Cuba non è una minaccia, il blocco sì. Intervista a Marco Papacci

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Cuba non è una minaccia, il blocco sì. Intervista a Marco Papacci

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di Camilla Costantini

 

Il 26 ottobre all’Ambasciata cubana in Italia si è tenuta una conferenza stampa per parlare del blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba alla vigilia del dibattito e del voto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Come ha riportato l’Ambasciatore di Cuba in Italia, Jorge Luis Cepero Anguilar, oggi sarà la trentaquattresima volta in cui l’Assemblea Generale analizzerà il blocco imposto dagli Stati Uniti verso l’isola. “Credo che la conferenza sia andata bene, anche se i grandi media non erano presenti, nonostante siano stati convocati. Ho visto molta informazione alternativa” mi ha raccontato Marco Papacci, presidente dell’associazione nazionale di amicizia Italia-Cuba (https://italiacuba.it/). “L’Ambasciatore ha raccontato che le pressioni internazionali sono molto forti, quindi gli scenari possono essere tre: l’Italia che abbandona l’aula, che si astiene o che vota a favore del blocco”.

 

Come presidente dell’associazione Italia-Cuba, qual è il centro delle vostre attività a sostegno di Cuba?

L’associazione nasce nel 1961. Oggi abbiamo 4000 iscritti e 77 circoli in tutto il territorio nazionale.La campagna più importante che portiamo avanti è quella contro il blocco degli Stati Uniti: sono più di sessant’anni che ci battiamo per contrastarlo. Negli ultimi anni il blocco si è rafforzato e noi portiamo avanti questa battaglia in tutti gli ambienti possibili: nel Parlamento, con i movimenti e con la stampa. Abbiamo cercato di fare rete con organizzazioni che, a volte, sono distanti dal nostro punto di vista, ma crediamo che oggi la solidarietà e la campagna contro il blocco deve unire tutti quelli che hanno una visione di condanna delle azioni criminali da parte degli Stati Uniti.

Grazie all’impegno dell’associazione Italia-Cuba, durante l’emergenza pandemica, diverse brigate mediche cubane sono arrivate in Lombardia e in Piemonte. Questo ha permesso ai medici cubani di lavorare in Italia. Può raccontarci come è nata questa iniziativa e quale impatto concreto ha avuto sul servizio sanitario locale?

Quando Irma Dioli era la presidente dell’associazione e io ero vice, abbiamo scritto a Speranza, all’epoca Ministro della sanità italiana, invitandolo a chiamare le brigate mediche cubane, rinomate per la loro preparazione contro le epidemie: lo hanno dimostrato con il colera ad Haiti e con l’ebola in Africa. Il Ministro non ha risposto, quindi abbiamo scritto a tutti i presidenti delle regioni: a darci immediatamente un riscontro positivo sono state la Lombardia e il Piemonte.Abbiamo fatto da ponte con l’ambasciata di Cuba in Italia e le brigate mediche sono arrivate.Siamo orgogliosi di questa scelta: il lavoro dei medici cubani è stato immane. Oggi a Crema esiste una piazza che si chiama piazza brigata Henry Reeve.

BPER Banca ha bloccato e inibito il conto corrente italiano intestato alla Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos, la società statale cubana che gestisce una quota dei compensi dei medici cubani impiegati nel sistema sanitario della Regione Calabria. Può una banca che agisce sul territorio italiano praticare questa discriminazione?

No, non può. BPER si è piegata alle minacce di Mike Hammer, incaricato d’affari dell’Ambasciata degli Stati Uniti all’Havana. Hammer ha violato qualsiasi forma di diritto internazionale: non ha chiesto neanche il permesso all’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, violando le regole protocollari. Quando è arrivato in Italia ha chiesto di riunirsi con il Presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto, minacciandolo di non concedergli più il visto per andare negli Stati Uniti, se non avesse rispedito a casa i medici cubani. Occhiuto ha risposto da persona onesta, dicendo che se gli Stati Uniti gli avessero mandato 400 medici, lui, allora, avrebbe mandato a casa i medici cubani. I medici americani non sono arrivati. La BPER, bloccando i conti, si è piegata alle minacce degli Stati Uniti, Occhiuto no.

Perché, secondo te, le scarne informazioni che arrivano in Italia a proposito della situazione a Cuba sono così distorte?

Gli Stati Uniti stanziano ogni anno 20 milioni di dollari per la propaganda anti-cubana: cosa ci si può aspettare dai mass media quando prendono soldi dall’amministrazione statunitense per parlare male di Cuba? Non mi sorprende la posizione dei mass media italiani. Basterebbe avere un po’ di coraggio e raccontare la realtà: oggi Cuba si trova in questa situazione difficile a causa del rafforzamento del blocco da parte degli Stati Uniti. Un blocco non solo criminale, condannato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per 33 volte, ma che oggi si può anche definire un genocidio silenzioso: la mortalità infantile è aumentata dal 4 per mille al 9 per mille, ci sono bambini che non possono essere curati oppure anziani che non possono ricevere la quota di latte che Cuba ha sempre stanziato per loro.

Tu che hai costantemente a che fare con Cuba, quale situazione reale ci restituisci oggi della situazione sociale ed economica vissuta dalla popolazione cubana?

Ci sono parti del paese dove manca l’elettricità per 48 ore consecutive. L’ultima petroliera è arrivata all’inizio dell’anno, ma Cuba avrebbe bisogno di 8 petroliere al mese. La mancanza di petrolio e la mancanza di energia provocano situazioni molto complicate: impossibilità di raccogliere l’immondizia nelle strade, impossibilità di avere l’acqua corrente, impossibilità di conservare i cibi nei frigoriferi, quindi i cubani sono costretti a comprare le cose da mangiare giornalmente. Quando arriva la luce non c’è un orario specifico: in quel breve lasso di tempo i cubani devono fare le cose che tutte le persone fanno normalmente in casa e dal punto di vista psicologico è un danno molto grave. Sono costretti a conservare l’acqua nei bidoni in cui, con il caldo che fa a Cuba, si accumulano larve di zanzare, che creano la possibilità di avere malattie come il dengue (malattia tropicale, NDR). I bambini a scuola non hanno il ventilatore, come non c’è nelle case: è facile, quindi, vedere persone che dormono sulla soglia della porta per avere un po’ di refrigerio.Un altro problema è la difficoltà di reperire la benzina: arriva solo ai privati, perché gli Stati Uniti non la vendono allo Stato, mettendolo in difficoltà apposta per poi raccontare che è proprio lo Stato Cubano a non voler aiutare la popolazione.Io sono stato recentemente all’Havana e non si vive bene: la gente è stanca non di chi li governa, ma di questa situazione.Nonostante tutto questo il popolo cubano resiste: la gente va a lavoro, gli studenti vanno a scuola.

Il sistema cubano viene spesso giudicato attraverso canoni esclusivamente occidentali: puoi spiegarci come funzionano la democrazia partecipativa e il sistema elettorale a Cuba? E quali strumenti ritieni più efficaci per superare la narrazione stereotipata che riduce Cuba alla sola definizione di dittatura?

La visione che noi abbiamo di Cuba è euro-centrista, perché pensiamo che la democrazia sia solo il multipartitismo. Ma questi non sono gli occhi con cui va vista la democrazia partecipativa cubana. Prima del 1959 a Cuba esistevano partiti, ma erano legati alle amministrazioni statunitensi. Ai pochi partiti dell’opposizione non era permesso di esprimere liberamente la loro voce. Cuba ha conosciuto quella che noi occidentali chiamiamo democrazia, ma ha fatto una scelta diversa.Oggi, non si fanno campagne elettorali: la persona che vuole candidarsi deve presentare il suo curriculum, per poi essere proposto o proposta nel suo quartiere. Se questa persona viene eletta può arrivare all’assemblea dell'Asamblea Nacional del Poder Popular e continua a mantenere lo stipendio del lavoro che faceva prima di essere eletto o eletta. Non deve essere necessariamente iscritto al partito comunista. Esiste la rendición de cuentas: ogni mese il politico deve tornare nel proprio collegio e se non ha mantenuto le promesse fatte, il collegio gli toglie l’incarico. Le urne per votare non sono custodite da militari, ma dai bambini.Il parlamento cubano è il secondo al mondo per numero di donne.Credo che lo strumento più efficace che abbiamo per superare la narrazione di Cuba come una dittatura, sia informarsi per capire come funziona realmente il sistema elettorale cubano (le elezioni periodiche si svolgono ogni 5 anni e sono le seguenti: elezioni municipali, in cui si eleggono i delegati delle assemblee municipali del Poder Popular, si costituiscono queste ultime e si eleggono i rispettivi presidente e vicepresidente; elezioni nazionali, in cui si eleggono i deputati, si costituisce l’Asamblea Nacional del Poder Popular, si elegge il suo presidente, vicepresidente, segretario e gli altri membri del Consiglio di Stato, nonché il presidente e il vicepresidente della Repubblica; elezioni dei governatori e vicegovernatori provinciali. I cittadini cubani hanno diritto di: essere iscritti nel Registro Elettorale, proporre ed essere nominati come candidati a delegato dell’Assemblea Municipale del Poder Popular, eleggere ed essere eletti, esercitare il suffragio nei plebisciti convocati, assistere agli scrutini nei seggi elettorali e presentare reclami legalmente procedenti, NDR), la Costituzione cubana (Cuba è uno stato socialista di diritto, democratico, indipendente e sovrano. La sovranità risiede in modo non trasferibile nel popolo. L’economia si basa sulla proprietà di tutto il popolo sui mezzi di produzione fondamentali e su una pianificazione centralizzata che guida il mercato. Sono riconosciute la proprietà socialista di tutto il popolo e la proprietà personale. L’istruzione è una funzione dello Stato, laica, gratuita e accessibile a tutti i livelli. Vengono garantiti il diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza, all’inviolabilità del domicilio e delle comunicazioni, alla libertà di pensiero, stampa, riunione e associazione, oltre ai diritti al lavoro, alla salute gratuita, all’assistenza e alla previdenza sociale, NDR) e il codice delle famiglie (le relazioni familiari si fondano sulla dignità, l’uguaglianza, la non discriminazione, la pluralità, la responsabilità condivisa, la solidarietà, la socio-affettività e la ricerca della felicità. Viene condannata ogni forma di discriminazione e di violenza domestica, non solo fisica, ma anche verbale, psicologica e patrimoniale. I casi di violenza vengono considerati casi di protezione urgente e l’azione per il risarcimento dei beni è imprescrittibile. I tipi di filiazione possono essere: naturale, adottiva, assistita e socio-affettiva. Lo Stato riconosce e protegge le famiglie indipendentemente dalla loro forma di organizzazione, basate sui legami affettivi e di parità, NDR).

