Cina: la lezione di Mao nell’era dei missili ipersonici
Mentre in Occidente si tende a misurare la potenza militare attraverso portaerei, caccia stealth e missili ipersonici, per comprendere davvero la strategia cinese bisogna guardare anche alla storia. In particolare alla Lunga Marcia, la straordinaria ritirata compiuta dall’Armata Rossa cinese negli anni Trenta, che contribuì all’ascesa politica di Mao Zedong e pose le basi di una concezione militare ancora oggi centrale. Nel 1935, dopo una durissima traversata, soltanto poche migliaia di combattenti erano sopravvissuti. Da quella disfatta apparente sarebbe nata una forza capace di sconfiggere avversari numericamente comparabili o meglio equipaggiati, facendo leva non sulla superiorità materiale, ma sulla mobilità, sulla sorpresa e sulla concentrazione delle forze nei punti più vulnerabili del nemico.
È questo il principio della cosiddetta «difesa attiva», che non va confusa con la semplice guerriglia. La lezione elaborata da Mao è che evitare lo scontro diretto con un avversario superiore può essere necessario, ma non basta per vincere una guerra. Occorre trasformare la ritirata in un’occasione per logorare l’avversario, individuarne le debolezze e colpire con decisione quando si presentano condizioni favorevoli. La difesa strategica si combina così con la manovra offensiva sul campo di battaglia. L’obiettivo non è conquistare territori a ogni costo, ma mantenere l’iniziativa, concentrare la superiorità locale e raggiungere risultati militari funzionali a obiettivi politici più ampi. Questa impostazione aiuta a comprendere anche alcune scelte storiche di Pechino, che in diversi conflitti ha ritirato le proprie truppe dopo aver raggiunto gli obiettivi dichiarati, evitando che l'occupazione prolungata di territori si trasformasse in un dispendioso impegno senza vantaggi strategici proporzionati.
Oggi, mentre l’Esercito popolare di liberazione si avvicina al centenario, la sfida consiste nell’adattare questa tradizione alla guerra tecnologica. Missili ipersonici, sottomarini nucleari, aviazione avanzata e capacità integrate tra aria e mare non rappresentano strumenti isolati, ma componenti di una strategia volta anche a scoraggiare l’intervento militare straniero nelle aree considerate vitali per la sicurezza cinese. La modernizzazione dell’esercito, dunque, non si misura soltanto contando le nuove piattaforme d’arma. La vera prova sarà la capacità di integrare tecnologia, mobilità e obiettivi politici in un sistema coerente.
Come insegna la Lunga Marcia, la forza militare non coincide necessariamente con la superiorità numerica: spesso è decisivo saper scegliere dove, quando e a quali condizioni combattere.
LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE "Il MONDO IN 10 NOTIZIE" - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.
SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA
CLICCA QUI


