Iran: la guerra è vicina come mai prima d'ora

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Iran: la guerra è vicina come mai prima d'ora

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Piccole Note

Gli Usa inviano la portaerei Abraham Lincon verso i mari iraniani e schierano i B-52nella base di Udeid (Qatar). La guerra contro l’Iran non è mai stata così vicina.


A rilanciare l’opzione militare è stata la vittoria di Netanyahu alle recenti elezioni israeliane: ossessionato da questa guerra da decenni, ha una finestra di opportunità come mai prima.


La guerra e le elezioni Usa


Il premier israeliano reputa di aver poco tempo: la guerra deve iniziare prima delle elezioni Usa del 2020, che potrebbero privarlo dell’alleanza americana, sia che il fido Trump perda sia che vinca, dato che al secondo mondato sarebbe più libero dalle pressioni dei falchi che l’attorniano, da John Bolton a Mike Pompeo, che stanno decidendo la sua politica estera.


Il dispiegamento militare americano è stato infatti voluto da Bolton e motivato con non meglio specificate minacce agli interessi americani.


“Data la lunga esperienza di Bolton nell’esagerare e manipolare le informazioni per giustificare l’uso della forza – scrive Foreign Policy -, si potrebbe essere tentati di liquidare il tutto come fake news”.


“Ma la prospettiva che l’Iran possa dar vita a una provocazione che vada a scatenare un confronto militare più ampio è molto reale, anche se va detto che è proprio la politica dell’amministrazione Trump volta a mettere sotto pressione Teheran che ha enormemente amplificato il pericolo“.


Non riteniamo che l’Iran abbia alcuna intenzione di provocare alcunché, dato che sa che un conflitto l’incenerirebbe. Mentre sulle manipolazioni di Bolton la letteratura è sterminata.


La revoca dell’accordo sul nucleare


Proprio l’8 maggio, nel 2016, Trump era stato costretto dai falchi a rescindere l’accordo sul nucleare. Bolton ne fu entusiasta, tanto da affiggere il decreto nel suo ufficio. Da allora un’escalation di pressioni sull’Iran.


Anzitutto il ritorno della sanzioni, sempre più dure; poi il divieto di esportare petrolio; quindi le sanzioni alle aziende europee che avessero comprato petrolio da Teheran, che di fatto hanno impedito agli altri Paesi sottoscrittori dell’accordo di comprarlo; quindi l’inserimento della Guardia repubblicana iraniana nella blacklist del Terrore e via così.


Fanno sul serio, e proprio quest’ultima iniziativa potrebbe risultare decisiva. Sembra aver avuto un primo effetto: l’Europa finora è riuscita a eludere – in parte – le sanzioni attraverso un meccanismo che permette lo scambio di petrolio con aiuti umanitari.


Un meccanismo già precario in sé, dato che permette un commercio residuale, che potrebbe essere messo in discussione dagli Usa perché finanzierebbe il terrorismo, ovvero le Guardie rivoluzionarie che di tale commercio hanno parte.


Non solo: l’etichetta di terrorismo fa delle Guardie rivoluzionarie un bersaglio legittimo, che può essere attaccato senza dichiarare guerra. Azione che può provocare l’irreparabile.


Si tenga presente che l’Iran probabilmente reagirebbe a un attacco colpendo Israele. Che potrebbe sentirsi legittimata così a usare le sue atomiche. Scenario catastrofico.


Teheran torna indietro


Di oggi l’annuncio di Teheran che si è detta pronta a un ritorno al nucleare, recedendo poco a poco dagli obblighi sanciti dall’accordo.


Un ultimatum all’Europa, che pure quell’intesa ha conservato, ma con la timidezza del caso, finendo per rendere impalpabile l’ordito che la lega all’Iran.


Bruxelles ha 60 giorni per ripristinare i suoi commerci con Teheran, come da accordi, altrimenti l’abbandono del trattato sarà totale.


Ovviamente l’Occidente, invece di chiedere agli Usa di deporre le pistole nella fondina, intima alla martoriata Teheran di ottemperare a quanto firmato a suo tempo.


Nulla importando che restare in quell’intesa non le reca alcun vantaggio, servendo solo a ridurre la sua capacità difensiva proprio ora che si sente accerchiata e nel mirino.

 

Ps. Sulla criticità di Gaza, alla nota di ieri va aggiunto altro che avevamo omesso per brevità – riproponendoci di tornarci su – e che riguarda l’Iran.


A Netanyahu, per ora, non interessa attaccare Gaza perché distoglierebbe forze dal fronte iraniano, che gli sta più a cuore. Anche se, come ha dichiarato in questi giorni, “le regole del gioco sono cambiate”, frase che sottende tanto e pericoloso.

 

Pps. Finito di scrivere, ci arriva notizia di un volo Air france scomparso dai radar sui cieli iraniani… (successivamente la notizia di un atterraggio di emergenza in un aeroporto iraniano, per fortuna riuscito)

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