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Foreign fighters italiani in Donbass e sanzioni alla Russia. Cosa c’è dietro?

 
 

Foreign fighters. Ma perché i tre filo-Donbass arrestati a Genova vengono additati come “mercenari al soldo di Putin” mentre gli esponenti di centri sociali andati a combattere, insieme ai Curdi al soldo degli USA, vengono, qui da noi, celebrati, addirittura srotolando il tappeto rosso della Mostra del Cinema di Venezia?


Un paragone ardito? Certo, a combattere per la causa curda ci sarebbero, tra gli italiani, soltanto compagni, verosimilmente in buona fede, anche se – a nostro avviso - completamente accecati dalla mitizzazione della “causa curda” operata dai nostrani media main-stream, mentre i tre arrestati a Genova sarebbero mazzieri di destra. Non intendiamo metterli sullo stesso piano. Ma ci auguriamo che qualcuno, a “sinistra”, rifletta sulla davvero sospetta tempestività degli arresti di Genova (basti pensare che le indagini si trascinavano da ben cinque anni) che si direbbero un “assist” alla inamovibilità delle sanzioni alla Russia (“colpevole di occupare il Donbass”) recentemente rinnovate dal Governo italiano; e ci auguriamo pure che qualcuno rifletta sull’inerzia della nostrana “Giustizia” davanti a ben più acclarati casi di combattenti italiani al fianco del regime di Kiev..


Anche perché il principale obiettivo della forsennata campagna stampa susseguita agli arresti di Genova è certificare che il sostegno al Donbass sia una cosa esclusivamente fascista. E sono non pochi gli allocchi di “sinistra” che con i loro post su Facebook stanno dando credito a questa infamia.

 

Francesco Santoianni

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