Andrea Del Monaco: L’austerità come ostetrica di nuovi fascismi?

Andrea Del Monaco: L’austerità come ostetrica di nuovi fascismi?

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di Andrea Del Monaco* - https://sinistrainrete.info

Con il ritorno alla “Fornero” la UE di Draghi e Scholz assomiglia al Governo Bruning nel 1932. Attenzione al sempiterno ordoliberismo di Hayek.

Per capire il nesso tra l’assalto neofascista di Forza Nuova alla Cgil, le conseguenze dei risultati delle elezioni tedesche, l’abolizione di quota 100, il contestuale ritorno alla riforma Fornero e l’egemonia dell’ordoliberismo di Friedrich Von Hayek, occorre rileggere il Karl Marx de “Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte” partendo dal suo incipit: “Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano per, così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa. Caussidière invece di Danton, Louis Blanc invece di Robespierre, la Montagna del 1848-1851 invece della Montagna del 1793-1795, il nipote invece dello zio.”

Oggi abbiamo le politiche deflattive di Draghi e Scholz invece delle politiche deflattive del cancellere tedesco Bruning. L’assalto squadrista alla Cgil inevitabilmente evoca le distruzioni delle sedi dei sindacati, de L’Avanti, de L’Unità e dei partiti antifascisti dal 23 marzo 1919 (fondazione dei fasci da combattimento) al 24 dicembre 1925 (la prima delle leggi fascistissime che chiude definitivamente la fase dell’Italia liberale). Diversamente dal fascismo, il nazismo arriva al potere in Germania nel 1933. La narrazione dominante spaccia come ragione dell’avvento del nazismo l’iperinflazione durante la repubblica di Weimar negli anni venti. In realtà la causa dirimente dell’avvento di Hitler è la politica di austerità condotta dal cancelliere Bruning tra il 1930 e il 1932: aumento del tasso di sconto, forti riduzioni delle spese dello Stato, aumento dei dazi doganali, riduzione dei salari e dei sussidi di disoccupazione.

Cosa accadde? Aumentarono la disoccupazione e le imposte, i tagli al welfare ridussero il tenore di vita dei disoccupati e dei proletari presso cui Bruning divenne impopolare. I socialdemocratici, che avevano espresso il precedente cancelliere Muller fino al 1930, malgrado le politiche di Bruning colpissero i lavoratori, si astennero nel timore che il presidente Hindenburg nominasse un governo di destra.

Mutatis mutandis, l’austerità con politiche salariali deflattive della UE, austerità che il governo Draghi dovrà attuare dal 2023 (quando il patto di Stabilità tornerà cogente), assomiglia molto all’austerità del cancelliere Bruning. Nel 1933 tale austerità fu ostetrica del nazismo portando Hitler al potere con il 37% dei voti. Non sappiamo ancora se con il tono della farsa o della tragedia, l’austerità UE di marca Vonhayekiana produrrà neofascismo al potere nel 2023.

Per ora Forza Nuova assalta la CGIL. Il 18 ottobre il porto di Trieste è bloccato da una protesta pacifica degli oppositori al Green Pass. Una nuova arma di distrazione di massa? Quando emergeranno le vere contraddizioni materiali come tagli alla sanità, al welfare, aumenti delle bollette, della tassazione sulla casa, delocalizzazioni e ritorno alla Legge Fornero, cosa voteranno neo disoccupati e lavoratori impoveriti? Per capire veramente gli esiti delle elezioni tedesche e il loro impatto sull’Italia occorre guardare il contenuto del programma della eventuale coalizione tra socialdemocratici, verdi e liberali.

La narrazione dominante ha puntato sulla parziale sconfitta dei popolari, sulla striminzita vittoria della SPD, sul successo (minore rispetto a quanto previsto dai sondaggi) dei verdi e dei liberali: l’Spd ha avuto il 25,7% dei voti, i democristiani della CDU/CSU il 24,1% scendendo ai minimi storici; i Verdi arrivano per la prima volta al 14,8% dei consensi e superano i liberali della Fdp che si fermano al 11,5%. Alternative Fur Deutschland, il partito di destra alleato della Lega, originato da una scissione a destra della CSU/CDU, raccoglie il 10,3% dei voti, purtroppo la Linke si ferma al 4,9%.

