Il Board of peace e l’ideologia della Nuova Destra
di Alessandra Ciattini
Molti analisti hanno commentato in maniera assai negativa la nascita del Board of peace che sarà dominato da Donald Trump, nelle vesti di un nuovo monarca, postosi al di sopra di tutto. Si tratta certamente di un atto di forza della potenza imperialistica in declino e di un personaggio desideroso di protagonismo, ma anche di un progetto ispirato all’ideologia dei neo-reazionari.
Parlando del nuovo, per me strabiliante Board of peace, lanciato recentemente quasi come una merce dal nuovo Caligola (così lo chiama Scott Ritter), si può dire che si registrano opinioni controverse. Secondo il diplomatico Petru Dumitriu: “L’istituzione del Consiglio per la Pace non è di per sé contraria al diritto internazionale. La legalità del Consiglio per la pace dipende strettamente dalla sua conformità alla risoluzione 2803 (2025) del Consiglio di sicurezza”. Secondo invece il Centro per i diritti umani dell’Università di Padova: “Il “Board of Peace” di Trump è un nuovo atto eversivo diretto a sostituire il diritto internazionale dei diritti umani con la legge del più forte. Un nuovo strumento per distruggere tutte le regole e dettare le proprie. Entrare nel “Board of Peace” di Trump costituirebbe una violazione dell’articolo 11 della Costituzione italiana, che prevede di agire “in condizioni di parità con gli altri Stati” e sarebbe un atto di pura follia politica”.
Vediamo di esaminare con calma i suoi diversi aspetti, tentando anche di delineare le conseguenze che potrebbero scaturire da questa novità, che Russia e Cina non hanno voluto bloccare nel Consiglio di sicurezza delle NU, forse non prevedendo che si sarebbe arrivati a tanto. Vediamo anche quale ideologia politica, assai raffazzonata ma pericolosa, traspare da questa istituzione di fatto nata dall’iniziativa privata di un presidente degli Usa, pur supportata da una decisione non meditata di un’istituzione internazionale.
Molti analisti affermano che Il “Board of Peace” di Trump costituisce una minaccia esistenziale all’Onu che, nonostante la sua inefficacia e la sua sostanziale subordinazione agli interessi degli Usa, sarebbe ancora l’unico strumento universalmente riconosciuto, in grado di regolare le relazioni internazionali. Esso è scaturito dalla risoluzione 2803/2025 approvata il 17 novembre 2025 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la quale si dovrebbe realizzare il “Comprehensive Plan to End the Gaza Conflict” presentato dal presidente degli Usa il 29 settembre 2025. Sempre secondo gli stessi anche quest’ultima risoluzione sarebbe illegittima, perché violerebbe alcuni importanti articoli della Carta della Nazioni Unite, in primis il diritto di autodeterminazione dei popoli, in questo caso i vilmente massacrati palestinesi. Infatti, essa priva l’Onu del potere di garantire la pace e la sicurezza internazionale, affidandola a un organismo esterno immaginato e disegnato dai consiglieri di Trump, che ha scelto direttamente i suoi componenti tra personaggi politici dal passato non certo limpido, oltre che tra i suoi amici e parenti in stile chiaramente mafioso. Queste decisioni costituirebbero “un attentato diretto contro la “costituzione” mondiale e dunque contro l’ordine internazionale stabilito a San Francisco nel 1945”. Inoltre, questa risoluzione non fa riferimento alle precedenti che invitavano Israele a ritirarsi dai territori occupati in Palestina ed individuavano la risoluzione del conflitto nella istituzione di due Stati. Queste decisioni sono state semplicemente cancellate.
Se si va a vedere nella sostanza la Risoluzione 2803/2025 attribuisce a un organismo inesistente, appositamente costituito, il diritto di vita e di morte sui palestinesi, il presidente di quest’ultimo è addirittura il presidente di uno Stato, che da decenni ha fornito ad Israele tutto il supporto bellico necessario al genocidio del popolo palestinese, genocidio che continua nonostante il cosiddetto cessate il fuoco. E a Israele viene permesso di mantenere una forza di sicurezza a Gaza, fino a che i “terroristi” non siano più in grado di agire, consentendogli così di persistere nei suoi crimini contro l’umanità, ampiamente riconosciuti anche da Istituzioni internazionali. Dopo la creazione del Consiglio circa una ventina di paesi dei 62 invitati di medio e piccolo calibro hanno aderito, tra i quali l’Ungheria, il Marocco, la Turchia, l’Arabia saudita etc. I più importanti leader europei hanno aspramente criticato l’iniziativa. È stato anche nominato il Consiglio esecutivo ristretto che dovrà mettere in pratica il progetto e che comprende il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato speciale Steve Witkoff, il genero di Trump Jared Kushner, l’ex primo ministro britannico Tony Blair, il finanziere Marc Rowan, il presidente della Banca mondiale Ajay Banga e il consigliere di Trump Robert Gabriel. Il Consiglio esecutivo sarà affiancato da un comitato di 15 tecnocrati palestinesi. Tutti nominati e non eletti in un consesso in cui Trump dovrebbe essere il padrone assoluto. I leader che vorranno restare per oltre tre anni nell’organismo dovrebbero sborsare un miliardo di dollari, tanto per farsi un’idea di quali sono i valori cui si ispira il suo fautore.
