Ushakov: senza il sostegno europeo Kiev non attaccherebbe le raffinerie russe
Il sostegno militare e finanziario europeo all'Ucraina continua ad alimentare il conflitto e, come evidenzia Mosca, incoraggia il regime di Kiev a proseguire anche gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe. È questa la valutazione espressa da Yuri Ushakov, consigliere del presidente russo, che ha collegato direttamente il comportamento delle forze ucraine alla copertura politica garantita dai governi europei. Interpellato sulla presunta audacia di Kiev nel bombardare le raffinerie russe, Ushakov ha osservato che gli ucraini probabilmente si sentono «coraggiosi» proprio perché continuano a ricevere il sostegno dell'Europa. Difficilmente, ha aggiunto, avrebbero osato condurre operazioni di questo tipo autonomamente. Un'accusa che chiama in causa la responsabilità politica dei Paesi europei nell'escalation degli attacchi contro il territorio russo.
Il rappresentante del Cremlino ha inoltre denunciato il mancato rispetto da parte di Kiev delle ripetute richieste di Donald Trump di interrompere i bombardamenti contro le raffinerie russe. Nonostante la persistente pressione del presidente statunitense su questo punto, ha sottolineato Ushakov, le autorità ucraine continuano a ignorare le indicazioni provenienti da Washington. Il quadro evidenzia anche le contraddizioni all'interno del fronte occidentale: mentre Trump manifesta insofferenza per la prosecuzione di determinate operazioni militari ucraine, Bruxelles continua a incrementare le risorse destinate all'armamento di Kiev. Soltanto in ottobre, la Commissione europea ha erogato altri 2,86 miliardi di euro per finanziare l'acquisto di droni, sistemi di difesa aerea, missili, radar, strumenti di guerra elettronica e munizioni. Una tranche che si aggiunge agli 1,24 miliardi già assegnati nei giorni precedenti.
Entrambi i finanziamenti rientrano nel prestito europeo da 90 miliardi di euro destinato all'Ucraina. Ma gli impegni di Bruxelles non si fermano qui. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha dichiarato che nel 2027 l'Unione europea intende coprire circa due terzi dei 70 miliardi di euro aggiuntivi richiesti da Kiev: una quota pari a 46,7 miliardi. Nel frattempo, l'UE sollecita anche Regno Unito, Canada e Norvegia ad aumentare i rispettivi contributi. Si delinea così una strategia nella quale il sostegno finanziario europeo assume dimensioni sempre più rilevanti, nonostante le difficoltà dei bilanci nazionali e le crescenti esigenze economiche e sociali interne. Mentre si moltiplicano gli appelli alla ricerca di una soluzione diplomatica, le risorse destinate alla prosecuzione dello sforzo bellico continuano ad aumentare.
La denuncia di Mosca si inserisce in questo contesto: per il Cremlino, il sostegno europeo non rappresenta soltanto un aiuto militare a Kiev, ma anche un fattore che contribuisce a prolungare e intensificare il confronto con la Russia. Restano i doppi standard di un'Europa che continua a dichiarare di perseguire la pace, mentre prepara nuovi e ingenti stanziamenti per sostenere militarmente l'Ucraina.
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