Le opzioni per una eventuale coalizione di Governo sono due: la cosiddetta coalizione giamaica con democristiani, verdi e liberali e la coalizione semaforo con socialdemocratici, verdi e liberali. In questi giorni sembra prevalere questa seconda opzione. Il leader SPD Scholz, la leader Grunen Annalena Baerbock e il leader FDP Christian Lindner hanno sottoscritto un documento di 12 pagine che sarà la base per un eventuale programma di Governo: sabato 16 e domenica 17 ottobre i tre leader hanno sottoposto agli organismi dirigenti dei loro partiti le dodici pagine per l’approvazione e poi è partita la vera trattativa di Governo.

La futura «coalizione semaforo» avrebbe in Parlamento una maggioranza di 416 deputati (206 della Spd, 118 Verdi e 92 liberali), 48 voti al di sopra della maggioranza assoluta di 368. Il documento base della discussione sul programma di Governo è un documento decente per i cittadini tedeschi e preoccupante per cittadini italiani.

I socialdemocratici hanno ottenuto l’impegno contro la povertà infantile, un piano edilizio da 400 mila nuovi appartamenti, di cui 100 mila a equo canone, e, la stabilizzazione del livello delle pensioni. Nelle dodici pagine la Germania viene definita “una moderna terra d’immigrazione” con l’obiettivo di “accelerare le procedure di asilo e i ricongiungimenti familiari, e, attenzione, anche “i rimpatri che si renderanno necessari”.

I Grunen non impongono il limite di velocità di 130 chilometri l’ora sulle autostrade e nemmeno l’aumento della tassazione sui redditi più alti. L’FDP rinuncia alle riduzioni fiscali e accetta il salario minimo a 12 euro l’ora già nel primo anno, punto irrinunciabile sia per la Spd che per i Verdi. Ultimo, ma non meno importante per noi italiani, i tre partiti concordano sul liberismo di Friedrich Von Hayek che informa la Costituzione tedesca, non mettono in discussione il “freno di bilancio» contenuto nella Grundgesetz für die Bundesrepublik e attualmente sospeso per l’emergenza pandemica.

Tutto ciò malgrado in campagna elettorale i Verdi avessero detto di voler abolire “il freno di bilancio”. E attenzione! Quando nel PD ci si rallegra della vittoria di Scholz si rimuove il seguente fatto ben sintetizzato nel documento approvato: il Patto di Stabilità e Crescita dell’Eurozona, sospeso per consentire ai governi di parare le conseguenze economiche della pandemia, non dovrà essere modificato.

Quindi la posizione tedesca pro austerità nella UE non cambierà! Il fatto che il programma del futuro Governo tedesco presieduto da Scholz si opponga a qualunque allentamento del Patto di Stabilità è per l’Italia dirimente. Dirimente per le condizionalità che la Commissione Europea pone per darci i 191 miliardi del Recovery Fund.

Non solo la Commissione europea che gestisce l’erogazione dei fondi del PNRR chiede ai singoli Paesi le riforme strutturali. Per erogare i fondi Bruxelles chiederà all’Italia il rispetto del Patto di Stabilità, quel Patto che Scholz e Lindner non vogliono assolutamente modificare tanto da sottolinearlo nel programma del futuro Governo tedesco. Che significa? Che in cambio dei 191 miliardi del Recovery dovremo ridurre il nostro rapporto Debito/PIL dall’attuale 155% al 60% in venti anni. Occorre fare una premessa.

L’austerità nella UE ha tre passaggi cruciali: 1) nel 1992 il Trattato di Maastricht impone due parametri ai bilanci degli Stati: il tetto del 60% nel rapporto Debito/PIL e il limite del 3% nel rapporto deficit/Pil. 2) Nel 1997 il Ministro tedesco delle Finanze Weigel, temendo che con il varo dell’Euro gli Stati cicala del Sud Europa si indebitino troppo, rende più cogenti i due parametri inventando il Patto Di Stabilità normato in UE con il Regolamento 1476/97. 3) .

