Vertice Celac. Molti punti d'incontro, ma scontro ad 'armi bianche' tra quattro presidenti

Vertice Celac. Molti punti d'incontro, ma scontro ad 'armi bianche' tra quattro presidenti

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Pochi giorni fa, il 18 settembre, si è concluso il “VI° Vertice Celac 2021” sotto la presidenza 'pro tempore' del Messico. Tra i molti temi affrontati non sono mancati forti scontri verbali tra Cuba e Venezuela da una parte e Paraguay e Uruguay dall'altra. I quattro presidenti se le sono dette a viso aperto e la tensione nella sala era palpabile.  

Prima del vertice 'Celac' (Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi) il presidente Andrés Manuel López Obrador “AMLO” aveva più volte dichiarato che uno dei punti da affrontare era quello di mettere in forte discussione la 'OEA' (Organización de los Estados Americanos) proponendo “un altro organismo di solidarietà regionale che sia veramente autonomo e non vassallo di qualcun altro”.

La Celac è stata fondata nel 2010 in Messico. Come il suo acronimo evidenzia, in essa non sono inclusi i due grandi stati del Nord America, Usa e Canada.

Questa 'Comunità di Stati' è “un meccanismo intergovernativo di dialogo e accordo politico che comprende permanentemente trentatré paesi dell'America Latina e dei Caraibi, e aspira ad essere una voce unica per un processo decisionale strutturato nella sfera politica e nella cooperazione a sostegno dei programmi di integrazione regionale”.

In questa organizzazione tutti gli Stati del Centro e Sud America provano a concordare un fronte comune su diverse tematiche di importanza globale, da affrontare nei vari incontri internazionali con gli altri paesi di diversi Continenti.

Sembra che la presidenza pro tempore del Messico, con il Presidente AMLO, abbia rafforzato il ruolo di questa “Comunità”, e la sua indipendenza dagli Stati Uniti, anche perché è venuta meno la credibilità della 'OEA' e del suo contestatissimo Segretario Generale Luis Almagro, ponendosi così come uno dei riferimenti più affidabili per affrontare gli attuali problemi del Continente latinoamericano e le future sfide che già sono all'orizzonte.

Per quanto riguarda la messa in discussione della OEA, il presidente messicano AMLO già aveva fatto dichiarazioni molto forti su di essa, affermando senza remora alcuna che questa era al servizio degli Stati Uniti, la cui “politica estera è predominante nel Continente americano, e Washington non ha mai smesso di condurre operazioni aperte o segrete contro i Paesi indipendenti a sud del Rio Grande”.

In effetti nel vertice Celac non sono mancate voci sia contro l'organizzazione presieduta da Luis Almagro che contro le politiche estere degli Usa. Come per esempio quella del presidente della Bolivia, Luis Arce, che ha dichiarato:

«Invece di agire secondo i mandati della Carta Democratica, la OEA agisce contro i principi della democrazia. La sua crescente ingerenza negli affari degli Stati non contribuisce alla soluzione pacifica delle controversie ma anzi le genera, è un obsoleto e organismo inefficace che non risponde alle esigenze dei nostri Stati e ai principi del multilateralismo».

Ricordo anche che l'ambasciatore di Bolivia presso la OEA ha manifestato l'intenzione di chiedere, nel prossimo vertice, la destituzione del Segretario Generale Luis Almagro a causa del collegamento di questa organizzazione con il colpo di Stato avvenuto nel Paese andino nel 2019.

Anche il ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, si è spinto ad affermare che ormai bisogna dire "addio alla OEA nel suo senso interventista, di ingerenza e di egemonia; e che si faccia un'altra organizzazione, da costruire politicamente in accordo con gli Stati Uniti".

Al 'Vertice' si sono affrontati molti temi e, come dichiarato dal Ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, “dopo qualche mese di negoziazione si è firmato un accordo su un totale di 44 punti”, tra cui la creazione di un 'Fondo Integrato' per combattere gli effetti del cambiamento climatico; l'approvazione di “un piano di autosufficienza sanitaria regionale, per affrontare l'attuale diffusione del virus e per contrastare future pandemie”. Inoltre hanno fatto fronte comune nei confronti del Fondo Monetario Internazionale con l'intento di far ridurre gli enormi interessi sul debito.

Un altro importante punto si è raggiunto sulla richiesta di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba.

I membri del vertice hanno esortato il Congresso degli Stati Uniti a eliminare il blocco e hanno ribadito il loro rifiuto a misure economiche coercitive non supportate dal diritto internazionale, esortando il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, a modificarne sostanzialmente l'applicazione, e al Congresso Usa a procedere alla sua eliminazione, poiché è contrario ai principi della Carta delle Nazioni Unite e della Legge Internazionale.

Appena due giorni prima, il 16 settembre, in occasione del discorso per la celebrazione dell'indipendenza del Messico, il Presidente AMLO aveva ancora una volta ripetuto le stesse parole pronunciate il passato luglio:

«Possiamo essere d'accordo o no con la Rivoluzione cubana o col suo governo, però aver resistito 62 anni, senza mai essersi fatta sottomettere, è veramente una bella impresa. Per questo credo che, per la sua lotta in difesa della sovranità del proprio Paese, il popolo di Cuba meriterebbe il Premio della Dignità.

Questa Isola deve essere considerata come una nuova “Numancia” per il suo esempio di resistenza [popolazione che nel 133 a.C. stoicamente resistette alle truppe della Repubblica di Roma. N.d.T.] e penso, che per questa stessa ragione, dovrebbe essere dichiarata Patrimonio dell'Umanità».

Nonostante questo al vertice non sono mancati duri scambi di accuse, partendo dalle parole usate dal Presidente Luis Lacalle (Uruguay) nei confronti di Cuba, Venezuela e Nicaragua, con le quali ha parlato di mancanza di democrazia e repressione che i loro governi metterebbero in pratica.

Ad esso si è aggiunto il Presidente Mario Abdo Benítez (Paraguay) affermando che il suo Paese non riconosce al “Signor Nicolás Maduro” la presidenza del Venezuela.

In una nota anche la Colombia si è fortemente espressa contro il riconoscimento del presidente venezuelano, affermando che “disconosce il potere di fatto che Nicolás Maduro esercita in Venezuela […] ed esprime il proprio rifiuto alla sua partecipazione al VI Vertice dei Capi di Stato e di Governo della Celac”.

È incredibile come i “vassalli” degli Stati Uniti (così li ha definiti il Presidente messicano AMLO) continuino a recitare un ruolo in commedia che ormai, per tutti, è diventata una farsa. Una farsa che però ha portato il Venezuela a gravissime conseguenze economiche e sociali per le tante violazioni del Diritto Internazionale che gli Usa e molti suoi fedeli alleati violano impunemente[1]; per non parlare di Cuba che è sotto assedio da più di sessanta anni.

Ovviamente, agli attacchi frontali, non sono mancate le dure risposte del presidente cubano Miguel Diaz-Canel e di quello venezuelano Nicolás Maduro; risposte che hanno prodotto controrepliche, facendo diventare il confronto uno scontro ad 'armi bianche'.

Vale la pena portare a conoscenza quel che si sono detti pubblicando la traduzione dei rispettivi interventi, ma lo farò in un altro articolo che seguirà a breve, altrimenti il medesimo diventerebbe infinito.

Continua...

[1] Articolo sul Venezuela di Nicolás Maduro e le negative conseguenze per il Paese dopo il suo disconoscimento come legittimo Presidente: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-venezuela_la_giravolta_degli_usa_ue_e_canada_maduro_diventa_interlocutore/39602_42178/

Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965 (ancora ci vivo) passando una felice infanzia in uno dei grandi cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitre apro in società uno studio di grafica e servizi per tipografie, seguono poi altre esperienze lavorative; a ventiquattro anni decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane, accompagnato solo dalle mie due fotocamere “Fujica”: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Laos... fino a Cuba.

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