Lo Stato militarista tedesco è (di nuovo) realtà
di Alex Marsaglia
Tra i politici europei più ossequiosi e rivolti alla pedissequa esecuzione dei dettami di Washington nell’Unione Europea troviamo il cancelliere tedesco Merz. I suoi legami con BlackRock sono noti, come altrettanto noti sono gli interessi dell’azienda americana in Ucraina dove è presente nei settori più importanti DTEK (energia), Ukrenergo (distribuzione energia elettrica), Naftogaz (gas), Metinvest (acciaio), Ukravtodor (automobili), PrJSC MHP (agricoltura) e Ferrovie ucraine.
Ebbene, l'ucrainizzazione del continente europeo prosegue in questi giorni con il Governo tedesco di Friedrich Merz, impegnato nello sviluppo di una chiara e preoccupante linea politica militarista per i prossimi anni della legislatura che rischia di influenzare anche le politiche degli altri Paesi appartenenti all’UE.
Il neo-cancelliere tedesco lo scorso 23 Agosto in un durissimo discorso a Osnabrück, nella Germania del Nord, ha delineato un progetto politico di aggressione esterna, rilevando come il bilancio dei primi 100 giorni di governo sia alquanto difficoltoso per via della profonda crisi economica che non demorde da oltre un decennio. I dazi americani in arrivo di certo non contribuiranno a migliorare la situazione, anzi.
Se il quadro economico è preoccupante, la soluzione prospettata però è decisamente più inquietante. Infatti, lo storico mercantilismo tedesco a trazione europeista, cioè con l’intera Europa sottomessa a lavorare per le esportazioni tedesche, sembra subire una pericolosa torsione verso un imperialismo aggressivo.
Merz inizia ricordando come “in un Paese orientato alle esportazioni come la Germania non si può fare solo politica interna”, l'approfondimento però diventa allarmante man mano che si delinea il progetto politico per cui “è necessario essere presenti all’estero, non solo con l’economia, ma anche con la politica”.
Merz prosegue precisando come “il compito di uscire dalla recessione è più arduo di quanto alcuni immaginassero. Non è solo una debolezza congiunturale, ma anche strutturale”, giungendo infine a giudicare “l’attuale modello di Stato sociale come lo conosciamo oggi, non più finanziabile”. Una frase d’impatto e che ha fatto il giro del mondo, ma ancor più importante è il contesto e il messaggio di fondo lanciato dal cancelliere tedesco. Il discorso è infatti avvenuto in una città della Bassa Sassonia in cui ha sede la Volkswagen che ha subito un calo del 36% degli utili solo nel secondo trimestre del 2025, che arriva da una crisi decennale innescata da una guerra mirata da parte degli americani (vedi il Dieselgate) e viaggia verso una tremenda guerra commerciale proprio con gli Stati Uniti.
Ma Osnabrück non è una città scelta casualmente per simili annunci, poiché lo scorso Marzo l'amministratore delegato della Volkswagen aveva dato la disponibilità all conversione militare degli impianti proprio partendo da questo sito (vedi: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/03/12/volkswagen-riarmo-produzione-veicoli-militari/7911478/).
Le vere ragioni della crisi industriale della Volkswagen a cui si aggiunge il caro energetico per via della guerra sull’altro fronte russo-ucraino, ovviamente sono poi state omesse da Merz che ha invece affievolito il peso dei dazi definendoli “meno gravi di una guerra commerciale aperta”, carcando invece la mano sulle possibilità di ripresa derivanti da una politica estera aggressiva.
Merz lancia il sasso della crisi strutturale, ma nasconde la mano. E così è lo Stato sociale a non essere più finanziabile in quanto considerato mera spesa improduttiva. Allora occorre trovare un settore produttivo in grado di tornare a stabilizzare i bilanci dello Stato e questo è stato identificato nella creazione del più grande esercito del continente. Di pochi giorni fa è l’annuncio di Merz: “Puntiamo ad avere 260.000 soldati. Il mio obiettivo è che la Germania, in ragione della sua dimensione e della sua forza economica, abbia il più forte esercito convenzionale della NATO sul lato europeo”. Ebbene, questa dichiarazione, oltre a scardinare gli equilibri definiti in Europa nel secondo dopoguerra incentrati proprio sull’indebolimento geopolitico e militare tedesco come base del vecchio impero, rientra perfettamente nell'esecuzione del mandato statunitense di autonomizzazione dei Paesi appartenenti all’Alleanza Atlantica che devono essere sempre più in grado di marciare da soli. Parallelamente Merz e il Ministro della Difesa Pistorius hanno presentato un disegno di legge per la reintroduzione della leva obbligatoria, abolita nel 2011 da Angela Merkel. Una leva che sarà in prima battuta basata sul reclutamento “volontario” per la ricostituzione di istruttori e caserme. Tale reclutamento ovviamente non avverrà mai su base volontaria ma tramite un tasso salariale più elevato della media per i soldati al fine di “migliorare l’attrattiva rispetto allo status quo” come ha dichiarato lo stesso Pistorius, oltre a benefit in assistenza sanitaria e ad una solida campagna mediatica.
Parallelamente proprio in questi giorni la Rheinmetall ha inaugurato quella che sarà la più grande fabbrica di munizioni del continente a Unterluess, vicino ad Hannover. Un sito produttivo che secondo le parole dell'amministratore delegato Armin Pepperger sarà il fiore all’occhiello di “un vasto ecosistema di difesa paneuropeo”. A dimostrazione che, come ricordava Karl Liebknecht, «per il capitalismo guerra e pace sono affari e nient'altro che affari», lo Stato tedesco sta mettendo in programma una riconversione economica, con relativo aggiustamento dei bilanci statali, finanziando aziende per la produzione di armi mentre l’economia civile si è contratta e ha subito fallimenti per un +20% lo scorso anno.
I servizi di welfare, considerati improduttivi, verranno smantellati secondo i classici dettami neoliberisti mentre nuovi settori di warfare vengono avviati seguendo l’unico credo caro al capitalismo: la rendita del capitale. La ricerca di prospettive economiche tramite una politica estera aggressiva verso Est, seguendo il vecchio Lebensraum di matrice nazista, viene da sé come unica idea geopolitica a disposizione dell’UE. Un’idea miope e che si è già dimostrata fallimentare per la Germania, ma che l’attuale classe dirigente europea non è disposta a deporre tra i ferrivecchi della Storia. In poche parole, finito il neomercantilismo, la globalizzazione e avviata la guerra commerciale resta solo l'aggressività militare come idea per i servi che non hanno sviluppato politiche estere di cooperazione in autonomia e indipendenza. È un’idea che il cancelliere Merz ha chiarito sin dal suo insediamento, stabilendo la priorità di “costruire l’esercito più potente d’Europa” (vedi: https://www.bloomberg.com/news/articles/2025-05-14/merz-commits-germany-to-building-europe-s-strongest-armed-forces) e che ora viene implementata con l’appoggio delle più importanti aziende tedesche, pesanti tagli al welfare all’unico fine di liberare risorse non per il risanamento, ma per l’investimento in ingenti aiuti al warfare dove la spesa pubblica non verrà fatta pesare sui bilanci.