ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!
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di Giorgio Cremaschi
Andrea Moretti aveva 22 anni ed era un “rocciatore”, secondo i mass media. No non è stato vittima di un incidente di montagna, ma di un omicidio sul lavoro.
Come succede a migliaia di operai in tutta Italia, è precipitato dall’alto mentre lavorava. Solo che la sua morte non è avvenuta in qualche capannone di periferia, ma dalle mura di una delle prime meraviglie del mondo, conosciuta da tutti e visitati da moltitudini di persone al giorno.
Tutto il mondo ha potuto vedere che neanche il Colosseo è zona franca dalla strage di lavoratori che devasta l’Italia. Non mi venite a dire che il “rocciatore” Moretti ha fatto un errore o è stato sfortunato. Le norme di sicurezza, se applicate con rigore, impediscono sfortuna ed errori. Se un operaio muore è SEMPRE perché queste norme non sono rispettate. E questo avviene per massimo profitto e sfruttamento, ancor più nella catena degli appalti e dei subappalti, resa ancora più lunga ed agevole dai decreti vantati da Salvini.
Quando in dieci anni muoiono sul lavoro 15000 persone e CINQUE MILIONI sono ferite gravemente, vuol dire che l’assassino è il sistema. E chi non contrasta questo sistema è complice. Che fine ha fatto la legge sugli omicidi sul lavoro, che il Governo Meloni ha affossato? E perché la magistratura in molti casi non va fino in fondo nelle responsabilità degli omicidi? E gli ispettorati del lavoro perché NON FERMANO le attività a rischio? E perché gli imprenditori non pretendono davvero il rispetto delle norme di sicurezza, prima che la gente muoia, non dopo con le dichiarazioni a discolpa.
Basta, lo sappiamo tutti che il sistema si è abituato al massacro degli operai, tutto fa PIL, e voi signori del potere ora almeno risparmiateci la vostra ipocrisia.
Non proclamate inaccettabile questo omicidio, quando la strage operaia è normalmente accettata.
Si vuole fare qualcosa di diverso dal solito? Visto che Andrea Moretti è rimasto ucciso in un appalto pubblico, allora si agisca SU TUTTA LA CATENA DELLE RESPONSABILITÀ PUBBLICHE. Basta ipocrisia, giustizia per Matteo e per tutte le operaie e per tutti gli operai uccisi sul lavoro.


