La domanda cruciale da porsi con Biden in queste condizioni

La domanda cruciale da porsi con Biden in queste condizioni

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Chi è il presidente degli USA?

 

La domanda è di rigore visto quel che è successo e sta succedendo negli ultimi mesi negli Stati Uniti. Il neoeletto presidente sembra versare in condizioni mentali disperate. Continua a fare gaffe sconcertanti, non ricorda il nome dei ministri del suo stesso governo, in uno dei suoi proclami, senza contraddittorio giornalistico, ha chiamato la sue vice "la presidentessa Harris", sbiascica frasi incomprensibili e la cosa va avanti da tempo, cioè è iniziata ben prima che venisse eletto presidente. Non si è mai presentato ad una conferenza stampa, cioè non ha mai accettato che gli si rivolgessero domande dirette davanti ad una platea di giornalisti; è evidente che il suo staff lo considera incapace di affrontare una simile prova. Ieri le televisioni hanno diffuso una clip in cui si vede Biden inciampare tre volte consecutive mentre sta salendo le scalette dell'aereo presidenziale.

 

Facciamo una premessa: pur non apprezzando Biden, la sua politica e ciò che rappresenta, di certo non possiamo non provare una grande empatia per questa persona. Nelle sue condizioni è inconcepibile attendere all'occupazione cui è preposto, con quei carichi di lavoro; una persona normale se ne starebbe a casa circondato dall'affetto dei familiari e dei nipotini, per cui umanamente è obbligatorio rispettare l'uomo che sta dedicando le sue ultime energie a servire (a modo suo) il paese di cui è presidente.

 

Il ruolo determinante della stampa

La stampa USA di simili accortezze se ne è fregata quando si trattava di attaccare Trump. A parte la definizione di psicopatico, usata in modo del tutto gratuito, ricordate quando la MSNBC, la CNN, Neesweek, dicevano che Trump era nelle fasi iniziali della demenza e che doveva considerarsi in declino mentale? Il tutto senza nessuna base ovviamente. Oppure quando venne messa in dubbio la sua capacità psicofisica perché aveva preso un bicchiere con due mani, con un giornalista della CNN che invitava Trump a prendere in mano un bicchiere come fa un vero uomo, cioè con una sola mano immaginiamo.

Ebbene se Trump per questa stampa meritava la gogna basando il tutto sul puro e semplice nulla adesso non dice niente quando dalla Casa Bianca, con comunicato ufficiale, affermano che Biden non è inciampato sulle scale dell'aereo, ma è stato spinto dal vento.

Era chiaro già dall'autunno del 2019 che Biden era in rapido declino mentale, le continue gaffes durante le primarie non davano adito a facili ottimismi. Da allora la situazione è peggiorata e con l'avanzare del problema covid, l'allora candidato Biden, è stato recluso nel suo bunker da cui ha fatto "campagna elettorale" (se così si può definire) e da cui è uscito raramente. Insomma, anche se dorata, zio Joe ha vissuto una reale reclusione e si è limitato a contatti telematici e pochissimi contatti col mondo esterno. A lui non serviva fare campagna elettorale con media mainstream e social media schierati al suo fianco, tanto che si è parlato della strategia "put your dumb uncle in the basement", cioè metti lo zio scemo in cantina.

Di fatto, senza mai affrontare la stampa, anche se tutta schierata con lui stile Terzo Reich, Biden è riuscito a mascherare la sua condizione di declino che però in questi giorni è diventata manifesta e gravida di conseguenze.

Biden versa in tali condizioni che è davvero penoso guardare le sue dichiarazioni alla stampa in cui fa di tutto per rimanere concentrato su ciò di cui sta parlando: cioè fa fatica a ricordare il contenuto dei provvedimenti da lui presi ed in una di queste si è chiesto "ma cosa sto facendo qua?". Col presidente in queste condizioni qualche domanda bisogna porsela, su tutte quella davvero cruciale.

 

Chi comanda davvero alla Casa Bianca?

Voci dall'interno dell'amministrazione dicono che il presidente, malato o meno che sia, ha perfettamente chiaro in testa il suo ruolo e cosa deve fare. Non lo dubitiamo, ma nemmeno dubitiamo che non solo questa condizione è a tempo, e pure breve, ma soprattutto dubitiamo che stia davvero capendo appieno ciò che gli succede intorno. Laconicamente i democratici ammettono che il presidente non sarà in grado di ricandidarsi tra quattro anni. Gente che guarda lontano questa.

Putin che invece guarda al presente ha detto di augurarsi con tutto il cuore che Biden stia bene, anche lui, come noi, non non la mette sul personale, nonostante l'accusa ridicola di essere un assassino mossagli dal presidente USA.

Fatto sta che Kamala Harris è sempre più vicina ad una presidenza che non merita. Se Biden venisse inabilitato per incapacità o se dovesse morire, la sua vice, cioè la Harris, diventerebbe presidentessa. Già la campagna elettorale è stato uno spettacolo triste, con un presidente uscente che faceva 3/4 comizi al giorno ognuno di fronte a decine di migliaia di cittadini, mentre lo sfidante rimaneva in silenzio nel suo bunker anti-covid consapevole che la stampa a reti, giornali e social media unificati mentivano e censuravano notizie che normalmente sarebbero state in prima pagina durate una campagna elettorale.

Ma che alla fine la reale beneficiaria di tutto questo scempio della vita politica statunitense finisca con l'essere Kamala Harris è surreale. Scelta come vicepresidentessa a furor di giornalisti da talk show in quanto in possesso delle due doti necessarie, cioè essere donna ed essere di colore, la Harris è sempre stata invisa alla base del PD. Durante le prime settimane di campagna elettorale per le primarie il suo gradimento non ha mai superato l'1% mentre veniva spinta dall'establishment del partito, oramai sempre più distaccato dal popolo e dalla realtà. Poi in una delle prime uscite pubbliche, in diretta televisiva, la rappresentante delle Hawaii, Tulsi Gabbard, la devastò ricordando a tutti che la Harris, come procuratore generale della California, aveva tenuto in carcere gente della cui innocenza aveva le prove, che aveva fatto arrestare ragazzi per semplice possesso di erba per utilizzarli come lavoro a basso costo (tramite i servizi sociali).

La Harris non si difese nemmeno, dato che le accuse erano vere, e dopo un paio di giorni si ritirò dalle primarie con la coda tra le gambe. Ed ora voilà, ce la ritroveremo alla guida del paese quando nessuno le avrebbe mai dato il voto; nemmeno la base del suo partito. Merita di essere menzionato un altro particolare, una squisitezza per far capire il livello: durante le primarie Biden venne accusato di molestie, la Harris disse subito che credeva alle dichiarazioni della presunta vittima e che quindi Biden fosse uno stupratore.

Francesco Corrado

Francesco Corrado

Giornalista 

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