Cuba, mancava solo "la supercazzola" degli Stati Uniti

Cuba, mancava solo "la supercazzola" degli Stati Uniti

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Dopo che Biden ha confermato il divieto di inviare dollari nell'Isola i cubani residenti negli Usa che l'avevano votato hanno capito che non stava mantenendo le sue promesse elettorali, e questa specifica restrizione sui dollari non l'hanno presa per niente bene. Non tanto per amor di Patria, ma perché andava a incidere sulle loro tasche e sui bisogni dei propri famigliari residenti nell'Isola. Questa decisione li penalizza economicamente, perché dovrebbero comprare altre valute estere per poterle inviare a Cuba, come per esempio l'euro, o in alternativa devono ingegnarsi a trovare un modo per fare arrivare i dollari in contanti direttamente in casa dei loro famigliari.

Così il divieto iniziato con Trump non aveva fermato l'entrata di dollari nell'Isola, creando una “economia parallela”, dove a decidere la domanda e l'offerta era solo il biglietto verde, con il conseguente innalzamento dell'inflazione, motivo per cui il governo cubano ha deciso di sospendere per il momento la circolazione del dollaro in contanti.

Dopo la conferma del divieto da parte di Biden, uno dei più importanti imprenditori della galassia anticastrista è stato ricevuto da alcuni rappresentati della Casa Bianca per capire quale sia il sentimento della parte più moderata della comunità cubana e eventuali loro proposte.

Il tipo è Carlos Saladrigas, nato a Cuba nel 1949 e arrivato a Miami a soli 12 anni, nel 1961, tramite la criminale “Operazione Peter Pan”, una delle più disumane campagne mediatiche che – disse Fidel Castro – sarebbe stata invidiata anche da Goebbels, il ministro della propaganda nazista. Una operazione che per mezzo della Chiesa cattolica fece “emigrare” 14.000 bambini negli Stai Uniti, da soli, senza i loro genitori, che rimasero a Cuba.

Poco conosciuto, rimanendo sempre dietro “le quinte” per non mostrarsi troppo, Saladrigas si arrabbierebbe molto se sapesse che l'ho inserito nella galassia degli anticastristi, avendo, negli ultimi anni, sempre fatto di tutto per apparirne distante. Devo dire che bisogna riconoscere la sua moderazione confronto alle violente prese di posizione di altre organizzazioni di esuli cubani. Ma devo anche precisare che questa moderazione l'ha raggiunta con la maturità, visto che per molto tempo è stato considerato un duro anticastrista, tanto che il quotidiano cubano di opposizione “Diario de Cuba” scriveva che Saladrigas avrebbe voluto vedere “la testa di Fidel Castro su un vassoio”.

Da vari anni dichiara la sua intenzione di aiutare Cuba e il suo popolo a realizzare una graduale trasformazione del sistema socialista attraverso un dialogo costruttivo. Ancor prima delle aperture di Obama aveva stimolato anche l'attenzione positiva di molti esponenti del partito comunista cubano, finché Fidel si rese conto che la trasformazione che Saladrigas voleva, anche se graduale, era quella liberista.

Fu chiamato dall'amministrazione Clinton per mediare con la comunità cubana di Miami durante il “sequestro” del piccolo Elian.

Molti sostengono che fu anche il principale finanziatore della grande campagna promozionale fatta in Florida a favore di Yoani Sánchez, famosa blogger e giornalista, che per tutto il decennio passato fu presentata al mondo come la figura più importante della dissidenza cubana, volendo far credere che solo con un computer e i suoi articoli stava mettendo in forte crisi Fidel Castro e la sua “dittatura comunista”.

Per sapere il potere di influenza che questa persona ha basta andare sul sito di “Cuba Study Group” e leggere la sua biografia professionale, che va dalla presidenza della “Premiere American Bank” di Miami, fino ad avere un ruolo di rilievo nella Pepsi Cola.

Di questo “Gruppo” Saladrigas è il Presidente, ed è un gruppo formato dai più importanti imprenditori di origine cubana, e non solo, che risiedono in Florida. Imprenditori impegnati nel cercare soluzioni “pacifiche” per una transizione cubana alla democrazia liberale, o magari liberista, in modo da esserne i primi a ricavarne vantaggi con i loro investimenti nell'Isola. Infatti non sono mancati articoli sul loro sito in favore delle proteste avvenute nell'Isola l'11 luglio.

Nella riunione con i rappresentanti dell'amministrazione Biden, Saladrigas, sapendo i problemi che il divieto sui dollari crea ai cubani-statunitensi, ha proposto di studiare una soluzione alternativa per farli arrivare alle famiglie cubane, e sembra che gli abbiano dato retta. Infatti la Sottosegretaria del Dipartimento di Stato per gli Affari dell'emisfero occidentale, Julie J. Chung, da pochi giorni ha dichiarato che stanno studiando una soluzione per questo problema: «Non possiamo lasciare che le rimesse dei cubani finiscano nelle mani degli oppressori. Stiamo creando un gruppo di lavoro sulle rimesse in dollari per capire in che modo farli arrivare prima a noi, per poi inviarli direttamente nelle tasche dei cubani».

