Carlo Azeglio Ciampi, l'uomo dell'austerità

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Carlo Azeglio Ciampi, l'uomo dell'austerità

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Quando vi lamentate dell'austerità e non sapete con chi prendervela. Quando vi arrabbiate per i diritti che non avete più, ma non trovate mai un responsabile chiaro. Quando vi accorgete che stanno rubando il futuro vostro e dei vostri figli, ma non riuscite esattamente a capire come. Ecco, in tutti questi momenti, state ricostruendo, a vostra insaputa, la carriera economica e politica di Carlo Azeglio Ciampi.

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Nel giorno della morte di Carlo Azeglio Ciampi, vi riproponiamo l'intervista che l'ex ministro degli affari esteri italiano, Gianni de Michelis, ci ha rilasciato l'anno scorso. «Ci furono pressioni su Ciampi dalla Germania. Ciampi accettò condizioni che erano l’ esatto opposto di quello che si sarebbe dovuto accettare», ha dichiarato nel libro 'Oltre l'euro'. Si trovano tanti riferimenti importanti, che non dobbiamo dimenticare oggi nel ricordo dell'ex Governatore della Banca d'Italia protagonista del futuro "Divorzio" e del ministro "tecnico" che più di tutti diede l'accelerata decisiva per l'euro. Chiaramente oggi, Corriere e Repubblica su tutti, lo celebrano come l'italiano che ha salvato l'Italia, "un grande banchiere", un "grande statista".  


La storia ci dirà che Ciampi è colui che più di tutti ha contribuito a svendere la nostra sovranità. In cambio di meno diritti, meno giustizia sociale, più povertà diffusa e la distruzione della nostra Costituzione (il referendum Renzi ha tra i Padri Fondatori proprio Ciampi). Non va dimenticato oggi nel rispetto della morte, ma soprattutto domani quando analizzeremo il suo lascito politico.


Intervista
 

Il libro 'Oltre l'euro' si conclude con un'intervista esclusiva mai pubblicata prima dell'ex Ministro degli  Affari Esteri italiano che firmò il Trattato di Maastricht, Gianni De Michelis, che torna a parlare dopo diversi anni della fase che ha dato inizio alla stagione di cessione di sovranità del nostro Paese. Il 1992 non è solo l'anno di Maastricht, del resto, ma anche di Mani Pulite, l'inchiesta che di fatto ha distrutto un'intera classe dirigente. Una coincidenza? E qui l'ex Ministro si lascia alle prime rivelazioni: “Non so se quest'operazione fu un modo per favorire il vincolo esterno e la rinuncia alla sovranità del Paese. Ma il risultato è stato esattamente quello: attentare alla sovranità nazionale. Io, personalmente, il 7 febbraio del 1992, in qualità di Ministro degli Esteri, ho firmato il Trattato di Maastricht perché ritenevo che l'Italia sarebbe stato uno dei Paesi che ne avrebbe maggiormente beneficiato. Ma le scelte successive di Prodi con il Patto di Stabilità e le nuove condizioni imposte per l'ingresso dell'euro hanno completamente rivoluzionato quello che avevamo firmato a Maastricht,  prendendo così una direzione opposta”. E ancora: “Era stato scelto il parametro del 60% perché il totale del debito pubblico europeo era  pari al 57% del Pil complessivo. Il  parametro preveniva e limitava il pericolo che tra Maastricht e l'entrata in vigore dell'euro, che avvenne il primo gennaio del 1999, i Paesi  potessero fare i furbi e aumentare il loro debito. Per questa ragione l'Italia avrebbe dovuto in quel momento puntare sul  debito pubblico comune all'Europa. Ma con l'accettazione del Patto di Stabilità fece l’esatto opposto”. A determinare questo improvviso cambiamento di linea, secondo l'ex Ministro degli Esteri, furono condizionamenti esterni: "ci furono pressioni su Ciampi dalla Germania”.
 
A nostra domanda precisa, De Michelis giudica poi “possibile” che l'ondata di privatizzazioni del Governo Amato, che di fatto determinò le condizioni con  entrare nella  zona euro, fosse  un attacco voluto da potenze straniere per deindustrializzare l'Italia: “Sì. Questa è un'interpretazione possibile. Il Governo Amato non era un governo tecnico, era un governo politico, ma, nonostante questo, in realtà,  si prestò allo smantellamento dello Stato imprenditore, con tutte le privatizzazioni di quegli anni, e il tutto senza neppure intaccare il debito pubblico, utilizzato invece come  pretesto per tale operazione”.
 

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