L’istituzione di questo fantomatico di Consiglio per la pace non costituisce un fatto casuale; esso è avvenuto in un contesto assai preoccupante, in cui è stata formulata la teoria della pace attraverso la forza, il presidente Trump, la cui salute mentale viene sempre più messa in dubbio, ha avanzato pretese e minacce persino verso i suoi alleati: la questione della Groenlandia, bombardamenti fatti e bombardamenti minacciati, violazioni sempre più gravi dell’ordine internazionale (il caso Maduro) e di quello nazionale (l’operato dell’ICE). Per alcuni sarebbe l’impero in declino che con atti di forza tenta di riconquistare il suo protagonismo, servendosi di un personaggio che mira solo ad imporre ciecamente ed irrealisticamente la sua volontà.
Sicuramente questa analisi è del tutto condivisibile, ma a mio parere è opportuno aggiungere un altro significativo elemento: il riemergere dell’ideologia della Nuova Destra, che si ripresenta nei gravi momenti di crisi del sistema capitalistico, come avvenne dopo la Prima guerra mondiale con l’emergere del movimento fascista in Italia e di quello nazista in Germania. Questa destra ha i suoi ideologi, che alla fine ripetono temi vecchi di matrice anti-illuministica, sia pure in un contesto in cui le forme di controllo e di violenza contro i “nemici” esterni ed interni si sono fatte più sofisticate, grazie all’impiego di armi raffinate, alla manipolazione della comunicazione e alle sottili tecniche di sorveglianza. Tutti strumenti, il cui uso viene giustificato da un possibile e incombente stato di emergenza, che fa saltare tutti i limiti imposti dai sistemi politici, diciamo, parademocratici, perché la democrazia reale praticata è stata sempre puramente formale. E solo adesso tanti liberal-democratici sembrano accorgersene, gridando terrorizzati alla morte della democrazia in realtà mai nata. E sono stati loro stessi a sostenere il processo di delegittimazione sistematica della democrazia formale a partire dall’avvento del neoliberismo, recependo tutte le misure introdotte da quest’ultimo, in particolare in Italia con la modifica della Costituzione, con gli attacchi alla salute e alla scuola, con il ridimensionamento della funzione del parlamento. Questi eventi si sono potuti verificare per il collasso delle istituzioni di mediazione: i partiti politici trasformati in pure macchine elettorali, i sindacati indeboliti per frantumazione del lavoro, le strutture locali private di fondi e diventate inoperative. In seguito a ciò la politica si è fatta personalizzata, trasformando i capi in figure che con slogan demagogici hanno il compito di attrarre masse ormai impotenti e furenti disposte alla mobilitazione reazionaria contro un falso nemico.
Nel caso di Trump, ingannato dai suoi stessi privilegi di miliardario, abbiamo assistito alla messa in discussione dei risultati elettorali, mai equi in un sistema che prevede enormi finanziamenti privati ai candidati, agli attacchi alla stampa, alla magistratura, alle giustissime proteste dei cittadini. Nonostante le illegalità evidenti commesse dal presidente degli Usa (ICE paragonato alla Gestapo), il suo regime sarebbe di stampo bonapartista più che fascista, contesto in cui i rapporti di classe sono in discussione e l’esecutivo pretende di fungere da arbitro tra le parti in lotta con atti di forza e concentrando il potere. Apparentemente il Congresso continua ad operare, ma è sottoposto a continue pressioni e ricatti, mentre il presidente richiede sottomissione non consenso, emanando misure di emergenza, decreti, allo stesso tempo tentando di imporre la sua autorità personale, ormai inesistente, e rivendicando la sua totale indipendenza dal quadro istituzionale nazionale e internazionale.
