Venezuela, notizie censurate: cade il rischio paese e inizia la ripresa economica

Venezuela, notizie censurate: cade il rischio paese e inizia la ripresa economica

La ripresa del prezzo del petrolio e le misure implementate dal governo bolivariano iniziano a dare i loro frutti

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di Fabrizio Verde


Quotidianamente siamo inondati da notizie provenienti dal Venezuela il cui tenore è sempre lo stesso: il paese è al collasso, siamo di fronte a una crisi umanitaria, il governo non riesce a far fronte alle esigenze della popolazione. Il motivo di questa campagna portata avanti dal circuito informativo mainstream è palese: gettare discredito sul governo bolivariano per giustificare ingerenze sempre più marcate negli affari interni dello stato venezuelano. 

 

In questi giorni, c’è una notizia che non leggerete tra le righe dei grandi mezzi d’informazione, così come non sarà passata dai tg: il rischio paese del Venezuela continua a scendere. Secondo l’indice elaborato dalla banca internazionale JP Morgan - non proprio un organo chavista - il rischio paese del Venezuela si attesta sui 2.578 punti, resta comunque molto alto, ma è praticamente dimezzato rispetto al picco rilevato nello scorso febbraio. 

 

Il ministro per l’Industria e il Commercio, Miguel Pérez Abad, spiega: «L’indice è sceso negli ultimi tre mesi di oltre mille punti, questo è indicativo di come a livello internazionale le banche d’investimento guardino con favore alle misure di politica economica che stiamo attuando e questo ci aiuterà nel trovare nuove fonti di finanziamento che ci permettano di affrontare il nuovo piano di investimenti nel paese». 

 

Il rischio paese misura l’eventualità che uno stato possa trovarsi nell’impossibilità onorare le obbligazioni finanziarie assunte dai suoi residenti nei confronti degli operatori esteri, per motivi economici, finanziari, politici, sociali o di altra natura, che dunque non dipendono dalla solvibilità individuale. L’indice fa segnare un deciso miglioramento della situazione in Venezuela principalmente per due motivi: la risalita del prezzo del petrolio che lentamente migliora i conti del paese latinoamericano e la strategia di lotta alla guerra economica adottata dal governo bolivariano. 

 

Da questo punto di vista ha fatto sentire la sua voce anche il vicepresidente Aristobulo Isturiz, il quale ha assicurato che «entro sei mesi vinceremo la guerra economica». Per il numero due del governo bolivariano i prossimi sei mesi del 2016, saranno mesi «di speranza e di offensiva». 

 

Secondo l’economista Javier Rodríguez il Venezuela «ha intrapreso un percorso di miglioramento, non solo con l’aumento del prezzo del petrolio, ma per l’arrivo dei beni di prima necessità nei porti». Infatti, nell’ultimo anno la caduta del prezzo del petrolio ha colpito fortemente la capacità di importare beni di consumo, che si è poi tradotta in scarsità. A fare il resto ci hanno pensato l’opposizione e i grandi imprenditori attraverso la guerra economica per destabilizzare il governo guidato da Nicolas Maduro

 

Paradossalmente secondo quanto spiega l’economista, proprio questa situazione ha spinto il paese «a produrre attraverso l’organizzazione e il lavoro di base, per questo non si è prodotta la carestia e il collasso previsto dalle agenzie di racing all’inizio dell’anno». 

 

Per uscire definitivamente da questa situazione e provare a liberarsi dalla ‘schiavitù’ del petrolio e delle importazioni, il governo bolivariano ha deciso di procedere sulla strada del rafforzamento della produzione, come spiega il ministro Miguel Pérez Abad: «Abbiamo un potenziale immenso per sviluppare le nostre capacità nazionali e siamo decisi a farlo, con chiare regole del gioco per quanto riguarda la supervisione e l’assistenza tecnica, alla ricerca di nuovi spazi per la trasformazione dell’apparato produttivo, attraverso alleanze strategiche». 

 

La notizia, ovviamente censurata da tutti i principali mezzi d’informazione che si auto-definiscono democratici, è che il Venezuela vede finalmente la luce in fondo al tunnel dopo una fase caratterizzata dalle tremende difficoltà create dal micidiale combinato tra la caduta del prezzo del petrolio e la guerra economica tutt’ora in corso per provocare la caduta del governo bolivariano.  

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