Cina-USA: il fattore tempo sarà decisivo

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Cina-USA: il fattore tempo sarà decisivo

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di Pasquale Cicalese

Secondo quanto riportano le agenzie di stampa, il negoziato Usa - Cina potrebbe essere cancellato. Questo leggendo le dichiarazioni di Trump. I cinesi al momento non si esprimono, ma di certo la faccenda di Hong Kong li porta a bloccare qualsiasi negoziato. Gli Usa hanno giocato sul principio cardine della politica cinese e che coinvolge l'intera popolazione, la sovranità. Hanno scherzato con il fuoco. Ma come stanno messi gli Usa? Secondo Milano Finanza di stamane per Goldman Sachs, regina di Wall Street, gli Usa perderebbero nel terzo trimestre lo 0.6% del pil causa guerra commerciale e non escludono una prossima recessione. Wall Street spera in una diminuzione netta del tasso di interesse da parte della Fed per far schizzare in alto gli indici di borsa. Ma venerdì è intervenuto un fatto significativo: Huawei ha comunicato di essere in possesso di un proprio sistema operativo. Se così fosse, Google perderebbe in futuro il 25% del proprio fatturato verso il colosso cinese. Nell'ultimo anno in Cina si è assistito ad una rincorsa tecnologica per sostituire le forniture da parte dei colossi del Nasdaq.

Sempre la scorsa settimana si è assistito in Usa ad una forte protesta degli agricoltori americani, a cui la Cina ha bloccato le importazioni. Veniamo al lato dei conti pubblici: gli Usa hanno aumentato il debito nello scorso anno del 10%  mentre il deficit viaggia quasi al 5%, non avendo capitali cinesi che finanzino il tutto. Ecco perché la Fed è restia ad abbassare i tassi. Nei prossimi mesi la finanza Usa, gli agricoltori e parte di quel che rimane dell'industria potrebbero sollevare critiche a Trump sulla guerra commerciale. Unico sbocco sarebbe sobillare il Medio Oriente, un motivo che farebbe pensare che il rifiuto italiano del ministro Trenta di mandare navi nel golfo persico, sarebbe uno dei tanti motivi della rottura governativa, cosi come il 5g di Huawei e la firma del Memorandum Italia Cina. D'altra parte il debito pubblico cinese, almeno quello ufficiale, è al 35%, il deficit al 2,8%. Il fattore tempo si scatenerà a settembre. E' probabile che per la data del 1° ottobre, 70° anniversario della Repubblica Popolare, la dirigenza cinese scateni una raffica di stimoli per il mercato interno, visto che da due anni l'apporto della domanda estera netta è in pareggio o in negativo. La Cina ha il mercato interno più vasto al mondo, in questi ultimi 4 decenni, gli Usa hanno fortemente ridotto la classe media e anche oggi, a distanza di 11 anni dalla crisi finanziaria, moltissime famiglie sono fortemente indebitare, mentre il risparmio cinese ha percentuali altissime.

La partita italiana si inserisce in questo sfondo. Il Memorandum, voluto fortemente dal Vaticano (già Gentiloni era pronto a firmarlo) ha scatenato le ira degli Usa. Un altro fattore decisivo è che Wall Street vuole fortemente l'accordo con la Cina perché vuole metter mano all'immenso suo risparmio. Non leggete i politici in queste settimane, la partita è internazionale. La Cina ha dalla sua il fattore tempo. 

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