Dopo il 2008, la bolla americana dei mutui subprime (crack Lehman brothers) si riverbera in Europa con la crisi dell’Euro: una crisi da debito privato viene trasformata scientemente in crisi da debito pubblico. In Italia si ha come conseguenza l’arrivo del Governo Monti, nella UE il Patto di Stabilità viene irrigidito tramite due Regolamenti europei, il Regolamento 1176/2011 e il Regolamento 472/2013. Cosa impongono in modo più rigido? Che ogni Stato membro debba ridurre il rapporto Debito/Pil al 60% in venti anni, ovvero azzerare welfare, sanità e intervento pubblico. Per tale ragione il Governo Monti vara la riforma Fornero, blocca la rivalutazione delle pensioni, mette l’IMU sulla prima casa, avvia una serie di tagli alla spesa pubblica che riducono il numero dei lavoratori dipendenti dello Stato nelle sue varie articolazioni. Stessa cosa faranno i Governi successivi, il Governo Renzi disarticolerà definitivamente l’articolo 18 flessibilizzando in modo definitivo il mercato del lavoro. Cosa c’entra il programma di Governo del probabile futuro cancelliere tedesco Scholz con il PNRR italiano? Molto! Poiché i 191 miliardi saranno erogati all’Italia a condizione del rispetto del Patto di Stabilità, poiché Sholz ha siglato un pre-accordo di Governo in cui scrive che il Patto di Stabilità non verrà modificato, Scholz e Lindner saranno i primi ad imporre a Draghi l’austerità. Perché i socialdemocratici hanno sposato l’economia sociale di mercato sostenuta dalla CDU-CSU da tempo.

Mutatis mutandis, abbracciare l’economia sociale di mercato (l’austerità edulcorata linguisticamente) è paragonabile al voto per i crediti di guerra del partito socialista francese e del partito socialista tedesco all’inizio della prima guerra mondiale: quei partiti votano per l’entrata in guerra dei loro rispettivi paesi e finisce la seconda internazionale socialista. Non a caso a la terza internazionale comunista ha le sue origini nelle conferenze di Kiental e Zimmerwald nel 1915-6 dove Lenin propone la “guerra alla guerra imperialista” e vuole trasformare la guerra imperialista in guerra di classe, la guerra dei proletari contro i borghesi tutti. Ma torniamo alla filosofia politica di Von Hayek che sottende l’economia sociale di mercato e la sua ultima emanazione, ovvero il Patto di Stabilità.

Come ricordato da Alessandro Somma nel saggio “Economia sociale di mercato e scontro tra capitalismi”, Friedrich von Hayek, commentando l’uso di “economia sociale di mercato” nei primi anni settanta osservò: «non mi piace questo uso, anche se grazie a esso alcuni amici tedeschi sembrano riusciti a rendere appetibile a circoli più ampi il tipo di ordine sociale che difendo”. Che significa? Che il teorico dell’ordoliberismo in Germania aveva vinto. Keynes, l’intervento dello Stato, e, il potere d’acquisto dei salari avevano perso. E perderanno nella futura UE. Lo dice Hayek stesso chiaramente, dietro l’economia sociale di mercato c’è il suo ordoliberismo. Con Bad Godesberg l’SPD rinunciò alla democrazia economica per abbracciare “l’economia di mercato globalmente diretta”, ma in tale espressione rimaneva l’obiettivo keynesiano della piena occupazione assieme al controllo dei prezzi.

Purtroppo dopo il cancellierato di Willy Brandt, dal 1974 Helmut Schmidt sancì la fine del Keynesismo di fatto sposando le tesi di Hayek: lo Stato, per il socialdemocratico Schmidt, pur mantenendo la sua cornice formale è la garanzia dell’economia di mercato, il presidio della concorrenza che è fonte di progresso economico.

Sotto Kohl l’ordoliberismo fa un ulteriore passo avanti: dopo la caduta del muro di Berlino, il Trattato sull’unione monetaria, economica e sociale tra le due Germanie, ha come suo fondamento l’economia sociale di mercato, definita come l’ordine economico fondato su “proprietà privata, libera concorrenza, libera formazione dei prezzi, e circolazione fondamentalmente libera di lavoro, capitali, beni e servizi”. Attenzione! Tale trattato sarà la base di Maastricht.

Il colpo finale al lavoro nell’economia sociale di mercato lo dà il cancelliere socialdemocratico Schröder con i quattro pacchetti delle riforme Hartz: come ricordato da Somma i primi due pacchetti, precarizzano e svalutano il lavoro, e il quarto pacchetto, edificando il cosiddetto Stato sociale attivatore, “spinge” i disoccupati nel lavoro, e dunque, incrementa la svalutazione del lavoro stesso. Questa è la cornice ordoliberista tedesca che informa la UE, la cornice che vuole il ritorno dell’austerità sia che governi la CDU-CSU sia che governi l’SPD. E veniamo all’impatto del programma di Governo di Scholz sull’Italia. Prima della pandemia il rapporto italiano Debito/Pil sfiorava il 135%. Nel 2020 siamo arrivati al 155% a causa del deficit necessario per contenere le conseguenze della pandemia.