Il fascismo tradizionale, verso cui può dirigersi un regime bonapartista, si avvaleva dei partiti di massa, spesso incorporando il sottoproletariato, di aggressioni indiscriminate e di forze paramilitari (ancora ICE). Il cosiddetto capitalismo digitale ricorre dove è possibile ancora a questi strumenti, benché non abbia più bisogno dei partiti di massa. Le piattaforme online generano l’omogeneizzazione della popolazione senza capi e senza inquadramenti disciplinari, dando il via libera ad attacchi, insulti, denigrazioni on line senza che sia possibile individuare i veri responsabili di tali comportamenti illegittimi. Si ricordi come le proteste in Iran abbiano cambiato segno dopo il blocco dell’accesso ad internet, avvenuto probabilmente con l’aiuto della Russia.
La repressione fisica persiste, ma è accompagnata dal silenziamento delle voci dissidenti, dalla distruzione della loro reputazione diffondendo informazioni private negative, dal blocco delle loro risorse economiche (v. Jacques Baud e Scott Ritter), da forme di pressione psicologica volte a destabilizzare gli avversari per farli desistere dai loro comportamenti giudicati pregiudizievoli all’arroganza del potere.
Questi atteggiamenti, caratterizzanti l’attuale leadership statunitense, sono nutriti da un’ideologia neo reazionaria legata al nome di certi personaggi, quali Nick Land, Steve Bannon, Marc Andreessen, Elon Musk, Peter Thiel e JD Vance, vicepresidente degli Usa, i quali sono riusciti a farla insediare alla Casa Bianca, approfittando della personalità suprematista e megalomane del presidente. Ideologia che per certi versi non ha nulla di nuovo, giacché si riallaccia all’irrazionalismo sviluppatosi in sintonia con l’imperialismo studiato da György Lukács nella sua celebre opera, da taluni aspramente criticata, La distruzione della ragione (ed. italiana 1959); prospettiva ideologica che a suo parere ha alimentato il sorgere del nazi-fascismo. Irrazionalismo che si fonda sul rigetto dell’uguaglianza tra gli esseri umani, nel rifiuto di individuare nella ragione un criterio interpretativo e valutativo per attribuire a pochi eletti o illuminati la capacità di governare e di decidere. Ovviamente in questa visione apocalittica il dominio della più moderna tecnologia, delle tecniche più raffinate di controllo e di sorveglianza ha un ruolo ben preciso e sicuramente sta alla base del delirio di onnipotenza di questi personaggi, ideologi più che intellettuali e politici pericolosi.
Tra questi figuri ci sono coloro che immaginano di poter trasformare una nazione, uno Stato in una società anonima retta da una élite di azionisti e da un CEO, i quali mireranno a renderla la più profittevole possibile. Su una cosa possiamo essere d’accordo con questi sedicenti teorici: queste trasformazioni, avviate dall’abolizione del quadro normativo fondativo (le costituzioni), si affermeranno, se si consente al capitalismo di svilupparsi pienamente, mercificando ogni settore della vita sociale e instaurando la legge del più forte ovviamente ai danni dei più deboli, che saranno miseramente schiacciati. Impariamo da Gaza.
Ritornando al Board of peace, emanazione di un consorzio di personaggi che vogliono sostituire al diritto il loro potere personale, possiamo a questo punto affermare che esso rappresenta un prodotto perfetto di questa ideologia delirante, oltre ad esprimere il desiderio delle élite statunitensi di mantenere il dominio mondiale, ormai incerto e traballante.
Il nostro arduo compito è, dunque, quello di bloccare l’avanzamento di questo capital-imperialismo, il cui obiettivo è la privatizzazione di tutti gli istituti pubblici, la sottomissione incondizionata degli esclusi ai vertici economico-politici, la perpetua espoliazione delle risorse disponibili per alimentare gli ingiustificati privilegi e i volgari lussi, di un’élite delirante, arrogante e perversa (il caso Epstein).
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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA
"Questo genocidio non si è limitato a distruggere la mia vita o tutto ciò che possedevo: è andato ben oltre. Mi ha distrutto dall’interno.
Ha spazzato via la pace dal mio cuore, ha frantumato la stabilità della mia mente e mi ha contagiato con una strana sindrome dell’anima. "
Potrebbero benissimo essere parole di un sopravvissuto alla Shoah…
In realtà sono parole di Wasim Said, sopravvissuto al genocidio a Gaza autore di questa testimonianza esclusiva:
https://www.ladedizioni.it/


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