Fino al momento del divieto il valore dei dollari inviati veniva ricaricato ai beneficiari cubani su una carta magnetica (tarjeta) in “moneta liberamente convertibile” (MLC) perché è solo con questa che si può acquistare nei negozi statali. La “tarjeta” è una carta simile alla nostra postapay/carta di debito.

Con questo sistema lo Stato rientrava dei “dollari” spesi dai cubani e così poteva riacquistare prodotti e merci all'estero con la sua “moneta convertibile” per riempire nuovamente i negozi o produrre lui stesso merci e servizi.

Il problema è che da quando c'è il divieto i dollari non arrivano più in banca ma direttamente alle famiglie in contanti. In questo modo però non possono spenderli nei negozi, perché lì è possibile farlo solo con la “tarjeta”.

Per questo motivo hanno iniziato a girarne tanti nel mercato parallelo della borsa nera, creando enormi problemi allo Stato e alla maggioranza dei cubani per l'innalzamento dell'inflazione.

L'inflazione crescerebbe in qualsiasi Paese al mondo se questo decidesse di immettere gran quantità di moneta in circolazione, però in quel caso sarebbe lo stesso Stato che avrebbe il controllo sull'intera operazione, e qualora si rendesse conto che questa gli “sfugge di mano”, tornerebbe subito sui suoi passi decidendo il da farsi.

A Cuba non è così, perché, non passando per circuiti ufficiali, lo Stato non ha alcun controllo su quei dollari, e questo è il modo perfetto per generare un mortale circolo vizioso; esempio: il cubano che lavora in un posto statale (95% di loro) – che sia una grossa fabbrica o un minuscolo negozio – viene “incentivato” a rubare piccole cose nel proprio luogo di lavoro, sapendo di poterle vendere facilmente alla borsa nera e guadagnare dollari. Con questi anche lui potrà poi comprare solo sul mercato parallelo e non nei negozi statali; quindi, per l'aumento della domanda causata dai dollari in contanti, servirà più merce da rubare sul proprio posto di lavoro, e così via.

Questo è il modo perfetto per rendere inefficienti negozi, aziende e fabbriche statali, favorendo poi un innalzamento verticale dell'inflazione.

Oggi l'amministrazione Biden dice che vietare l'invio del dollaro tramite banche è stato deciso per non aiutare la “dittatura comunista” che ne usufruirebbe, mentre il loro interesse è aiutare la popolazione cubana studiando un'alternativa per fargli arrivare i dollari solo a loro.

Come possano trovare una soluzione legale per fare questo, senza passare per le banche cubane, mi resta difficile comprenderlo.

Come già detto in altra occasione io sono completamente digiuno di economia ma questa mi sembra una “supercazzola” di “tognazziana” memoria.

Se tu ti impegni a far morire un Paese con un blocco economico, finanziario e commerciale, limitandone pesantemente l'acquisto di beni, merci e prodotti all'estero. Se gli impedisci perfino l'acquisto di medicinali e respiratori artificiali. Se non permetti ai tuoi cittadini di andare in vacanza tramite tour turistici in quel Paese perché così non entra valuta nelle casse dello Stato. Se fai del tutto per non fargli arrivare il petrolio. Se limiti le banche internazionali a fare transazioni con Cuba. Se vieti ad altri Paesi di vendergli qualsiasi prodotto che abbia solo più del 10% di componenti di origine statunitense. Insomma, se tu hai deciso tutto questo e ben altro, ma allo stesso tempo dichiari che vuoi aiutare il popolo cubano inviandogli dollari, mi spieghi poi dove c..zo li spendono questi dollari i cubani (scusatemi il francesismo) se il Paese dove vivono non ha assolutamente nulla da offrirgli perché tu l'hai ucciso?

Ma se anche avesse da offrirgli qualcosa, tu sai bene che quei dollari non potrebbero spenderli in contanti nei negozi, e quindi finirebbero ad alimentare il “mercato parallelo” creando tutte le drammatiche disfunzioni di cui ho parlato fino adesso. E allora tutto fa pensare che è proprio questo quello che tu vuoi.

Qualsiasi iniziativa prendano gli Stati Uniti, anche quella che sembra la più positiva nei confronti di Cuba, ha sempre lo scopo di mettere il loro governo in estrema difficoltà, e questa mi sembra che sia una delle tante.

Sono ormai quasi vent'anni che gli Usa hanno messo in piedi una doppia strategia – “linea morbida” e “linea dura” – in base al momento storico usano una o l'altra, ma a volte le vediamo in campo tutte e due insieme. Ma sia con l'una che con l'altra il fine è sempre lo stesso, voler far ridiventare Cuba il loro “giardino di casa”.

Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965 (ancora ci vivo) passando una felice infanzia in uno dei grandi cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitre apro in società uno studio di grafica e servizi per tipografie, seguono poi altre esperienze lavorative; a ventiquattro anni decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane, accompagnato solo dalle mie due fotocamere “Fujica”: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Laos... fino a Cuba.

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