Il numero tatuato sul braccio: perché il campo di concentramento de La vita è bella e’ inequivocabile

10976
Il numero tatuato sul braccio: perché il campo di concentramento de La vita è bella e’ inequivocabile

 

di Francesco Fustaneo

 

Nelle scorse giornate, la polemica sul campo di concentramento di “La vita è bella” di Roberto Benigni è riemersa con forza. Il nodo del contendere non è più, da tempo, la mera assenza del nome “Auschwitz” nei titoli o nei dialoghi del film. Come evidenziato da un fact-checking, il campo non viene mai esplicitamente nominato.

Il vero punto focale, su cui avevamo già argomentato, è un altro: l’evidenza che Benigni che per inciso si è avvalso anche della consulenza di uno dei massimi studiosi italiani della Shoah come Marcello Pezzetti, non potesse non sapere che la stragrande maggioranza del pubblico avrebbe automaticamente associato quella realtà all’immagine simbolo della Shoah, cioè proprio ad Auschwitz. Un’associazione rafforzata, e non smontata, da un dettaglio storico stridente: il carro armato liberatore statunitense che irrompe nel finale, mentre la storia ci ricorda che Auschwitz fu liberata dall’Armata Rossa il 27 gennaio 1945, data scelta per la Giornata della Memoria.

 

Ora, però, per chiudere definitivamente la questione – rendendo stucchevole ogni ulteriore cavillo sul “non detto” – va evidenziato un dettaglio interno al film, inequivocabile.

 

La prova nel film : il tatuaggio

In una scena chiave, Guido Orefice (lo stesso Benigni) espone il braccio all’interno del campo, mostrando il numero tatuato al figlio. Ebbene, questo particolare non è un dettaglio qualsiasi: come riporta il sito correlato allo United States Holocaust Memorial Museum,  la pratica di tatuare i prigionieri con un numero di matricola fu una procedura sistematica adottata solo nel complesso di Auschwitz. Negli altri campi nazisti, il numero era generalmente cucito sulla divisa. I pochi casi documentati altrove costituiscono eccezioni marginali.

Quel tatuaggio sull’avambraccio di Guido è, quindi, un segnale potentissimo e preciso per lo spettatore. È un codice che rimanda direttamente e unicamente all’universo Auschwitz. Un’immagine così iconica e storicamente connotata da travalicare la finzione narrativa.

Il peso dei numeri reali

A rendere ancora più pregnante questa scelta c’è la tragica verità storica della deportazione italiana. I dati della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) sono chiari: su 6.806 ebrei italiani arrestati e deportati, ben 6.007 furono destinati ad Auschwitz-Birkenau. Il campo in cui fu deportata la quasi totalità degli ebrei italiani era proprio quello. Il personaggio di Guido Orefice, padre di famiglia italiano, non poteva che condividere, nell’immaginario collettivo, quel destino statisticamente schiacciante.

Alla luce di queste considerazioni, ogni ulteriore discussione sull’“ambientazione intesa o reale” del film, al di là della menzione esplicita, perde senso. Il tatuaggio non è un’ambiguità, è una dichiarazione. Benigni ha costruito una storia di fantasia su uno sfondo che, attraverso simboli inconfondibili (dal treno alla selezione, fino al numero sul braccio), finisce per evocare in modo deliberato e preciso l’orrore di Auschwitz.

La libertà artistica rimane intatta, così come il valore universalista del film. Ma smontare le critiche storiche nascondendosi dietro un fact-checking letterale (“non si nomina Auschwitz”) significa ignorare il linguaggio del cinema, la potenza dei simboli e il bagaglio storico dello spettatore. Il campo de “La vita è bella” ha un nome, e quel nome è scritto a chiare lettere – anzi, a numeri indelebili – sul braccio del suo protagonista.

 

Fonti:

https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/article/tattoos-and-numbers-the-system-of-identifying-prisoners-at-auschwitz

 

https://it.euronews.com/2020/01/23/olocausto-la-storia-dei-tatuaggi-identificativi-di-auschwitz-birkenau

 

https://aboutholocaust.org/it/facts/perche-alcuni-ebrei-sopravvissuti-all-olocausto-hanno-un-numero-tatuato-sul-braccio

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/01/27/marcello-pezzetti-lo-storico-dei-film-da-oscar-la-mia-prima-volta-ad-auschwitz-50-anni-fa-e-non-ne-sono-piu-uscito-la-mia-ricerca-non-e-ancora-finita/6950692/

 

 

 

 

Francesco Fustaneo

Francesco Fustaneo

Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie presso l'Università degli Studi di Palermo.
Giornalista pubblicista dal 2014, ha scritto su diverse testate giornalistiche e riviste tra cui l'AntiDiplomatico, Contropiano, Marx21, Quotidiano online del Giornale di Sicilia. 
Si interessa di geopolitica, politica italiana, economia e mondo sindacale

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Sui fatti di Torino Sui fatti di Torino

Sui fatti di Torino

Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni di Loretta Napoleoni Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni

Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni

Xi varca il Rubicon e e sfida il dollaro di Giuseppe Masala Xi varca il Rubicon e e sfida il dollaro

Xi varca il Rubicon e e sfida il dollaro

Ha stato Putin! Epstein e il "giornalismo" di Repubblica... di Francesco Santoianni Ha stato Putin! Epstein e il "giornalismo" di Repubblica...

Ha stato Putin! Epstein e il "giornalismo" di Repubblica...

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

La vera lezione del caso Epstein di Paolo Desogus La vera lezione del caso Epstein

La vera lezione del caso Epstein

Una risposta al professor Giovanni Rezza di Alessandro Mariani Una risposta al professor Giovanni Rezza

Una risposta al professor Giovanni Rezza

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

La censura russofobica arriva a San Marino di Marinella Mondaini La censura russofobica arriva a San Marino

La censura russofobica arriva a San Marino

L'alterazione della realtà nel capitalismo dei disastri di Giuseppe Giannini L'alterazione della realtà nel capitalismo dei disastri

L'alterazione della realtà nel capitalismo dei disastri

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti