Andrea Zhok - Il problema e' Barbero o la censura?

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di Andrea Zhok

 

Scusate, ma l'ennesima baruffa social pro o contro Barbero proprio non si può sentire.

L'antefatto, credo a tutti noto, è che un video dello storico Alessandro Barbero è stato censurato su Meta - su suggerimento del fact-checking di Open - perché avrebbe contenuto delle inesattezze e/o perché sarebbe risultato troppo virale (cioè, suppongo, troppo influente per un messaggio contenente, forse, inesattezze.)

Ora,

che Barbero sia simpatico o meno;

che si esprima in maniera sempre rigorosa o meno;

che sia uno specialista di storia e non di diritto;

che sia di sinistra e non di destra;

che le cose dette contengano delle inesattezze o meno;

che siano pro o contro il governo;

tutto queste cose sono semplicemente dei distrattori che con il problema essenziale non c'entrano nulla.

Mettersi a dibattere, dividersi e polemizzare, come al solito, in fazioni a sostegno di una o dell'altra delle varie opzioni di cui sopra è un modo per intorbidire le acque, per rendere invisibile il vero problema.

Il vero, unico, fondamentale e gravissimo problema è lo stesso che qualcuno di noi sollevava già almeno dieci anni fa quando iniziarono a chiudere i primi siti accusati di essere "di estrema destra". 
Allora alcuni si rallegravano perché venivano messi a tacere dei reprobi (cioè, quelli che qualcuno vi aveva presentato come reprobi).

Ma, come dicevamo allora, se vuoi avere una democrazia che matura dal basso, se vuoi che esista la possibilità di una maturazione dell'opinione pubblica attraverso la libertà dialogica, semplicemente NON ci devono essere interventi selettivi sui contenuti.

Per le fattispecie che rappresentano reato (associazione a delinquere, incitamento al suicidio, diffamazione e simili) deve funzionare la polizia postale e la magistratura (che, per inciso, oggi NON funzionano affatto in questo campo.)

Per tutto ciò che è contenuto, vero o falso, lodevole o disdicevole, accreditato o neofita, conformista o bastian contrario, la rete dovrebbe funzionare attraverso algoritmi neutrali, di valore generale, sintattico e non semantico, come le leggi pubbliche che - così si narra - dovrebbero essere uguali per tutti.

Lo scandalo, all'interno di cui tutti viviamo, è che il più potente luogo di maturazione dell'opinione pubblica oggi - i social media - siano nelle mani di gestori privati, del tutto opachi, soggetti a pressioni unilaterali da parte di alcune lobby finanziarie o politiche (tutti i social media maggiori, tranne uno, hanno i server e la base legale in California). 

Questo semplice fatto che tutti abitiamo in Occidente è uno scandalo, che da solo compromette e distorce in modo devastante ogni processo democratico.

Noi oramai abbiamo fatto l'abitudine a considerare normale che a Tizio venga chiusa di punto in banco la pagina, che Caio venga messo in shadow ban a capocchia, che i messaggi di Sempronio vengano resi virali mentre quelli di Gertrude vengano chiusi alle condivisioni, ecc. 

Ma è inutile che chiacchierate del controllo mediatico e delle violazioni della libertà di stampa nelle mitiche "autocrazie": tutto questo che stiamo vivendo in Occidente è già la morte della democrazia, e ci siamo dentro integralmente e da tempo.

 

*Post Facebook del 24 gennaio 2026

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