Il Patto di Stabilità è sospeso. Attenzione! Sospeso ma cogente. Quindi in venti anni noi dovremo ridurre il rapporto Debito/PIL dal 155% al 60%. L’11 settembre il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, nella riunione dell’EcoFin a Brdo, in Slovenia, lo ha detto molto chiaramente: “ Quando prepareranno i bilanci 2023, i Paesi europei dovranno tenere conto che la clausola di sospensione del Patto di stabilità verrà disattivata”. E attenzione! Nel PNRR gli Stati membri anticipano i soldi per i progetti con fondi propri e presentano due volte l’anno alla Commissione Europea una richiesta di pagamento del contributo finanziario a Bruxelles: tale richiesta comporta l’avvenuto raggiungimento di traguardi e obiettivi concordati e indicati nel PNRR approvato. La Commissione valuta entro due mesi in via preliminare se questi obiettivi siano stati effettivamente conseguiti “in maniera soddisfacente”.

In caso di esito positivo, la Commissione trasmette le proprie conclusioni al Comitato economico e finanziario e adotta “senza indebito ritardo” una decisione che autorizza l’erogazione dei fondi. Che succede se la Commissione valuta negativamente le richieste di pagamento? Che fine fanno i 191 miliardi UE promessi? La risposta è nell’articolo 10 del Regolamento UE 2021/241 che norma il Recovery Fund. Qualora la Commissione considerasse non raggiunti gli obiettivi indicati nel PNRR, il pagamento (totale o parziale) viene sospeso per riprendere solo dopo che lo Stato membro interessato abbia adottato le “misure necessarie per garantire un conseguimento soddisfacente dei traguardi e degli obiettivi”. Se non vi fossero progressi concreti, dopo 18 mesi è prevista la possibilità di risolvere il contratto che norma il PNRR e disimpegnare l’importo del contributo finanziario.

Eventuali prefinanziamenti sarebbero integralmente recuperati. Secondo l’articolo 10 del Regolamento sul Recovery Fund, la Commissione presenta al Consiglio una proposta per sospendere in tutto o in parte gli impegni o i pagamenti qualora il Consiglio decida, a norma dell’articolo 126 del Trattato di Funzionamento della UE, che uno Stato membro non ha ridotto il suo disavanzo eccessivo. Oppure i pagamenti possono essere sospesi se il Consiglio adotta due Raccomandazioni, a norma del regolamento (UE) n. 1176/2011, perché uno Stato membro ha presentato un piano d’azione correttivo insufficiente oppure non ha adottato le misure correttive raccomandate. E infine il Consiglio può sospendere i pagamenti se uno Stato membro non rispetta il memorandum imposto dall’articolo 7 del regolamento (UE) n. 472/2013.

Che significa? Da un lato la UE ci dà 191 miliardi. Da un altro lato Valdis Dombrovskis ci ricorda che il prossimo anno, nel 2022, quando faremo la Legge di Bilancio per il 2023, il Patto di Stabilità sarà di nuovo cogente. E quindi per usare quei 191 miliardi dovremo tagliare la spesa pubblica in modo violento per tagliare il rapporto Debito/PIL. E attenzione su questo. Ridurre il rapporto Debito/Pil dall’attuale 155% al 60% in venti anni è impossibile se non vogliamo fare la fine della Grecia. Ma anche ridurlo fino al 100% implica una cura da cavallo: tasse e azzeramento della macchina dello Stato. Se dal 2023 non inizieremo questa nuova cura di austerità non solo i 191 miliardi del Recovery Fund non arriveranno ma la UE si riprenderà anche l’anticipo di 24,9 (sui 191) miliardi arrivato ad agosto al Governo italiano. Praticamente la UE ci dà 191,6 miliardi di cui solo 68,9 a fondo perduto e 122,7 di prestiti.

Che ci chiede in cambio? L’ordoliberismo di Hajek, ovvero una probabile nuova tassazione sulla casa, la privatizzazione della sanità, una riduzione dei costi pensionistici a partire dall’abolizione di quota 100, una riduzione dei dipendenti pubblici, precarizzazione ulteriore del lavoro. Cosa accadrà quando dal 2023 arriveranno gli effetti materiali sui lavoratori e i pensionati italiani e si voterà? I partiti neofascisti soffieranno ancora sulla protesta NO VAX oppure capitalizzeranno in chiave nazionalista l’opposizione all’austerità UE? E la sinistra sarà capace di battersi contro l’austerità UE difendendo il lavoro e lo Stato contro il mercato sottraendo voti al neofascismo?

*Esperto Fondi Europei

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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