Ignobile commedia del Parlamento europeo: Alexi Navalny e Jeanine Añez tra i finalisti del 'Premio Sacharov'

Ignobile commedia del Parlamento europeo: Alexi Navalny e Jeanine Añez tra i finalisti del 'Premio Sacharov'

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Non ci potevo credere quando sul sito 'Ansa.it Europarlamento' ho letto che “Le donne afghane, l'oppositore russo Alexei Navalny e l'ex presidente ad interim della Bolivia Jeanine Áñez sono i tre finalisti del Premio Sacharov per la libertà di pensiero, il premio istituito dal Parlamento europeo nel 1988 per onorare individui e organizzazioni che difendono i diritti umani e le libertà fondamentali.”

Non è che io fossi ignaro che Alexei Navalny e Jeanine Áñez fossero nella lista dei vari candidati, lo sapevo, ma mai avrei pensato che potessero essere nominati tra i tre finalisti.

So che si fa di tutto pur di mettere in cattiva luce i paesi che non sono allineati agli Stati Uniti, come lo è la servile Unione europea, ma non pensavo che queste nomine le facessero arrivare tra i tre finalisti, soprattutto quella della Áñez, la 'golpista' boliviana accusata di genocidio.

Ebbene sì, sono riusciti a mettere in scena anche questa ignobile commedia.

Non riesco a capacitarmi all'idea che al peggio non c'è mai fine, e continuo ancora a illudermi che un minimo di pudore debba pur esserci in chi prende certe decisioni.

E invece NO! Ci considerano tutti degli imbecilli.

 Ci considerano un gregge di pecore a cui raccontare le più assurde menzogne senza nemmeno vergognarsene un po', con l'indecenza di affiancare questi due inquietanti personaggi alle donne afghane, terze candidate al Premio Sacharov. Spero almeno che alla fine siano loro a riceverlo.

 

Cito anche quello che riporta «Euronews» sul suo sito, in modo che non ci siano equivoci sul fatto che ci considerino tutti degli imbecilli.

E ne sono convinti per il fatto che i media non ci hanno mai raccontato tutto su Alexei Navalny e Jeanine Áñez. Questi, al contrario, come di seguito si può leggere, ce li presentano come i “difensori della democrazia e dei diritti umani”[1] (le parole in 'grassetto' sono di mia mano): «In lizza per il Premio Sakharov 2021, tre dei più importanti difensori della libertà nel mondo.Uno dei candidati è l'attivista anticorruzione russo Alexei Navalny.Essendo uno dei più accaniti critici interni del presidente Vladimir Putin, attualmente sta scontando una condanna a due anni e mezzo di carcere per violazioni della libertà vigilata che lui definisce false.Poi ci sono le donne afgane, nominate per la loro lotta per l'uguaglianza, dopo il ritorno al potere dei talebani. […]L'ultimo candidato è l'ex presidentessa ad interim della Bolivia, Jeanine Áñez, vista come un simbolo della repressione contro i dissidenti politici in America Latina.La politica boliviana è stata arrestata perché accusata di aver pianificato un colpo di Stato dopo che le sono state mosse accuse di brogli elettorali

Stiamo parlando di 'Euronews', e non di un “giornaletto” di quartiere. Un network dell'informazione che ha anche “una Tv che trasmette simultaneamente in 13 lingue in 155 paesi nel mondo”, il cui vecchio slogan era “Non permettete a nessuno di pensare al posto vostro”.

Ora quello slogan non lo usano più, si sono resi conto che era troppo in contraddizione con la loro missione.

Sto citando 'Euronews', ma è ovvio che il discorso vale anche per altri network.

Questi colossi dell'informazione – e a cascata tutti gli altri – ci spingono a credere che Alexei Navalny e Jeanine Áñez sono tra i “tre dei più importanti difensori della libertà nel mondo”, e ce lo vogliono far credere dicendo menzogne.

Stiamo parlando di professionisti dell'informazione internazionale, i quali non possono non conoscere la storia di questi due personaggi.

Per quanto riguarda il russo Alexei Navalny non mi metto a ripetere tutto quello che ho già scritto in un articolo pubblicato il 4 ottobre su «l'AntiDiplomatico»[2], ma riprendo solo le 'parole chiave' che avevo citato in quell'occasione, usate per una sorta di “esperimento" fatto sul famoso motore di ricerca. Ogni frase corrisponde a fatti reali della vita di Alexei Navalny:

«Navalny xenofobo di estrema destra - Navalny finanziato dal NED - Navalny frequenta il Yale World Fellows negli Usa - Navalny processato per appropriazione indebita e truffa - Navalny paragona i musulmani ceceni agli scarafaggi - Navalny promuove l'uso della pistola contro i musulmani - Navalny non è il principale oppositore di Putin - Navalny ha pochissimo consenso in Russia - Navalny in piazza con i neo-nazisti - Navalny e il suo strano avvelenamento - Navalny e la sua fake news sulla mega villa 'di Putin' - Navalny per Amnesty International non è prigioniero di coscienza; ecc, ecc.»

