andata a finire, Berlinguer non poteva saperlo ma noi non abbiamo la sua stessa giustificazione. Siamo stati portati a credere all’immutabilità della storia, all’impossibilità di altre possibilità all’infuori dell’Unione Europea e dell’Euro quando dovremmo essere pienamente coscienti che non è affatto così.


Si preferisce schierarsi in modo frettoloso e impaurito con i liberisti austriaci (anche se si chiamano Verdi) sostenitori di ogni mala politica europea perché l’FPÖ di Haider è di “destra”. Si preferisce schierarsi con l’SPD tedesco, con il PS francese, con il PSOE spagnolo e lo status quo pur di non avere la “destra” al governo. Ci siamo addirittura scagliati contro il suffragio universale quando il popolo non votava come dicevamo noi, toccando il fondo del barile della nostra crisi politica. Ma tutti questi partiti del cosiddetto “socialismo europeo” non sono stati dannosi e pericolosi tanto quanto la destra che tanto temiamo? Forse sono stati anche peggio.


Qualcuno potrebbe pensare che io dica di sostenere la Le Pen e soci, ma ovviamente non è così. La sinistra e i comunisti hanno una sola possibilità per passare da spettatori a protagonisti: smetterla di scegliere il meno peggio (che meno peggio non è mai), rappresentare finalmente quell’alternativa di sistema e di potere di cui Marx scrisse più di 150 anni fa, senza finti “fronti democratici” e senza schemi prestabiliti oramai superati.


Se per tornare in auge, se per tornare ad essere forza rivoluzionaria dovremo passare sotto gli anfibi di Haider, Le Pen, Orban etc. allora, così sia. Non sarà la sinistra senza aggettivi o innamorata di una democrazia di cartone a impedire il corso di una storia finora disastrosa e prima ne prendiamo coscienza, meno gravoso sarà il lavoro che dovremo svolgere dopo.


È inutile cercare di impedire il corso della storia, perché si finisce per fare peggio, sempre. Abbiamo davanti a noi scenari osceni e, parafrasando Gramsci, c’è già chi porterà alla rovina l’intero continente ma è importante sapere a chi spetterà poi salvarlo, lavorando affinché non siano gli stessi di prima, in altre vesti.

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