Venezuela sotto assedio: ExxonMobil e gli USA dietro l'offensiva

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Venezuela sotto assedio: ExxonMobil e gli USA dietro l'offensiva

Nicolás Maduro, presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha lanciato un duro attacco contro la multinazionale ExxonMobil, definendola senza mezzi termini un "nemico" del popolo venezuelano. Le accuse non sono casuali: emergono da un documento rivelato dalla vicepresidente Delcy Rodríguez, che dimostrerebbe il coinvolgimento di ExxonMobil in un'operazione di lobby volta a sabotare gli interessi del Venezuela, colpendo direttamente la compagnia rivale Chevron e, con essa, l'economia del paese sudamericano. Ma dietro questa vicenda si nasconde molto di più: un disegno imperialistico degli Stati Uniti per destabilizzare il Venezuela e mettere le mani sulle sue immense risorse petrolifere.

ExxonMobil: un braccio armato dell'imperialismo statunitense

Maduro non ha utilizzato giri di parole: ExxonMobil è un'azienda "nemica della storia del Venezuela, del suo popolo e del suo diritto al futuro". Questa non è una semplice retorica politica, ma una denuncia fondata su prove concrete. Il documento presentato da Delcy Rodríguez dimostra come ExxonMobil abbia orchestrato un'operazione di lobby multimilionaria per far revocare le licenze a Chevron, privando il Venezuela di un partner strategico e danneggiando ulteriormente un'economia già sotto assedio. Ma non è tutto: ExxonMobil avrebbe anche finanziato campagne politiche per sostenere l'opposizione estremista venezuelana, cercando di imporre un cambio di regime favorevole agli interessi statunitensi.

Questa non è la prima volta che una multinazionale petrolifera si trasforma in uno strumento di pressione geopolitica. ExxonMobil, con il sostegno del governo degli Stati Uniti, agisce come un vero e proprio braccio armato dell'imperialismo, utilizzando il suo potere economico per destabilizzare un paese sovrano e appropriarsi delle sue risorse. È una strategia vecchia, ma sempre efficace: colpire l'economia, soffocare la popolazione, favorire l'instabilità politica e, infine, imporre un governo fantoccio.

Sanzioni economiche: un'arma di distruzione di massa

Le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti al Venezuela non sono semplici misure punitive: sono un'arma di distruzione di massa. Il documento presentato da Rodríguez, intitolato 'Sanzioni al petrolio del Venezuela', meno denaro significa meno potere, rivela come ExxonMobil abbia spinto per l'imposizione di ulteriori sanzioni, con l'obiettivo dichiarato di aumentare la sofferenza della popolazione venezuelana e creare così le condizioni per un cambio di regime. Questo è imperialismo nella sua forma più cruda: soffocare un intero paese per piegarlo ai propri interessi.

Le sanzioni non colpiscono solo il governo di Maduro, ma soprattutto il popolo venezuelano. Privano il paese di risorse vitali, rendono difficile l'accesso a medicine, cibo e beni di prima necessità, e minano qualsiasi possibilità di ripresa economica. Eppure, per gli Stati Uniti e per aziende come ExxonMobil, questo non è che un danno collaterale accettabile pur di raggiungere i propri obiettivi geopolitici.

Un piano per la destabilizzazione

Le accuse del governo venezuelano vanno oltre le sanzioni economiche. Secondo Delcy Rodríguez, ExxonMobil è coinvolta in piani ancora più oscuri, tra cui l'organizzazione di un golpe, tentativi di omicidio del presidente Maduro e persino la frammentazione territoriale del Venezuela. Queste non sono semplici ipotesi: il documento presentato dalla vicepresidente parla esplicitamente di "maggiore pressione politica interna" e di azioni volte a "spezzare l'integrità territoriale del Venezuela".

Rodríguez ha dichiarato con fermezza: "Se qualcosa dovesse accadere a un'alta autorità della Repubblica Bolivariana del Venezuela, accuso direttamente ExxonMobil". Queste parole non rappresentano solo un grido di allarme, ma un monito: il Venezuela è sotto attacco, e le multinazionali come ExxonMobil sono in prima linea in questa guerra non dichiarata ufficialmente.

Gli interessi geopolitici degli Stati Uniti

Dietro le manovre di ExxonMobil c'è la mano pesante degli Stati Uniti, che da anni cercano di mantenere il controllo sull'America Latina e sulle sue risorse. Il Venezuela, con le sue immense riserve petrolifere, rappresenta un obiettivo strategico. Le sanzioni, le pressioni politiche e i tentativi di destabilizzazione non sono altro che strumenti per mantenere l'egemonia statunitense nella regione e nel mondo.

Come ha sottolineato il generale Taylor Rodríguez, esperto in sicurezza, le decisioni degli Stati Uniti sono sempre orientate a massimizzare i propri guadagni, senza curarsi delle conseguenze per i paesi colpiti. Il ritiro delle licenze a Chevron, ad esempio, danneggia non solo il Venezuela, ma anche gli stessi Stati Uniti, che dipendono dal petrolio venezuelano. Eppure, per Washington, questo è un prezzo accettabile pur di mantenere il controllo sul mercato energetico globale.

Le accuse del Venezuela contro ExxonMobil e gli Stati Uniti non sono semplici dichiarazioni politiche, ma un grido di allarme contro un sistema imperialista che continua a opprimere i popoli per arricchire pochi. ExxonMobil non è solo un'azienda petrolifera: è un simbolo del capitalismo predatorio e dell'ingerenza straniera. Il Venezuela, nonostante le difficoltà, resiste. E questa resistenza non è solo per il proprio popolo, ma per tutti i paesi che lottano per la propria sovranità e autodeterminazione.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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