Durante il periodo covid il nostro paese ha usato i vaccini statunitensi che sono costati molti soldi a dose. Non si è data la possibilità a Cuba, che ha inventato cinque vaccini, di cui uno per neonati, di venderli a un prezzo più economico. Il blocco economico riguarda anche tutti noi e riguarda anche la nostra salute. È ancora possibile, quindi, continuare a seguire questo dictat nordamericano che viola il diritto internazionale?

Le grandi case farmaceutiche sono in mano ai potenti americani. Bisognerebbe avere il coraggio di sganciarsi da questa catena. Quando Cuba ha venduto i suoi vaccini al Vietnam e alla Cina, per esempio, gli è stata fatta una guerra fortissima: per gli Stati Uniti era un grande pericolo, perché Cuba li vendeva a un prezzo molto più basso del loro.Queste grandi case farmaceutiche statunitensi dettano la politica sanitaria di molti paesi.Durante la pandemia, Cuba è stata costretta a inventarsi e costruire i respiratori artificiali perché gli Stati Uniti hanno impedito ad alcune case costruttrici di venderglieli. Preferivano vederli morire, piuttosto che vendergli i respiratori artificiali.La violazione del diritto internazionale è all’ordine del giorno. Credo che andrebbe riformato il modo di votare dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: con il sistema del veto non funziona.

Gli Stati Uniti regolano il proprio dominio seguendo la logica delle sanzioni. Analizzando il caso di Cuba, quale valore e quale legittimità giuridica hanno queste misure nel diritto internazionale?

Il fatto che il blocco sia stato condannato 33 volte dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è una vittoria politica, ma non ha seguito. Gli Stati Uniti impediscono al resto del mondo di commerciare con Cuba ed è una sfacciata violenza che fanno nei confronti anche di noi italiani. Abbiamo avuto alcune esperienze di come il blocco agisce extraterritorialmente: Cuba è inserita nella lista di paesi patrocinatori del terrorismo e quando fai parte di quella lista nessuna transazione ti è concessa. La sola parola Cuba impedisce anche a banche italiane di fare trasferimenti su altre banche italiane. Quando a Cuba c’è stato un uragano, noi volevamo acquistare del materiale, tramite un’associazione simile alla nostra, in California: ci hanno bloccato il conto, ci hanno multati di 2000 euro e ci hanno mandato un controllo della finanza per vedere se i nostri conti erano in regola.

Oggi l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sarà chiamata a votare una risoluzione che chiede la fine dell’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba. Dovesse prevalere la fine dell’embargo, si aprirebbero delle speranze per Cuba?

Sarebbe una vittoria politica e simbolica non indifferente: sono convinto che, anche questa volta, la maggior parte dei Paesi del mondo voteranno per la risoluzione proposta da Cuba di mettere fine all’embargo statunitense. Se non ci fosse il veto da parte degli Stati Uniti potrebbero aprirsi speranze, ma questo non può avvenire.

Nel 1999 il parlamento europeo ha votato una risoluzione che ha cercato di contrastare gli effetti extraterritoriali delle sanzioni statunitensi, permettendo alle imprese di non conformarsi. Questa risoluzione non è stata applicata: temi che un’eventuale fine dell’embargo possa subire lo stesso blocco politico?

Sì, perché se è pur vero che l’Unione Europea ha condannato le sanzioni degli Stati Uniti, d’altra parte non è stato fatto nulla per schierarsi politicamente contro di loro. Il commercio con Cuba è drasticamente ridotto: gli Stati Uniti minacciano qualsiasi compagnia che commercia con l’isola. Gli imprenditori che fanno affari con Cuba, nonostante le minacce statunitensi, sono solo una piccola parte.

Camilla Costantini

Camilla Costantini

Studio filosofia all' Università "La Sapienza" di Roma. Una grande passione per il giornalismo. Per l'Antidiplomatico mi occupo di politica internazionale e di cinema
 

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