Italia umiliata. Zelensky e la felpa con il simbolo nazista ostentata solo a Roma

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Italia umiliata. Zelensky e la felpa con il simbolo nazista ostentata solo a Roma

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Nella sua visita a Roma del 13 febbraio scorso Zelensky si è presentato indossando una felpa raffigurante un simbolo nazista con cui è andato dal Papa, dal Presidente della Repubblica Italiana, dal Primo Ministro Italiano e nella trasmissione televisiva di punta del servizio pubblico, che concentrava alcuni dei giornalisti più noti d’Italia.

Dopo aver visitato Roma, Zelensky è volato a Berlino, lì si è cambiato la felpa in quanto in Germania non si tollera l’ostentazione di simboli nazisti.


Zelesnky a Berlino

E lo stesso per le atre due tappe del "tour europeo"


Zelensky in Francia


Zelensky nel Regno Unito

Come noto, il simbolo dell’Ucraina è il “tridente”, mentre il simbolo portato da Zelensky a Roma è il tridente che al posto del dente centrale ha una spada.

Questo -seppur con una leggera modernizzazione grafica- è il simbolo della OUN, l’organizzazione dei nazionalisti ucraini fondata a Vienna nel 1929. Attraverso varie vicissitudini, la OUN si legò al nazismo e partecipò all’invasione dell’Unione Sovietica in supporto delle truppe di Hitler, occupandosi prevalentemente di stermini, pulizia etnica e altre nefandezze: gli si possono attribuire decine di migliaia di morti tra polacchi, ebrei, comunisti e altro.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la OUN continuò a lottare in forma clandestina compiendo prevalentemente azioni terroristiche e sabotaggi. La OUN non è mai stata completamente sconfitta, in tutto il periodo sovietico ha continuato a vivere come organizzazione clandestina che poteva contare sulla rete di supporto dei suoi membri che erano scappati sia in Nord che in Sud America. Dal 1991, con l’indipendenza dell’Ucraina, è stata sdoganata e riabilitata in chiave antisovietica. Dal 2014 è diventata il principale riferimento dei vari governi ucraini che si sono susseguiti.

Appurato che si tratta di una organizzazione nazista, perché Zelensky -che oltretutto è ebreo- si è presentato con quel simbolo?

Premettiamo che Zelensky non è nuovo a contiguità con i nazisti e alla retorica nazista, quindi il fatto che si presenti con un simbolo del genere non sarebbe proprio una notizia, tuttavia nulla è per caso e probabilmente il suo gesto è finalizzato ad interferire nella nostra società. Da anni in Italia si fa una dura lotta per arginare il dilagare della ideologia e della simbologia nazista ucraina. Dal 2014 molti ucraini residenti in Italia sono ostacolati nella loro azione politica che si inserisce nel solco di quella tradizione nazista, ovviamente hanno -seppur blandi- dei limiti di legge a rivendicare quel passato, quegli ideali e quei simboli.

Con l’ostentazione di quel simbolo di matrice nazista all’interno del Palazzo del Quirinale, sarà ancor più difficile pretendere che le istituzioni italiane ne vietino l’uso ai nazisti ucraini e ai loro fiancheggiatori. Se lo si usa nel cuore delle istituzioni, non avrà più limitazioni da parte delle propaggini locali delle istituzioni.

In definitiva, Zelensky è riuscito ad imporre un grave arretramento sul campo del contrasto ai rigurgiti nazisti. Ora in Italia i nazisti hanno maggiore agibilità.

Le nostre istituzioni, il presidente Mattarella in testa, avrebbero dovuto pretendere che Zelensky si cambiasse di abiti, invece si sono prestati a questa sporca operazione revisionista.

Non è che se un Presidente della Repubblica Italiana sta insieme ad un ebreo con un simbolo nazista, il simbolo smette di essere nazista. Semplicemente si ha un Presidente della Repubblica Italiana con un ebreo e un simbolo nazista.

Ognuno si gestisca le proprie contraddizioni e faccia i conti con la propria coscienza, ma il nodo politico è un altro: Mattarella dovrebbe essere il garante della Costituzione e del rispetto delle leggi, quindi a prescindere dalla condanna politica per il suo gesto, lui è venuto meno al suo mandato istituzionale.

Alberto Fazolo

Alberto Fazolo

Alberto Fazolo. Laureato in Economia, esperto di Terzo Settore e sviluppo locale. Giornalista. Inizia l'attività giornalistica testimoniando la crisi del Kosovo e la dissoluzione della Jugoslavia. Ha trascorso due anni in Donbass, profondo conoscitore delle vicende ucraine. Attivo nei movimenti di solidarietà internazionalista, soprattutto in contrasto con le operazioni di "Regime change".

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