Sabra e Shatila : il puzzo dei cadaveri

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33 anni fa la strage di Sabra e Chatila, uno dei più crudeli massacri della storia recente



33 anni fa si compiva uno dei peggiori e agghiaccianti massacri di sempre: Sabra e Chatila. Migliaia di donne e bambini barbaramente uccisi dai falangisti libanesi con la complicità di Israele che aveva lanciato la sua operazione “Pace in Galilea” invadendo, per la seconda volta, il Libano. Migliaia di palestinesi massacrati con coltelli, accette, pugnali, sventrati, sgozzati, decapitati, violentati. Un orrore senza fine, una carneficina tra le più barbare della storia recente. Era il 16 settembre del 1982 quando le milizie cristiano-falangiste di Elie Hobeika entrano nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, alla periferia di Beirut. Il giorno prima l’esercito israeliano, guidato dal generale Arial Sharon, aveva chiuso ermeticamente i campi profughi e messo posti di osservazione e cecchini sui tetti degli edifici vicini. Niente poteva entrare ed uscire senza che gli israeliani lo volessero.

Niente poteva uscire: solo il puzzo dei cadaveri fatti a pezzi dai falangisti. Niente poteva uscire: solo l’odore acre della morte, dei corpi sventrati e dei cadaveri mutilati. Niente poteva entrare: solo i falangisti libanesi assetati di sangue e protetti e incitati dagli israeliani. Ebbero gioco facile i carnefici: dinanzi a loro quasi solo donne, anziani e bambini. Pochi giorni prima, infatti, si era firmato un accordo per il quale i fedayin palestinesi avevano accettato di lasciare il Libano in cambio della garanzia di una protezione internazionale sulla popolazione palestinese rimasta. Ma la protezione non ci fu e il massacro ebbe inizio. Persone inermi, indifese e disarmate, sgozzate come animali. Mai uno sterminio così atroce era stato compiuto sotto gli occhi di un “esercito democratico”; mai una tale barbarie era avvenuta sotto la regia di un paese democratico.

È stato un crimine contro l’umanità, spietato e crudele come pochi nella storia recente. Era l’inevitabile conclusione dell’invasione israeliana del Libano iniziata tre mesi prima, il 6 giugno del 1982. Quella guerra, orwellianamente chiamata “pace in Galilea”, fece 20.000 vittime e distrusse un intero paese. Bombardamenti, bombe a grappolo e al fosforo, ridussero il Libano e la sua capitale ad un cumulo di macerie fumanti. Ed è nella periferia della capitale che Israele ordinò lo sterminio.

È difficile fornire una cifra esatta delle persone massacrate: 1500 secondo la Croce Rossa internazionale, 3500 secondo gli enti filo palestinesi. Ma al di là del numero, questo orrendo massacro rimarrà per sempre impresso nella memoria per le atrocità e l’inaudita violenza. Un massacro che sconvolse il mondo, che tolse il fiato, che lasciò sbigottiti. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 25 settembre 1982 condannò i massacri israeliani, ma gli Stati Uniti votarono contro.

Le parole del Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini -

Mi piace ricordare le parole che il Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini, dopo essere stato sui luoghi del massacro, pronunciò il 31 dicembre 1983 durante il discorso di fine anno: “Io sono stato nel Libano. Ho visto i cimiteri di Sabra e Chatila. È una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quell’orrendo massacro. Il responsabile dell’orrendo massacro è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro compiuto. È un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando dalla società”. A 30 anni di distanza i colpevoli rimangono ancora impuniti e i palestinesi senza pace e senza terra.

Massimo Ragnedda

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