Perché serve una proposta davvero alternativa (di Alessandro Volpi)
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di Alessandro Volpi
La legge di bilancio ipotizzata dal governo Meloni assommerebbe a circa 23 miliardi, praticamente nulla, visto che ben oltre la metà serve solo a rifinanziare le misure, come il taglio del cuneo fiscale, introdotte una tantum.
E' chiaro, alla luce di ciò, che serve una concreta alternativa.
Provo a spiegarmi meglio.
La stesura della Legge di Bilancio rappresenta annualmente il momento di massima sintesi politica ed economica per il Paese, eppure la sua costruzione si rivela sempre più un esercizio di bilanciamento estremo, imbrigliata com'è all'interno di una morsa contabile quasi insuperabile.
Da un lato vi è il Quadro tendenziale, ovvero la proiezione della spesa e delle entrate a legislazione vigente, che assorbe la quasi totalità delle risorse disponibili solo per coprire i costi contratti in passato, l'indicizzazione, in realtà solo parziale, delle prestazioni e la spesa, ormai enorme, per interessi sul debito pubblico.
Dall'altro lato agiscono con forza i vincoli europei, ulteriormente irrigiditi dalle nuove regole del Patto di Stabilità e Crescita, voluto da Paolo Gentiloni e firmato da Giorgia Meloni, che impongono traiettorie severe di rientro dal deficit e dal debito, riducendo al minimo i margini di deficit aggiuntivo.
In questo scenario strutturale, lo spazio di manovra effettivo per qualsiasi governo si riduce a pochi spiccioli, trasformando la manovra finanziaria in un intervento marginale, incapace di rispondere alle emergenze del Paese.
Proprio alla luce di questa ristrettezza drammatica appare del tutto paradossale la pressante richiesta di ottenere flessibilità contabile dai partner europei per autorizzare circa 7 miliardi di euro di nuova spesa militare da finanziare a debito.
Richiedere una deroga ai vincoli di bilancio per incrementare gli armamenti e la difesa, mentre si dichiara l'impossibilità di trovare risorse per la salute, la scuola o il trasporto pubblico, svela una precisa gerarchia di priorità politiche che svuota di senso la retorica dell'austerità inevitabile.
La scarsità di risorse non è infatti un dato naturale o un destino cinico, bensì il risultato di precise scelte strutturali sul lato delle entrate: quelle coltivate per anni dal neoliberalismo.
Per uscire da questa paralisi e restituire fiato alla spesa sociale non servono stratagemmi contabili o misure una tantum – utili solo a tamponare un singolo esercizio finanziario – ma una vera e propria riforma fiscale organica incardinata su pilastri di equità e progressività.
Un intervento strutturale fondato sull'introduzione di una patrimoniale dell'1% sui patrimoni netti superiori ai due milioni di euro permetterebbe di redistribuire la ricchezza accumulata ai vertici della piramide sociale.
A questo si dovrebbe affiancare un aumento dell'aliquota Ires al 30% per i settori che hanno registrato extra-profitti record, come gli istituti bancari e i grandi gruppi energetici, chiamando chi ha guadagnato di più a contribuire in maniera proporzionata al benessere collettivo.
Fondamentale sarebbe poi l'allargamento della base imponibile Irpef attraverso l'eliminazione dei molteplici regimi sostitutivi e delle cedolari secche che oggi frammentano il prelievo e favoriscono le rendite rispetto al lavoro dipendente, unito a una lotta seria, determinata e tecnologica all'evasione fiscale.
Un'impostazione di questo tipo non solo garantirebbe un gettito ingente e costante, ma andrebbe a migliorare in modo decisivo lo stesso Quadro tendenziale di partenza.
Elevando in modo permanente la base delle entrate dello Stato, il punto di partenza di ogni futura Legge di Bilancio si libererebbe dalla mossa dei vincoli, consentendo di programmare investimenti pubblici di lungo periodo e di finanziare un'ampia espansione della spesa sociale, dalla sanità universale al sostegno ai redditi bassi, senza dover ricorrere a un indebitamento insostenibile o a paradossali richieste di flessibilità per scopi bellici.
Penso che questa sia ormai una scelta ineluttabile per chi vuole combattere seriamente l'immiserimento di gran parte della popolazione italiana.


