E poi anche il licenziamento divenne "smart"...

1990
E poi anche il licenziamento divenne "smart"...

Ci sono notizie che, per quanto facciano letteralmente rabbrividire, tutto sommato si spiegano, si “comprendono” persino: nel senso che si collocano coerentemente nella barbarie che ormai da tempo imperversa nel mondo del lavoro di questo paese.
 
Tre dipendenti della Yazaki sono stati licenziati e il metodo adoperato per comunicare il licenziamento è stato la call, mediante Microsoft Team. Certo, abbiamo visto di peggio: gente licenziata mediante sms o tramite WhatsApp, altre persone con un’email.
 
Quello che però di questa vicenda colpisce particolarmente è il ragionamento adottato da Stefano Bena, il general manager dell’azienda. Sostiene che i vertici aziendali siano «sorpresi e amareggiati dal clamore che ha avuto la vicenda». Dopotutto, cosa c’è di male nel licenziare delle persone mediante una call?
 
Sottolinea come in azienda siano «ancora fortemente in smart working» e dunque parrebbe giusto dematerializzare anche il licenziamento, che si “remotizzi” in qualche modo. Oggi anche i licenziamenti diventano “agili”, “smart”.
 
Pensate che secondo Bena il licenziamento mediante call è stato un «segno di attenzione» e tiene a sottolineare come si sia trattato di «colloqui lunghi, durati anche quasi dieci minuti». Avete capito bene: quasi dieci minuti, mica pizza e fichi. Certo, se soppesiamo la retribuzione annua di certi manager, dieci minuti certamente rappresentano un investimento da non prendere sotto gamba, per carità, ma non mi sembrano un tempo particolarmente generoso per comunicare a una persona che il suo futuro in azienda è concluso, che il Natale se lo fa in disoccupazione con tutta la famiglia. Ad ogni modo, che dire, grazie per il segno di attenzione: troppa grazia Sant'Antonio!
 
 
 
 
Il paragone apparirà certamente forte, me ne scuso, però davvero certe volte, quantomeno per alcuni aspetti, mi sembra di vivere in un libro di Malaparte, in un contesto nel quale è tutto tanto decadente da far fatica a trovare qualcosa di davvero inaccettabile.
 
Quanto conta ancora la persona, la sua dignità, la sua libertà in uno scenario come quello che abbiamo attorno ogni giorno? Sono questi gli interrogativi dai quali ripartire, con ostinazione e tenacia.
 
È accettabile considerare una call di licenziamento un segno di attenzione, rivendicarne persino la durata di quasi dieci minuti?
 
Con tanta rabbia bisogna però riconoscere come certe notizie suscitino sempre minor sdegno e clamore. Questo è il paese nel quale LabLaw Studio Legale Rotondi & Partners, lo studio legale che assiste Gkn Driveline Firenze, ha avuto l’impudenza di pubblicare sulla propria pagina Facebook un post col quale si manifesta orgoglio per aver conseguito il premio “Studio dell’anno Lavoro ai TopLegal Awards 2021” «per la proattività e la lungimiranza con cui affianca i clienti. Come nell’assistenza a Gkn per la chiusura dello stabilimento fiorentino e l’esubero di circa 430 dipendenti».
 
 
Com’è possibile che non si percepisca, letteralmente, l’infelicità di certe uscite? Com’è possibile che uno studio legale ritenga ammissibile promuoversi vantando un premio di questo tipo, con quella motivazione?
 
Questi episodi esprimono il disagio profondo del nostro tempo, un disagio patito dagli ultimi e sempre più inespresso. È fondamentale prenderne atto e farci i conti o sarà troppo tardi, troppo tardi per tutti.
 
"Contro lo smart working", Scheda libro: https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788858144442

Savino Balzano

Savino Balzano

Savino Balzano, nato a Cerignola nel 1987, ha studiato Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Perugia. Autore di "Contro lo Smart Working" (Laterza, 2021) e di "Pretendi il Lavoro! L'alienazione ai tempi degli algoritmi" (GOG, 2019). Sindacalista, si occupa di diritto del lavoro, collabora con diverse riviste.

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