Segno dei tempi. Misure cautelari per 4 italiani andati a combattere nel Rojava

Segno dei tempi. Misure cautelari per 4 italiani andati a combattere nel Rojava

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Chieste misure cautelari contro  i quattro italiani andati a combattere nel Rojava a fianco dei Curdi dell’YPG. Contro questa iniziativa della Procura di Torino è stato lanciato un appello, finora, ignorato dalle rappresentanze curde in Italia (controllare qui e qui) e dallo stesso testo di convocazione della manifestazione nazionale del 19 febbraio contro la repressione in Kurdistan, ma subito sbandierato da Repubblica. Appello firmato da “340 intellettuali” tra i quali non troviamo nessuno che si sia speso contro la guerra che l’Occidente e le Petromonarchie hanno condotto contro la Siria, mentre riconosciamo qualcuno che, fino a ieri, appoggiava i tagliagole battezzati “ribelli siriani”.





Segno dei tempi questa iniziativa della magistratura. Basti pensare che, fino a qualche tempo fa, le gesta di Karim Franceschi, il più famoso combattente italiano a fianco dei Curdi, venivano celebrate - oltre che da Saviano e da Formigli - addirittura alla Mostra del Cinema di Venezia. Segno dei tempi, che insieme alle recenti richieste di esponenti curdi agli USA, rende sempre più sbiadito il mito, creato da uno sconcertante, battage mediatico, che ha ammantato finora i Curdi.

Un mito fatto proprio da molti della “sinistra antagonista” e speculare a quello dell’ISIS.

Il mito dell’ISIS (organizzazione creata dagli USA) nasce, principalmente, dall’esigenza di raffigurare una tenebrosa e imprendibile entità, costituente una minaccia anche per gli stessi abitanti dei paesi occidentali. Una personificazione del “Male” (“Il Male assoluto (contro il quale) tutti, tutti i popoli, le nazioni, i gruppi, che credono nella democrazia e nella libertà si devono unire” sentenziava il suddetto indicato dal suddetto Karim Franceschi) da schiacciare inviando truppe occidentali in Siria. Provvede a questa campagna mediatica l’agenzia SITE della sionista Rita Katz che inonda tutte le TV di terrificanti filmati di decapitazioni ed altre efferatezze destinati, altrimenti, a restare in qualche covo dell’ISIS. Che servono anche a ripulire l’immagine dei tanti altri tagliagole al soldo della NATO e delle Petromonarchie, responsabili di crimini altrettanto atroci, convogliando solo sull’ISIS l’indignazione generale.

E dopo il “Male”, i media mainstream si sono industriati a raffigurare il “Bene” da contrapporgli. Scartato, ovviamente, l’esercito siriano (inclusi i suoi battaglioni femminili che, da anni, si immolano contro l’ISIS )  e i Peshmerga del Kurdistan irakeno (già beneficiari, nel 2015, di carichi di armi fornite dal Governo Renzi ma che, provenendo dalla patria dell’infibulazione femminile, avevano ben pochi valori da sbandierare all’Occidente), le attenzioni dei media, si sono concentrate sui Curdi che popolano le aree di confine tra Turchia e Siria. Curdi che, abbandonando le originarie posizioni marxiste per sposarne altre ecologiste-femministe, sono diventati – soprattutto per i suoi idolatrati battaglioni femminili - “l’unica forza che si oppone all’ISIS” (ovviamente, con l’aiuto degli USA). Curdi che hanno talmente ammaliato la sinistra antagonista da spingere alcuni attivisti a prendere le armi per loro.

Si, ma come schierarsi davanti alla Procura di Torino che ora vuole rinviarli a giudizio? Conoscendo, da quello che appare sui media, la loro pulizia morale, non dovrebbero esserci dubbi nel mobilitarsi per il loro proscioglimento; anche perché contro di loro, verosimilmente, si abbatterà la campagna “per la punizione dei terroristi” cominciata con il rimpatrio di Battisti. C’è, comunque un rischio. Che il proscioglimento dei quattro finisca per mettere una “pietra sopra” anche sugli efferati foreign fighters, che in Siria si sono macchiati di crimini contro la popolazione siriana e il suo esercito e che ora, persa la guerra, ritornano anche in Italia. Ne abbiamo già parlato quiqui e qui.
 

Francesco Santoianni


PS Ad evitare fraintendimenti, una precisazione. Chi scrive queste righe solidarizza con la lotta del popolo curdo per affermare la propria identità e anche per rivendicare – compatibilmente con la presenza di altre etnie che lo popolano - un proprio territorio. Tra l’altro, chi scrive crede di avere, nel suo piccolo, attestato questa solidarietà, ad esempio, recandosi, nel 2015, in Kurdistan con una delegazione invitata dal Partito democratico dei popoli (HDP) per tutelare i diritti dei suoi candidati (tra i quali moltissimi curdi) alle elezioni. Nonostante ciò, per numerosi articoli (alcuni qui linkati) sulla questione curda, chi scrive è stato tacciato sui social – dai tanti allocchi che popolano la “sinistra antagonista” di essere “contro il popolo curdo”. Segno dei tempi.
 
 

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