Wertheim (NYT): “A volte le storie che raccontiamo per vincere la guerra ci aiutano a perdere la pace”

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Wertheim (NYT): “A volte le storie che raccontiamo per vincere la guerra ci aiutano a perdere la pace”

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A volte le storie che raccontiamo per vincere la guerra ci aiutano a perdere la pace”. Inizia così un articolo di Stephen Wertheim pubblicato sul New York Times di ieri.

“Dopo gli attacchi dell’11 settembre – continua il cronista – gli Stati Uniti hanno deciso che il governo talebano dell’Afghanistan era colpevole tanto quanto i terroristi di al Qaeda che avevano colpito l’America. Quindi, nei successivi 20 anni ha cercato di escludere i talebani dal potere, finendo col cedere a loro l’intero paese”.

La storia che ci raccontiamo sulla guerra in Ucraina comporta analoghi rischi. Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina l’anno scorso, il dibattito nelle capitali occidentali sulle origini del conflitto si è chiuso individuando una sola causa: la Russia ha preso le armi esclusivamente per spinte aggressive e imperialistiche, e le politiche occidentali, compresa l’annosa espansione della NATO, erano ininfluenti”.

[…] È difficile immaginare che in futuro gli storici possano  essere così semplicistici. Anche i tiranni non si muovono nel vuoto assoluto. Invadere l’Ucraina, il secondo paese più grande d’Europa per superficie, ha comportato enormi costi e rischi per Putin. Peraltro, prima di attaccare Kiev, in qualità di leader della Russia per più di due decenni, egli ha virato verso l’Occidente per poi andargli contro. La decisione di non ammettere nessuna responsabilità occidentale puzza di quello che gli psicologi chiamano errore di attribuzione fondamentale: la tendenza ad attribuire il comportamento degli altri alla loro natura e non alle situazioni che si trovano davanti”.

“Infatti, tante prove suggeriscono che l’allargamento della NATO nel corso degli anni ha alimentato le apprensioni di Mosca e aumentato i rischi per l’Ucraina”. E nell’articolo cita i tanti interventi pubblici di figure di primo piano dell’establishment Usa che in passato hanno ammonito sui terribili rischi insiti nell’allargamento della Nato a Est e in particolare nell’adesione ad essa di Kiev.

“Qualsiasi formula per una pace duratura deve riconoscere questa complessità”. spiega il cronista e da ciò discende che l’Ucraina deve esser tenuta fuori dalla NATO.

“[…] L’Ucraina ha bisogno di un visione vera di cosa sia la vittoria – un futuro prospero, democratico e sicuro – non della vittoria di Pirro dei sogni della NATO e delle invasioni russe. I suoi partner internazionali dovrebbero iniziare a elaborare questa visione già questa estate. È tempo di passare a una fase meno propagandistica del dibattito pubblico, che impari dal passato per plasmare il futuro”.

Abbiamo pubblicato questo testo perché non è usuale, anzi, che un media mainstream, e addirittura il NYT, pubblichi analisi che divergono dalle direttive Nato. All’Occidente serve lucidità per concludere la mattanza ucraina e gestire il futuro del Paese, ammonisce nelle sue conclusioni Wertheim. Il suo articolo e la sua pubblicazione del NYT denota che un barlume di lucidità ancora sopravvive nell’establishment d’Occidente, nonostante la follia guerrafondaia che lo ha travolto.

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