Angelo d’Orsi: «Questa è una ribellione contro la disuguaglianza»
Dalla crisi dello Stato all'impoverimento del ceto medio, fino alle proteste delle nuove generazioni: nell'intervista a Loretta Napoleoni per Storia in diretta, lo storico Angelo D'Orsi analizza le contraddizioni di un sistema che ha rinunciato alla programmazione politica e alla giustizia sociale.
«La politica è l'arte di guardare lontano, ed è quello che manca». È forse questa la riflessione che meglio riassume l'intervento del professor Angelo d'Orsi, ospite di Loretta Napoleoni nella nuova puntata di Storia in diretta. La crisi attuale, secondo D'Orsi, si manifesta nella crescente distanza tra istituzioni e cittadini, nell'erosione del diritto allo studio e nell'incapacità dello Stato di intervenire sulle disuguaglianze.
Il professore richiama i «pensieri lunghi» di Enrico Berlinguer per denunciare una politica ormai prigioniera dell'emergenza permanente, nella quale la programmazione è stata sostituita da provvedimenti contingenti e risposte prevalentemente securitarie. «Questa è una ribellione contro la disuguaglianza». Con queste parole D'Orsi invita a superare la rappresentazione delle mobilitazioni giovanili come semplici episodi di disordine pubblico. A suo giudizio, la narrazione dominante tende a concentrare l'attenzione sugli episodi di violenza, relegando in secondo piano le ragioni economiche, sociali e culturali della protesta. La questione, sostiene lo storico, non riguarda esclusivamente gli studenti. Le mobilitazioni degli agricoltori, degli autotrasportatori e di altri settori produttivi costituiscono manifestazioni differenti di un disagio che affonda le proprie radici nell'allargamento della distanza tra ricchezza e povertà.
Per D'Orsi, le nuove generazioni non chiedono necessariamente l'abolizione di ogni differenza sociale, ma il ripristino di un principio fondamentale della democrazia costituzionale: la responsabilità dello Stato nel contrastare le disuguaglianze e garantire opportunità effettive.
«Qui è la santificazione della disuguaglianza sociale e il fatto che ci si inchina al molo della ricchezza». D'Orsi utilizza l'immagine del lusso ostentato, dei beni esclusivi e dei simboli di appartenenza alle élite per descrivere una società nella quale la concentrazione della ricchezza non viene soltanto tollerata, ma elevata a modello di successo. Il contrasto diventa ancora più evidente quando lo storico racconta un incontro con alcuni agricoltori e autotrasportatori durante una protesta in Calabria. Uno di loro gli avrebbe spiegato di vendere i pomodori allo stesso prezzo di venticinque anni prima, mentre il costo del prodotto per il consumatore è enormemente superiore. Le distorsioni insopportabili di un sistema economico nel quale chi produce e chi lavora rischia di essere progressivamente penalizzato, mentre la ricchezza si concentra in altri segmenti della filiera.
L'intervista integrale al professor Angelo D'Orsi è disponibile sul canale YouTube de l'AntiDiplomatico.
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