Elezioni Israele, Karem da Haifa: "Gaza non esiste, ha vinto la deumanizzazione"
Karem si trova ad Haifa e ci offre da lì una testimonianza del contesto sociale del voto
28 ottobre, su “Preferivo Scrivere” dialoghiamo con Karem Rohana, conosciuto anche come Karem From Haifa, attivista e operatore sanitario italo-palestinese, corpo e cuore tra Firenze e Haifa. Ci siamo messi in contatto con Karem per commentare, proprio da Israele, le prime elezioni legislative dopo il 7 ottobre 2023. I grandi media affermavano che la differenza nel risultato la avrebbero fatta il voto degli Haredim, cioè degli ebrei ortodossi, e quello dei partiti arabi (2,17 milioni di palestinesi che vivono in Israele e rappresentano il 17% della popolazione). I partiti arabi registrano infatti una forte crescita nelle preferenze. Netanyahu è in lieve vantaggio ma lo spoglio è ancora in corso mentre stiamo parlando.
I temi sui quali si sono scontrati Netanyahu ed Eisenkot, principali figure che trainano questa tornata elettorale, sono legati alla leva obbligatoria per gli Haredim, all’inchiesta relativa al 7 ottobre, alla riforma giudiziaria, ma nessuna voce nei programmi prende in considerazione i palestinesi e il genocidio a Gaza. La deumanizzazione in chiave messianica e militare procede speditamente.
Le uniche certezze che abbiamo sono che l’affluenza alle urne è stata altissima e che per l’elettorato israeliano, il fatto che Netanyahu sia ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità commessi contro la popolazione civile della Striscia di Gaza dal 21 novembre 2024 non abbia alcuna rilevanza. Il principale sfidante del candidato al potenziale suo settimo mandato (Netanyahu è al potere dal 1996) è Eisenkot è alla guida del partito Yashar, fondato dall'ex capo di Stato Maggiore dell'esercito israeliano. Intanto è passato un anno dal 10 ottobre 2025, data del cessate il fuoco a Gaza, ma il fuoco non è mai cessato. Il 94% delle popolazione, ossia due milioni di persone è sfollata, 40mila gli orfani. Mentre gli israeliani si recavano al voto una bimba di sei anni veniva uccisa dall’IDF nella sua tenda, a ovest di Khan Younis; si chiamava Tahani Shalalfa.
Il comportamento sempre più violento dei coloni sta diventando paradossalmente una strategia per salvare il progetto Israele e l'ideologia sionista; scaricare tutta la responsabilità su presunte sacche di delinquenti che sfuggono al governo quando in realtà si tratta di un braccio paramilitare perfettamente funzionale e sostenuto dal piano di insediamento sionista.
Abbiamo quindi chiesto a Karem una fotografia del contesto sociale e politico nel quale si sono svolte queste elezioni tesissime e attesissime, che però quasi certamente non metteranno fine al genocidio del popolo palestinese a Gaza e alla pulizia etnica in Cisgiordania. Abbiamo domandato al nostro intervistato anche che cosa cambia per il nostro paese, il quale subisce infiltrazioni, ingerenze e leggi bavaglio stabilite da Tel Aviv. Rendendosi anche attivamente complice dello sterminio dei palestinesi di Gaza.
Karem ci ha donato un racconto intenso, doloroso e distopico da Israele, vista da un italo-palestinese. La deumanizzazione del popolo palestinese disumanizza gli israeliani e tutti noi, questa la mutazione antropologica e filosofica che si sta realizzando. Non possiamo farlo restando indifferenti.