Passiamo ora Jeanine Áñez, golpista ed ex presidente ad interim della Bolivia.

Le motivazioni del Parlamento europeo, per giustificare la sua nomina, offendono l'intelligenza di tutti noi cittadini europei.

Iniziano col presentarcela come «simbolo della repressione contro i dissidenti politici in America Latina», per poi dire che è stata arrestata per «aver pianificato un colpo di Stato dopo che le sono state mosse accuse di brogli elettorali.»

Due grandi menzogne e un incredibile omissione, tutto in una breve frase.

La prima menzogna è che Jeanine Áñez non è nessun “simbolo della repressione contro i dissidenti”, perché lei, dissidente, non lo è mai stata, ma bensì è una politica di lungo corso della destra boliviana, ben radicata in parlamento e con ruoli istituzionali. Tanto “radicata” che, dopo il colpo di Stato, l'hanno nominata Presidente ad interim.

L'altra menzogna è che non esiste nessuna accusa di “brogli elettorali” nei confronti di Jeanine Áñez, al contrario, è stata lei, insieme ai suoi sodali, ad accusare l'ex Presidente Evo Morales di brogli, per poi mettere in atto il colpo di Stato appoggiata dalle Forze Armate.

Per quanto riguarda la vergognosa omissione, è che Jeanine Áñez non sta agli arresti solo per aver partecipato al 'Golpe', ma lo è anche per molte altre gravi accuse, come quelle per le stragi di Sacaba e Senkata, dove ci furono molti morti, con centinaia di feriti e arresti.

Sulla recente storia di Jeanine Áñez ho scritto due articoli pubblicati circa un mese fa[2], nei quali parlo dello “show politico-mediatico” che la signora ha iniziato da quando è in prigione, interpretando il ruolo di vittima sacrificale perseguitata dalla giustizia boliviana.

Con l'occasione ne riporto solo alcuni brevi ma significativi passaggi:

«A Sacaba e Senkata le forze militari e di polizia hanno commesso massacri contro i civili, comprese esecuzioni sommarie e almeno 37 persone hanno perso la vita in varie parti del Paese, con alcune centinaia che hanno riportato ferite gravi, sia fisiche che psicologiche".

Questi drammatici eventi sono avvenuti durante i primi giorni della presidenza di Jeanine Áñez, la quale, a seguito di quei massacri, “Il 15 novembre 2019, con il suo governo ha promulgato il decreto 4078 che ha esentato dalla responsabilità penale i membri delle Forze Armate boliviane che hanno agito in risposta alle proteste”.

Il passato 20 agosto “il Pubblico Ministero della Bolivia ha inviato alla Corte Suprema una richiesta accusatoria per avviare un processo di responsabilità contro l'ex presidente ad interim Jeanine Añez. L'accusa si basa su eventi classificati "provvisoriamente come genocidio, lesioni gravi e lievi, e lesioni seguite da morte"».

Giovedì, 21 ottobre, si saprà a chi verrà assegnato il Premio Sacharov.

Rimaniamo in attesa del finale di commedia, sperando che gli autori abbiano un rigurgito di dignità.

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[1] Video di 'Euonews' sulla nomina dei tre candidati al Premio Sakharov: https://www.youtube.com/watch?v=V2YK98DwJuc

[2] Artcolo su Alexei Navalny e la “dittatura degli algoritmi”: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-alexei_navalny_la_dittatura_degli_algoritmi_il_copione_di_hollywood_e_un_video_di_un_italiano_a_mosca/42370_43329/

[3] Articoli su lo “Show politico-mediatico” di Jeanine Añez:

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bolivia_lo_show_politicomediatico_dellex_presidente_jeanine_ez/42370_42984/

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bolivia_lettera_e_surreale_video_ad_almagro_dellex_golpista_ez_lo_show_politicomediatico_continua/42370_43083/

 

Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965 (ancora ci vivo) passando una felice infanzia in uno dei grandi cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitre apro in società uno studio di grafica e servizi per tipografie, seguono poi altre esperienze lavorative; a ventiquattro anni decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane, accompagnato solo dalle mie due fotocamere “Fujica”: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Laos... fino a Cuba.

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