Una lezione di storia: “Ucraina, dal Donbass a Maidan, cronache di una guerra annunciata”

Una lezione di storia: “Ucraina, dal Donbass a Maidan, cronache di una guerra annunciata”

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In questi giorni è in uscita il libro "Ucraina dal Donbass a Maidan, cronache di una guerra annunciata", scritto da Franco Fracassi. In un’intervista a “Contro.tv”, nel presentare il suo libro, l’autore ha raccontato a grandi linee, ma con sostanziale efficacia e comprensione, le principali vicende dell’Ucraina, partendo dagli anni venti, con Stalin al potere, fino ad arrivare ai nostri giorni. È stata una “lezione di storia”, che, se ascoltata attentamente, permetterebbe a tutti di comprendere molti dei motivi che hanno creato l’escalation sfociata nel drammatico conflitto che tanti morti sta causando.

Per far capire l’impegno professionale di Franco Fracassi riporto alcuni passaggi dalla sua biografia, che si può leggere per completo nel suo sito, sperando così di stimolare maggiormente la visione della intervista che seguirà nel video.

Franco Fracassi è un reporter esperto di geopolitica e di comunicazione.

Ha iniziato a svolgere la professione di giornalista nel 1988, lavorando per testate italiane e internazionali. Per sedici anni è stato inviato di guerra (Bosnia, Kosovo, Angola, Iraq, Afghanistan), ha svolto inchieste su corruzione, mafia, terrorismo e servizi segreti e ha coperto i principali eventi mondiali (la caduta del Muro di Berlino, il colpo di Stato in Russia, le Olimpiadi, i vertici internazionali, tra cui il G8 di Genova).

?Come regista ha diretto quindici documentari d'inchiesta. Tre di questi sono stati finalisti al premio “Ilaria Alpi”, uno è stato in concorso al Festival di Berlino e ha vinto il Nastro d’Argento come miglior documentario italiano, un altro è stato visto in 87 Paesi da oltre 250 milioni di persone, un altro ancora ha vinto il premio come miglior documentario di tutta Europa e Asia.

Eppure, con un curriculum del genere, non lo vediamo nei salotti televisivi o intervistato dai grandi giornali per far comprendere meglio all’opinione pubblica il perché sta accadendo tutto questo in Ucraina.

Non entrerò nei dettagli del suo racconto, ma ne traccio una linea temporale partendo dalla grande carestia dei primi anni trenta, che provocò milioni di morti in Ucraina, continuando con l’annessione da parte di Stalin della Galizia, una regione che faceva parte della Polonia, poi diventata ucraina.

Si arriva così alla Seconda Guerra Mondiale, dove molti ucraini occidentali, tra i quali tanti polacchi (diventati tali con l’annessione) si convertiranno in collaborazionisti di Hitler. Nella regione occidentale del Paese crearono una “sorta di protettorato nazista” compiendo indicibili stragi, tra cui l’uccisione di 700mila ebrei.

Dopo la morte di Stalin arriva Krusciov, e regala la Crimea (prima russa) all’Ucraina, e di conseguenza tutta la sua popolazione russofona si trova a far parte di quella Repubblica dove già vivevano milioni di russi, soprattutto nell’est. Ma problemi non ce n’erano, perché, per tutti, il proprio Stato era l’Unione Sovietica.

Alla fine del 1991 e inizio 1992, l’Ucraina dichiarò l’indipendenza dall’URSS e gli abitanti russi cominciarono a capire che stavano vivendo in un Paese che non era esattamente il loro. Anche se percepivano quella sensazione la vita continuò comunque in modo abbastanza tranquillo, perché non ci fu mai, da parte dei governanti, un atteggiamento dichiaratamente ostile nei loro confronti.

Nel corso di quegli anni, ciò nonostante, qualcosa cominciò a cambiare. In alcune frange della popolazione stava intensificandosi la “nazificazione”, che aumentava sempre di più con l’arrivo dei figli e nipoti di quei collaborazionisti che erano scappati dall’Ucraina dopo la caduta del Terzo Reich, sconfitto dal sacrificio mortale di 25 milioni di sovietici nella Grande Guerra Patriottica, come i russi la chiamano. I più di quei fuggitivi ucraini nazisti ricevette rifugio e protezione negli Stati Uniti.

Con la caduta del dell’URSS furono molti di loro che rientrarono nel Paese, portandosi dietro un odio antisovietico e anticomunista, proiettando ora quel loro sentimento contro l’attuale Russia. Da quel momento, negli anni a venire, le piazze delle città cominciarono a popolarsi di statue di leader nazionalisti degli anni trenta e quaranta, cioè, dei collaborazionisti di Hitler, tra i più famosi Stepan Bandera, demolendo quelle che invece ricordavano la vittoria sovietica sul nazifascismo. E poi, nei libri di testo si iniziò a cambiare la Storia, con l’Ucraina che non veniva più definita antinazista.

Arriviamo al 2004, con il nuovo presidente insediato, Viktor Yushchenko, e la moglie “americana-ucraina”, che viene definita da Fracassi una vera nazista; filmata e intervistata negli anni precedenti con inequivocabili parole che confermano la sua ideologia politica, e fotografata in divisa mentre faceva il saluto romano (l’artico segnalato è di Ennio Remondino. I più anziani se lo ricorderanno).

Di tutto questo si parla nella prima metà del video, mentre nella seconda si può capire il fondamentale ruolo che in quel Paese hanno avuto gli Stati Uniti negli ultimi 25 anni.

L’intelligence Usa ha fatto del tutto per alimentare i gruppi neonazisti nell’Euromaidan 2014, fino ad arrivare al colpo di Stato. Dopodiché, per ricompensa, il partito di estrema destra Svoboda e quello di Pravyj Sektor (dichiaratamente neonazista) si sono ritrovati quattro loro leader come ministri del nuovo governo golpista sostenuto dall’Occidente. E subito viene dichiarato illegale il Partito comunista.

Franco Fracassi ci ricorda anche l’orribile strage del 2 maggio 2014 a Odessa, nella Casa dei Sindacati, dove è stata eseguita una strage, violentando donne, mutilando persone, uccidendole bruciandole vive o sparandogli in testa. Ufficialmente sono state riconosciute 48 vittime, ma realmente ce ne sono state molte di più, e in tutto questo, né un processo e né un condannato.

Nella seconda parte del video si parla anche del ruolo di Joe Biden in Ucraina quando era Vicepresidente di Obama e dei suoi interessi sui giacimenti di gas, con il figlio messo nel consiglio di amministrazione della più importante società che gestisce queste risorse.

Alla fine ascoltiamo parlare dei trenta biolaboratori militari costruiti dagli Stati Uniti in Ucraina per fabbricare armi biologiche, con la maggioranza dislocate lungo il confine russo; poi degli oltre due milioni di profughi che dall’Ucraina sono emigrati in Russia perché perseguitati, senza vedere i nostri mass-media scandalizzarsi per questo, e per ultimo si accennerà al ruolo che ha il multimiliardario George Soros nelle cosiddette “rivoluzioni colorate”.

Tutto questo è frutto del racconto di Franco Fracassi, ma è una minima parte ed è servita solo per far capire la traiettoria del suo racconto, mentre molte cose più interessanti si possono conoscere soltanto ascoltando la sua videointervista.

Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965, passando la mia infanzia in un grande cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica, ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitré apro in società uno studio di grafica; a ventiquattro decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Belize, Laos... fino a Cuba.

Il rapporto consolidato negli anni con l'isola caraibica mi induce maggiormente a interessarmi della complessa realtà cubana.

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