/ Ma perché uccidere i terroristi prima che possano parlare?

Ma perché uccidere i terroristi prima che possano parlare?

 


di Francesco Santonianni
 

Ma com'è che terroristi che potrebbero essere catturati e, quindi, interrogati in modo da risalire ai mandanti delle loro stragi vengono, invece, sistematicamente uccisi? Ce lo chiedevamo davanti al video dell'uccisione di Amedy Coulibaly o davanti al quello dell'uccisione di Anis Amri, Ce lo chiediamo oggi davanti al video (pubblicato da El Pais) nel quale, sul lungomare di Cambrils in Spagna, viene fatto fuori, (da un agente dei servizi segreti spacciato come “eroe” dal Corriere della Sera) un presunto “terrorista” con le mani alzate e bardato con un vistoso gilet con attaccati “candelotti di esplosivo” che si rivelano poi essere innocue bottiglie di plastica (una “cintura esplosiva” come quelle usate nel giugno di quest'anno a Londra da “terroristi islamici” descritti dai vicini di casa come un gruppo di sfessati sistematicamente ubriachi).

 

 

Certo, nella concitazione di un arresto può sempre capitare che qualche agente perda la testa ed elimini una preziosa fonte per le indagini ma aumenta sempre più il sospetto che dietro queste stragi – commesse non già “dall'ISIS” come certifica Rita Katz ma da disperati - possa esserci qualche infiltrato dei servizi di sicurezza da eliminare prima che possa parlare.

Articolo già pubblicato su Pecorarossa

P.S. 

Anche a seguito della uccisione, avvenuta poche ore fa, di un altro presunto componente del commando della strage - Younes Abouyaaqoub – e dei numerosi commenti che - al netto degli inevitabili insulti di “complottiamo” - sono state sollevati su Facebook al mio post ritengo opportuno rispondere qui ad alcune questioni.

Intanto la decisione di uccidere il terrorista che, secondo alcuni commenti, sarebbe conseguente al suo diniego di mettersi a terra come, pare, gli sarebbe stato ordinato e al suo persistere nel tenere un braccio attaccato al corpo come se tenesse in mano un congegno per far saltare la “cintura esplosiva”.

In realtà, se si osservano con attenzione i fotogrammi della uccisione si noterà come l’uomo (bardato da un corpetto antiproiettile) che gli spara si direbbe non preoccuparsi minimamente di una possibile esplosione non cercando alcuno schermo nelle vetture a fianco a lui ma avvicinandosi a pochi metri al presunto terrorista per poi ucciderlo con numerosi colpi. Un comportamento davvero sospetto se si pensa che l’uccisore, a detta dell’articolo del Corriere della Sera sopra linkato, pur essendo in servizio nel Mossos, proveniva da un’unità militare scelta dell’esercito spagnolo e, quindi, avrebbe dovuto sapere quali parti del corpo colpire per neutralizzare una persona senza necessariamente ucciderla.

A tal riguardo un commento al mio articolo si domanda perché mai non sia stato impiegato per neutralizzare il presunto terrorista una pistola elettrica Taser che dal gennaio di quest’anno era già nelle disponibilità del Mossos, come risulta da questi post:

http://www.elperiodico.com/es/graficos/sociedad/pistola-taser-los-mossos-desquadra-9190/

https://www.youtube.com/watch?v=DP6QTiRkUgI

http://www.elperiodico.com/es/sociedad/20170120/los-mossos-compran-las-primeras-134-pistolas-electricas-5756254

È – ovviamente - possibile che non tutte le pattuglie del Mossos siano dotate di questo dispositivo ma mi sembra, comunque, una osservazione che avvalori ulteriormente i sospetti sollevati nel mio articolo.

F.S.

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