Venezuela, notizie censurate: cade il rischio paese e inizia la ripresa economica

La ripresa del prezzo del petrolio e le misure implementate dal governo bolivariano iniziano a dare i loro frutti

14214
Venezuela, notizie censurate: cade il rischio paese e inizia la ripresa economica

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE



di Fabrizio Verde


Quotidianamente siamo inondati da notizie provenienti dal Venezuela il cui tenore è sempre lo stesso: il paese è al collasso, siamo di fronte a una crisi umanitaria, il governo non riesce a far fronte alle esigenze della popolazione. Il motivo di questa campagna portata avanti dal circuito informativo mainstream è palese: gettare discredito sul governo bolivariano per giustificare ingerenze sempre più marcate negli affari interni dello stato venezuelano. 

 

In questi giorni, c’è una notizia che non leggerete tra le righe dei grandi mezzi d’informazione, così come non sarà passata dai tg: il rischio paese del Venezuela continua a scendere. Secondo l’indice elaborato dalla banca internazionale JP Morgan - non proprio un organo chavista - il rischio paese del Venezuela si attesta sui 2.578 punti, resta comunque molto alto, ma è praticamente dimezzato rispetto al picco rilevato nello scorso febbraio. 

 

Il ministro per l’Industria e il Commercio, Miguel Pérez Abad, spiega: «L’indice è sceso negli ultimi tre mesi di oltre mille punti, questo è indicativo di come a livello internazionale le banche d’investimento guardino con favore alle misure di politica economica che stiamo attuando e questo ci aiuterà nel trovare nuove fonti di finanziamento che ci permettano di affrontare il nuovo piano di investimenti nel paese». 

 

Il rischio paese misura l’eventualità che uno stato possa trovarsi nell’impossibilità onorare le obbligazioni finanziarie assunte dai suoi residenti nei confronti degli operatori esteri, per motivi economici, finanziari, politici, sociali o di altra natura, che dunque non dipendono dalla solvibilità individuale. L’indice fa segnare un deciso miglioramento della situazione in Venezuela principalmente per due motivi: la risalita del prezzo del petrolio che lentamente migliora i conti del paese latinoamericano e la strategia di lotta alla guerra economica adottata dal governo bolivariano. 

 

Da questo punto di vista ha fatto sentire la sua voce anche il vicepresidente Aristobulo Isturiz, il quale ha assicurato che «entro sei mesi vinceremo la guerra economica». Per il numero due del governo bolivariano i prossimi sei mesi del 2016, saranno mesi «di speranza e di offensiva». 

 

Secondo l’economista Javier Rodríguez il Venezuela «ha intrapreso un percorso di miglioramento, non solo con l’aumento del prezzo del petrolio, ma per l’arrivo dei beni di prima necessità nei porti». Infatti, nell’ultimo anno la caduta del prezzo del petrolio ha colpito fortemente la capacità di importare beni di consumo, che si è poi tradotta in scarsità. A fare il resto ci hanno pensato l’opposizione e i grandi imprenditori attraverso la guerra economica per destabilizzare il governo guidato da Nicolas Maduro

 

Paradossalmente secondo quanto spiega l’economista, proprio questa situazione ha spinto il paese «a produrre attraverso l’organizzazione e il lavoro di base, per questo non si è prodotta la carestia e il collasso previsto dalle agenzie di racing all’inizio dell’anno». 

 

Per uscire definitivamente da questa situazione e provare a liberarsi dalla ‘schiavitù’ del petrolio e delle importazioni, il governo bolivariano ha deciso di procedere sulla strada del rafforzamento della produzione, come spiega il ministro Miguel Pérez Abad: «Abbiamo un potenziale immenso per sviluppare le nostre capacità nazionali e siamo decisi a farlo, con chiare regole del gioco per quanto riguarda la supervisione e l’assistenza tecnica, alla ricerca di nuovi spazi per la trasformazione dell’apparato produttivo, attraverso alleanze strategiche». 

 

La notizia, ovviamente censurata da tutti i principali mezzi d’informazione che si auto-definiscono democratici, è che il Venezuela vede finalmente la luce in fondo al tunnel dopo una fase caratterizzata dalle tremende difficoltà create dal micidiale combinato tra la caduta del prezzo del petrolio e la guerra economica tutt’ora in corso per provocare la caduta del governo bolivariano.  

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia di Giuseppe Masala L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo   Una finestra aperta CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo

CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo

Siete proprio sicuri di vivere in democrazia? di Fabio Massimo Paernti Siete proprio sicuri di vivere in democrazia?

Siete proprio sicuri di vivere in democrazia?

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN di Alessandro Bartoloni USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN

USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli di Raffaella Milandri Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Cosa ci insegna la storia dei due registi ebrei di Naza di Paolo Desogus Cosa ci insegna la storia dei due registi ebrei di Naza

Cosa ci insegna la storia dei due registi ebrei di Naza

Carlos, storia di un rivoluzionario scomodo di Geraldina Colotti Carlos, storia di un rivoluzionario scomodo

Carlos, storia di un rivoluzionario scomodo

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

L'ultima "perla" di Crosetto a Varsavia di Marinella Mondaini L'ultima "perla" di Crosetto a Varsavia

L'ultima "perla" di Crosetto a Varsavia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina di Giorgio Cremaschi Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina

Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti