USA/CINA: PRIME "LINEE ROSSE" PER TRUMP? E IL CADAVERE DEL TPP

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di Diego Angelo Bertozzi
 

Della politica estera della nuova amministrazione Trump molto risulta ancora indecifrabile. Ancora di più se si guarda al tipo di relazione che si vuole stabilire con Pechino visto che i democratici lasciano in eredità il Pivot to Asia e il sistema antimissilistico Thaad in Corea del Sud. Certo è che alcune indicazioni sono giunte in questi giorni all'indirizzo del nuovo inquilino della Casa Bianca. 

 

Si pensi, ad esempio, alle "raccomandazioni" stilate dalla bipartisan U.S.-China Economic and Security Review Commission nell'annuale rapporto al Congresso: urgenza di un intervento legislativo per impedire alle imprese statali ("strumento economico primario del Partito comunista per raggiungere i suoi obiettivi di sicurezza nazionale") cinesi di acquisire aziende statunitensi, modificando il mandato del Committee on Foreign Investment in the United States (CFIUS), l'ente governativo che controlla la sicurezza degli investimenti stranieri in modo da escludere preventivamente quelli provenienti da asset statali del colosso asiatico.

 

Lo stesso organismo - ma vanno ricordati i nuovi allarmi per la crescita militare cinese - condanna l'interferenza di Pechino negli affari di Hong Kong.

 

Per quanto riguarda il TPP possiamo ormai parlare di un progetto - doveva essere il cardine del Pivot to Asia per impedire alla Cina di scrivere le regole del commercio internazionale! - di fatto defunto: il primo ministro vietnamita Nguyen Xuan Phuc ha dichiarato che il suo Paese, alla luce dei cambiamenti a Washington, non ratificherà il trattato. Al contempo l'Australia, tradizionale alleato degli Usa, si augura che il cadavere lasci spazio ad un nuovo patto di libero commercio come quello avanzato dalla Cina nel 2012 che, tuttavia, esclude proprio Washington.

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