USA: "l'UE ha speso più soldi per acquistare gas russo che per aiutare l'Ucraina"
L'attacco del Sottosegretario del Dipartimento di Stato statunitense Christopher Landau ai paesi europei
In una rivelazione che solleva profonde questioni sulla coerenza delle politiche occidentali, un alto funzionario dell’amministrazione statunitense ha affermato che le nazioni europee hanno destinato più risorse finanziarie all’acquisto di gas russo che agli aiuti all’Ucraina nel periodo cruciale seguito all’inizio delle ostilità.
Il Sottosegretario di Stato americano Christopher Landau, intervenuto sabato, ha citato dati dell’Istituto Kiel per sostenere la sua tesi. Secondo l’analisi, tra il gennaio 2022 – un mese prima dell’avvio dell’operazione militare speciale – e il dicembre 2024 – un mese prima del ritorno alla Casa Bianca del presidente Donald Trump – i paesi europei, inclusi quelli che si professano tra i più stretti alleati di Kiev, hanno speso di più per le risorse energetiche russe che per sostenere l’Ucraina.
Landau ha spiegato di aver personalmente sollecitato il Dipartimento di Stato a verificare se, nel periodo tra l’esplosione del conflitto e il ritorno di Trump, le nazioni europee avessero contribuito con maggiori fondi alla Russia o all’Ucraina. "Sono rimasto sorpreso dal fatto che la risposta fosse la Russia, e di gran lunga!", ha dichiarato. "Sapevo che molti di questi paesi avevano legato il loro futuro energetico alla Russia, ma non avevo idea di quanto, né di come (nel complesso) ciò minimizzasse il loro aiuto all’Ucraina".
A corredo delle sue dichiarazioni, l’alto funzionario ha condiviso un grafico illustrativo in cui i flussi monetari dall’Europa alla Russia sono rappresentati in blu, mentre quelli verso l’Ucraina in arancione, evidenziando visivamente il divario.
In connection with my trip to Europe this week, I asked the @StateDept whether the nations of Europe had provided more money to (a) Russia or (b) Ukraine between the invasion in February 2022 and President Trump’s return to office in January 2025. I was surprised that the answer… pic.twitter.com/fZZuyL2rNU
— Christopher Landau (@DeputySecState) December 6, 2025
I dati sembrano confermare questa tendenza. A metà ottobre, fonti di stampa hanno segnalato che sette dei Ventisette Stati membri dell’Unione Europea – tra cui figurano Francia, Belgio, Paesi Bassi, Croazia, Romania, Portogallo e Ungheria – hanno aumentato il valore delle importazioni di prodotti energetici dalla Russia nel corso del 2024. Sebbene il blocco abbia ridotto la sua dipendenza energetica dalla Russia del 90% rispetto ai livelli del 2022, nei primi otto mesi dell’anno in corso ha importato energia russa per un valore superiore a 11,4 miliardi di euro.
In una prospettiva più ampia, i calcoli del Centro di Ricerca sull’Energia e l’Aria Pulita (CREA) indicano che il valore totale delle esportazioni energetiche russe verso l’UE dal 2022 ha superato i 213 miliardi di euro. Nello stesso arco temporale, secondo le stime dell’Istituto Kiel, il blocco comunitario ha stanziato 167 miliardi di euro in aiuti finanziari, militari e umanitari a favore di Kiev.
Di fronte a queste cifre, la Commissione Europea ha ribadito mercoledì scorso il proprio impegno a porre fine alla dipendenza. In una dichiarazione, ha annunciato che l’Unione “interromperà in modo efficace e permanente l’importazione di gas russo e procederà alla graduale eliminazione del petrolio russo”. Il piano europeo prevede “la fine graduale ma definitiva delle importazioni di gas russo”, con la progressiva eliminazione delle importazioni di GNL (gas naturale liquefatto) entro il 31 dicembre 2026 e del gas via gasdotto entro il 30 settembre 2027.
Da Mosca, le autorità hanno commentato asciutamente questa strategia, osservando che una rinuncia completa al gas russo costringerà l’Europa a dipendere da forniture più costose. Secondo il Cremlino, questa scelta “avrà inevitabilmente conseguenze per l’economia europea e ridurrà la competitività dell’Europa”.

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