Marco Travaglio - L'aggressore buono

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di Marco Travaglio* - 17 giugno 2025

 

Da venerdì Israele bombarda l’Iran facendo 224 morti e 1300 feriti in tre giorni perché – secondo l’Aiea dell’Onu, che in Israele non può mettere piede mentre conta pure i peli delle barbe degli ayatollah – violerebbe il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) – che Israele non riconosce – per costruirsi forse qualche testata nucleare che non ha, mentre Israele ne ha a bizzeffe: quante non si sa perché non aderisce al Tnp, non riconosce l’Aiea e il suo premier considera l’Onu una “palude antisemita” e le sue risoluzioni carta da cesso.

Per un attimo abbiamo temuto che, in omaggio alla regola aurea aggressore/aggredito, Nato e Ue riempissero l’aggressore di sanzioni e l’aggredito di armi, senza escludere l’invio di truppe volenterose all’Iran dagli avanguardisti Starmer, Macron, Merz e Tusk fino alla sconfitta definitiva dell’infame aggressore macellaio assassino.

Invece le peggiori sanzioni sono le nuove armi inviate da Starmer e Macron all’aggressore per aiutarlo a “difendersi” dall’aggredito. E ieri il Parlamento europeo, sempre sul pezzo, ha votato un nuovo “regolamento in materia di benessere di cani e gatti e loro tracciabilità”.

Così Augias e Benigni andranno ancor più fieri della nostra bella Europa. Intanto i giornaloni pubblicano paginate di “storie e volti delle vittime”: tutte israeliane però (gli iraniani sono come i cinesi: non muoiono mai). E Polito el Drito denuncia sul Corriere la doppia morale sulle due guerre, ma per dire che tutti assolvono Putin e condannano Netanyahu, mentre è l’opposto: tipico caso di doppia morale sulla doppia morale. Così il genio non si accorge che l’amato Occidente, spalleggiando l’amico aggressore contro il nemico aggredito dopo i silenzi complici sullo sterminio di Gaza, perde anche l’ultima foglia di fico dalle pudenda e regala un gigantesco salvacondotto a Putin.

Con che faccia l’Occidente rifiuta di riconoscere i territori ucraini occupati dai russi mentre fischietta sulle sette guerre illegali di Bibi contro altrettanti vicini, inclusa l’occupazione del Sud della Siria? Infatti Putin vuole mediare: dopo il plauso postumo di Trump a Israele che bombarda l’Iran e i suoi negoziati, è rimasto il solo a mantenere ottimi rapporti con Teheran e relazioni decenti con Tel Aviv. E si spera che glielo lascino fare prima che Israele riesca nell’insano e illegale proposito di cambiare regime in Iran. I precedenti di regime change sono noti: in Iraq al posto di Saddam arrivò l’Isis, in Afghanistan al posto dei Talebani deboli abbiamo i Talebani forti, in Libia al posto di Gheddafi c’è il caos tribale, all’Olp subentrò Hamas in Palestina e Hezbollah in Libano, in Siria dopo Assad imperversa al Jolani. Ora tocca all’Iran: dopo gli ayatollah cosa può mai andare storto?

 

*Editoriale pubblicato su il Fatto Quotidiano 

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