Cuba smentisce le accuse infondate dell'ambasciatore USA all'ONU
Per la 34ª volta, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite è tornata a discutere e votare la risoluzione presentata da Cuba per chiedere la fine del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti. Durante la sessione, la delegazione cubana ha interrotto l’intervento del rappresentante statunitense Michael Waltz, presentando una mozione d’ordine ai sensi dell’articolo 71 del regolamento dell’Assemblea. Waltz aveva accusato il governo cubano di confiscare i beni dei lavoratori, mostrando immagini e dati relativi a presunti patrimoni, proprietà e beni di lusso attribuiti ai vertici del Paese.
Secondo la ricostruzione statunitense, le risorse destinate alla popolazione sarebbero state dirottate. La delegazione dell’Avana ha chiesto alla presidenza di richiamare all’ordine il funzionario americano, contestando le sue dichiarazioni come menzogne pronunciate con arroganza e lesive della dignità degli Stati membri, oltre che offensive nei confronti del popolo e del governo cubani. Ma al di là dello scontro diplomatico, resta la questione centrale: il bloqueo imposto da Washington, che da decenni colpisce l’economia cubana e limita l’accesso a risorse, beni e servizi essenziali. Una misura coercitiva unilaterale che, per la sua portata extraterritoriale e i suoi effetti sulla popolazione civile, solleva gravi questioni di diritto internazionale e viene condannata da anni dalla comunità internazionale.
Le ripetute risoluzioni dell’Assemblea generale dell’ONU chiedono la fine dell’embargo, pur non avendo carattere giuridicamente vincolante. Dietro le accuse rivolte all’Avana, dunque, non può essere oscurata la responsabilità di una politica di pressione economica che punisce un intero popolo per piegarne le scelte politiche.
Un bloqueo criminale nei suoi effetti sociali, che nega a Cuba il diritto di svilupparsi senza coercizioni esterne.
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